Sparse riflessioni
lunedì 11 novembre 2013
martedì 24 settembre 2013
Com'era nel principio
Concludo ogni attività su questo blog così come le avevo iniziate. Con una preghiera.
Il Padre Eterno sta prendendo ancora del tempo, prima di donarmi felicità. Ma d'altronde, lui sa cosa fare. Sono in buone mani.
Il messaggio che tutti questi post volevano trasmettere era uno solo: amate, sempre e comunque.
Arrivederci a tutti, amici miei.
Claudio
Padre Nostro
Il Padre Eterno sta prendendo ancora del tempo, prima di donarmi felicità. Ma d'altronde, lui sa cosa fare. Sono in buone mani.
Il messaggio che tutti questi post volevano trasmettere era uno solo: amate, sempre e comunque.
Arrivederci a tutti, amici miei.
Claudio
Padre Nostro
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martedì 10 settembre 2013
Piccolo sole
Io sono sempre stato un tipo da inizi.
Non ho mai amato le conclusioni. Neanche quando erano state
inseguite per lungo tempo. Dopo l’ultimo esame al conservatorio, dopo la laurea
si è presentato sempre, puntuale, quel senso di smarrimento.
Quell’”e adesso?” che ti riempiva di vuoto.
Perché, accidenti a me, io sono fatto così. Mi affeziono.
Alle persone, prima di tutto. Per me, la morte, che sia essa
reale, o virtuale, mascherata da “perdersi di vista” o peggio ancora da “non ti
voglio più sentire”, è inumana.
Quella reale, con cui prima o poi ognuno di noi è costretto
a confrontarsi, in maniera inaspettata o meno, costituisce l’unico grande
errore della natura.
Quella virtuale è una scelta delle persone e, quindi, un
grande errore umano.
Odio le conclusioni. Odio la fine.
Immagino la vita come un piccolo sole, da cui nascono sempre
nuovi raggi, caldi ed abbaglianti, che non muoiono, ma vengono affiancati da
altri raggi, anch’essi caldi, anch’essi abbaglianti. E così per sempre.
La vita, però, termina. E allora ci tocca fare i conti
almeno con un finale.
Ok, l’accetto.
Possiamo evitare almeno noi di inventare altre fini ogni
giorno, però?
Io odio le conclusioni.
Perché mi affeziono. Alle persone. Ai progetti. Persino alle
cose. Ai simboli.
E, invece, sto per vivere un’altra fine. E gli dei, tutti
gli dei, mi saranno testimoni.
E se anche loro si distraggono, beh, allora proprio non
vale.
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lunedì 2 settembre 2013
Disarmato
Ci sono sere in cui le paure, tutte insieme, si danno appuntamento. Arrivano alla spicciolata, aspettando che sia buio, e affiorando dai cespugli una ad una.
C'è quella con un lungo abito scuro, capelli di un nero corvino inesistente in natura, viso pallido, occhi imperturbabili. Con lei non puoi trattare, sussurra fatti lontani ed incontrastabili. Al massimo puoi cercare di ignorarla voltandole le spalle, ma il suo sguardo, seppur non ricambiato, ti penetra costantemente. Si allontana un po' con la luce del giorno e con le dita su un pianoforte, ma qui ed ora, io sono disarmato.
Poi c'è quella castana, vestita di un bordeaux quasi funebre, con gli occhi sempre bassi. Lei non riesce a raccontare alcun fatto, lontano o vicino che sia, poiché l'affetto le ha cucito le labbra. Ciononostante, con il suo sguardo quasi liquido, comunica ogni gesto, ogni passo, ogni tocco. Ed è silenziosamente spietata.
Infine c'è la più longeva delle tre, bionda, bellissima, vestita in jeans e scarpe da ginnastica. Siamo cresciuti insieme io è lei, mi ha accompagnato per anni, anche se si è avvicinata solo in due o tre occasioni fino a sfiorare il mio viso con le labbra. È discreta, silenziosa, ma a suo modo sempre presente, soprattutto quando non ho altri interlocutori.
Sono davanti a me e si tengono per mano ed io, lo ripeto, sono disarmato.
venerdì 30 agosto 2013
TGIF
Ci risiamo. Scrivo perché sono arrabbiato. Ma proprio tanto.
E prima di essere arrabbiato, sono soprattutto stufo.
Sono stufo di pregare le persone perché facciano qualcosa che, stando a quello che dicono, dovrebbero avere tutta la voglia di fare. Basta! Il più delle volte ottengo soltanto l'effetto opposto. Basta con l'elemosina.
Sono stufo della diplomazia. Se qualcosa non mi sta bene non solo voglio farla presente, ma anche porci un bell'accento sopra. Voglio che si percepisca il malcontento. E che pesi.
Sono stufo delle aspettative. Più sono state distrutte, e più ne creavo di nuove. Questo circolo vizioso deve finire. Chi non si aspetta niente sarà pure arido, ma evita delusioni e l'ansia che solo una perenne attesa ti fa provare.
Sono stufo della superficialità delle persone. Si lasciano vivere dalla vita e ti giudicano debole perchè soffri.
Sono stufo delle persone che usano altre persone. Sono i peggiori esseri in natura.
E poi sono stufo degli autobus che non passano, della sveglia, degli impegni disattesi, di quelli che parlano delle ferie, di quegli altri che fanno i maestrini e bacchettano tutti, di quelli che giudicano, delle mezze verità, delle bugie, delle botte che ricevo in testa ogni volta che cerco di rialzarmi da solo.
E niente foto, non mi importa.
E prima di essere arrabbiato, sono soprattutto stufo.
Sono stufo di pregare le persone perché facciano qualcosa che, stando a quello che dicono, dovrebbero avere tutta la voglia di fare. Basta! Il più delle volte ottengo soltanto l'effetto opposto. Basta con l'elemosina.
Sono stufo della diplomazia. Se qualcosa non mi sta bene non solo voglio farla presente, ma anche porci un bell'accento sopra. Voglio che si percepisca il malcontento. E che pesi.
Sono stufo delle aspettative. Più sono state distrutte, e più ne creavo di nuove. Questo circolo vizioso deve finire. Chi non si aspetta niente sarà pure arido, ma evita delusioni e l'ansia che solo una perenne attesa ti fa provare.
Sono stufo della superficialità delle persone. Si lasciano vivere dalla vita e ti giudicano debole perchè soffri.
Sono stufo delle persone che usano altre persone. Sono i peggiori esseri in natura.
E poi sono stufo degli autobus che non passano, della sveglia, degli impegni disattesi, di quelli che parlano delle ferie, di quegli altri che fanno i maestrini e bacchettano tutti, di quelli che giudicano, delle mezze verità, delle bugie, delle botte che ricevo in testa ogni volta che cerco di rialzarmi da solo.
E niente foto, non mi importa.
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mercoledì 28 agosto 2013
Non si sogna gratis
Oggi mi sono imbattuto in una bella riflessione, a mio parere, densa di significato, secondo cui i bambini riderebbero più degli adulti perchè hanno meno ricordi. La realtà, ovviamente, è leggermente diversa.
I bambini piangono anche molto di più. Ma concentriamoci sulla parte "positiva" della storia.
Ridere.
Perché un bimbo è capace di ridere molto più di un adulto? Per varie ragioni.
Ha sicuramente sofferto molto meno e per cose di minor peso.
La sua mente non è invasa da pregiudizi di alcun genere. Per cui nessun freno derivante da retaggio culturale, educazione, contesto sociale. E' in sostanza un essere incontaminato.
Vuoi o non vuoi, un bimbo è egoista ed egocentrico. Per cui, prima di tutto lui, poi semmai le conseguenze.
Ma soprattutto un bimbo non si fa mai male con i sogni.
Quelli che si realizzano gli danno nuova carica e maggior voglia di sognare ancora. Quelli che invece si perdono vengono rimpiazzati dall'amore che chi vuole bene ad un bimbo è capace di dare.
E quindi lui sogna gratis. Noi crediamo di farlo, ma non è così. Perché poi ci crediamo, i sogni diventano progetti, i progetti immagini ben chiare che si fissano indelebilmente nelle nostre teste.
E siamo costretti, olio di gomito, giorno per giorno a scartavetrare le pareti della mente.
Tempo fa ho conosciuto un bimbo adorabile che, in maniera del tutto inaspettata, mi ha chiamato subito "zio". Io gli ho promesso un giro sul treno, in cabina di guida, un giorno. E lui era entusiasta.
Il suo sogno è svanito e con esso anch'io, probabilmente.
Io che, invece, scrivo ancora di lui.
I bambini piangono anche molto di più. Ma concentriamoci sulla parte "positiva" della storia.
Ridere.
Perché un bimbo è capace di ridere molto più di un adulto? Per varie ragioni.
Ha sicuramente sofferto molto meno e per cose di minor peso.
La sua mente non è invasa da pregiudizi di alcun genere. Per cui nessun freno derivante da retaggio culturale, educazione, contesto sociale. E' in sostanza un essere incontaminato.
Vuoi o non vuoi, un bimbo è egoista ed egocentrico. Per cui, prima di tutto lui, poi semmai le conseguenze.
Ma soprattutto un bimbo non si fa mai male con i sogni.
Quelli che si realizzano gli danno nuova carica e maggior voglia di sognare ancora. Quelli che invece si perdono vengono rimpiazzati dall'amore che chi vuole bene ad un bimbo è capace di dare.
E quindi lui sogna gratis. Noi crediamo di farlo, ma non è così. Perché poi ci crediamo, i sogni diventano progetti, i progetti immagini ben chiare che si fissano indelebilmente nelle nostre teste.
E siamo costretti, olio di gomito, giorno per giorno a scartavetrare le pareti della mente.
Tempo fa ho conosciuto un bimbo adorabile che, in maniera del tutto inaspettata, mi ha chiamato subito "zio". Io gli ho promesso un giro sul treno, in cabina di guida, un giorno. E lui era entusiasta.
Il suo sogno è svanito e con esso anch'io, probabilmente.
Io che, invece, scrivo ancora di lui.
lunedì 26 agosto 2013
Trova le differenze
Sono tornato nella mia cameretta di Roma. Quella che ha assistito a tante mie peripezie, certo non tante quante quelle vissute nel precedente appartamento, ma è stata comunque testimone di battaglie.
E di tanti post di questo ormai anziano blog, che potrebbe avere ancora pochi giorni di vita. O forse molti di più. Staremo a vedere.
Comunque eccomi di nuovo qui.
In situazioni simili uno come me si ritrova in breve tempo a fare una riflessione quasi obbligatoria: cosa c'è di diverso in me dall'ultima volta che ho messo piede qui dentro due settimane fa?
A pensarci bene, le differenze si contano sulle dita di una mano ma, a loro modo, rivestono una discreta importanza.
Sono più riposato, questo è indubbio. Avevo bisogno di un periodo di quiete dopo quasi un anno di continue corse e shock-post-lutti vari e, grazie all'intramontabile affetto dei miei, ho fatto scorpacciata di tempi lenti e decisi da me.
Sono stato vittima di un'esecuzione. Sono in piedi con i buchi nel petto. Di quelli che non si richiudono con il tempo. Tipo stigmate. Ma sono in piedi e posso ringraziare solo me e la musica.
Perché, prima o poi nella vita, ti viene voglia di creare una cover band dei Coldplay e suonare e cantare come Chris Martin. Forza, succede a tutti! Inutile nascondersi.
E succede anche che altri cinque pazzi siano entusiasti di questa tua follia.
E, nonostante la vita vada avanti e diventi pesante, è proprio allora che capisci che, in ogni caso, vinci tu.
Vinci tu perché le emozioni vengono fuori da te. Sei tu a crearle e a condividerle, se vuoi. Nessuno può rubartele. Nessuno può prenderle e scappare. E hai vinto.
E di tanti post di questo ormai anziano blog, che potrebbe avere ancora pochi giorni di vita. O forse molti di più. Staremo a vedere.
Comunque eccomi di nuovo qui.
In situazioni simili uno come me si ritrova in breve tempo a fare una riflessione quasi obbligatoria: cosa c'è di diverso in me dall'ultima volta che ho messo piede qui dentro due settimane fa?
A pensarci bene, le differenze si contano sulle dita di una mano ma, a loro modo, rivestono una discreta importanza.
Sono più riposato, questo è indubbio. Avevo bisogno di un periodo di quiete dopo quasi un anno di continue corse e shock-post-lutti vari e, grazie all'intramontabile affetto dei miei, ho fatto scorpacciata di tempi lenti e decisi da me.
Sono stato vittima di un'esecuzione. Sono in piedi con i buchi nel petto. Di quelli che non si richiudono con il tempo. Tipo stigmate. Ma sono in piedi e posso ringraziare solo me e la musica.
Perché, prima o poi nella vita, ti viene voglia di creare una cover band dei Coldplay e suonare e cantare come Chris Martin. Forza, succede a tutti! Inutile nascondersi.
E succede anche che altri cinque pazzi siano entusiasti di questa tua follia.
E, nonostante la vita vada avanti e diventi pesante, è proprio allora che capisci che, in ogni caso, vinci tu.
Vinci tu perché le emozioni vengono fuori da te. Sei tu a crearle e a condividerle, se vuoi. Nessuno può rubartele. Nessuno può prenderle e scappare. E hai vinto.
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