lunedì 11 novembre 2013
martedì 24 settembre 2013
Com'era nel principio
Concludo ogni attività su questo blog così come le avevo iniziate. Con una preghiera.
Il Padre Eterno sta prendendo ancora del tempo, prima di donarmi felicità. Ma d'altronde, lui sa cosa fare. Sono in buone mani.
Il messaggio che tutti questi post volevano trasmettere era uno solo: amate, sempre e comunque.
Arrivederci a tutti, amici miei.
Claudio
Padre Nostro
Il Padre Eterno sta prendendo ancora del tempo, prima di donarmi felicità. Ma d'altronde, lui sa cosa fare. Sono in buone mani.
Il messaggio che tutti questi post volevano trasmettere era uno solo: amate, sempre e comunque.
Arrivederci a tutti, amici miei.
Claudio
Padre Nostro
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martedì 10 settembre 2013
Piccolo sole
Io sono sempre stato un tipo da inizi.
Non ho mai amato le conclusioni. Neanche quando erano state
inseguite per lungo tempo. Dopo l’ultimo esame al conservatorio, dopo la laurea
si è presentato sempre, puntuale, quel senso di smarrimento.
Quell’”e adesso?” che ti riempiva di vuoto.
Perché, accidenti a me, io sono fatto così. Mi affeziono.
Alle persone, prima di tutto. Per me, la morte, che sia essa
reale, o virtuale, mascherata da “perdersi di vista” o peggio ancora da “non ti
voglio più sentire”, è inumana.
Quella reale, con cui prima o poi ognuno di noi è costretto
a confrontarsi, in maniera inaspettata o meno, costituisce l’unico grande
errore della natura.
Quella virtuale è una scelta delle persone e, quindi, un
grande errore umano.
Odio le conclusioni. Odio la fine.
Immagino la vita come un piccolo sole, da cui nascono sempre
nuovi raggi, caldi ed abbaglianti, che non muoiono, ma vengono affiancati da
altri raggi, anch’essi caldi, anch’essi abbaglianti. E così per sempre.
La vita, però, termina. E allora ci tocca fare i conti
almeno con un finale.
Ok, l’accetto.
Possiamo evitare almeno noi di inventare altre fini ogni
giorno, però?
Io odio le conclusioni.
Perché mi affeziono. Alle persone. Ai progetti. Persino alle
cose. Ai simboli.
E, invece, sto per vivere un’altra fine. E gli dei, tutti
gli dei, mi saranno testimoni.
E se anche loro si distraggono, beh, allora proprio non
vale.
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lunedì 2 settembre 2013
Disarmato
Ci sono sere in cui le paure, tutte insieme, si danno appuntamento. Arrivano alla spicciolata, aspettando che sia buio, e affiorando dai cespugli una ad una.
C'è quella con un lungo abito scuro, capelli di un nero corvino inesistente in natura, viso pallido, occhi imperturbabili. Con lei non puoi trattare, sussurra fatti lontani ed incontrastabili. Al massimo puoi cercare di ignorarla voltandole le spalle, ma il suo sguardo, seppur non ricambiato, ti penetra costantemente. Si allontana un po' con la luce del giorno e con le dita su un pianoforte, ma qui ed ora, io sono disarmato.
Poi c'è quella castana, vestita di un bordeaux quasi funebre, con gli occhi sempre bassi. Lei non riesce a raccontare alcun fatto, lontano o vicino che sia, poiché l'affetto le ha cucito le labbra. Ciononostante, con il suo sguardo quasi liquido, comunica ogni gesto, ogni passo, ogni tocco. Ed è silenziosamente spietata.
Infine c'è la più longeva delle tre, bionda, bellissima, vestita in jeans e scarpe da ginnastica. Siamo cresciuti insieme io è lei, mi ha accompagnato per anni, anche se si è avvicinata solo in due o tre occasioni fino a sfiorare il mio viso con le labbra. È discreta, silenziosa, ma a suo modo sempre presente, soprattutto quando non ho altri interlocutori.
Sono davanti a me e si tengono per mano ed io, lo ripeto, sono disarmato.
venerdì 30 agosto 2013
TGIF
Ci risiamo. Scrivo perché sono arrabbiato. Ma proprio tanto.
E prima di essere arrabbiato, sono soprattutto stufo.
Sono stufo di pregare le persone perché facciano qualcosa che, stando a quello che dicono, dovrebbero avere tutta la voglia di fare. Basta! Il più delle volte ottengo soltanto l'effetto opposto. Basta con l'elemosina.
Sono stufo della diplomazia. Se qualcosa non mi sta bene non solo voglio farla presente, ma anche porci un bell'accento sopra. Voglio che si percepisca il malcontento. E che pesi.
Sono stufo delle aspettative. Più sono state distrutte, e più ne creavo di nuove. Questo circolo vizioso deve finire. Chi non si aspetta niente sarà pure arido, ma evita delusioni e l'ansia che solo una perenne attesa ti fa provare.
Sono stufo della superficialità delle persone. Si lasciano vivere dalla vita e ti giudicano debole perchè soffri.
Sono stufo delle persone che usano altre persone. Sono i peggiori esseri in natura.
E poi sono stufo degli autobus che non passano, della sveglia, degli impegni disattesi, di quelli che parlano delle ferie, di quegli altri che fanno i maestrini e bacchettano tutti, di quelli che giudicano, delle mezze verità, delle bugie, delle botte che ricevo in testa ogni volta che cerco di rialzarmi da solo.
E niente foto, non mi importa.
E prima di essere arrabbiato, sono soprattutto stufo.
Sono stufo di pregare le persone perché facciano qualcosa che, stando a quello che dicono, dovrebbero avere tutta la voglia di fare. Basta! Il più delle volte ottengo soltanto l'effetto opposto. Basta con l'elemosina.
Sono stufo della diplomazia. Se qualcosa non mi sta bene non solo voglio farla presente, ma anche porci un bell'accento sopra. Voglio che si percepisca il malcontento. E che pesi.
Sono stufo delle aspettative. Più sono state distrutte, e più ne creavo di nuove. Questo circolo vizioso deve finire. Chi non si aspetta niente sarà pure arido, ma evita delusioni e l'ansia che solo una perenne attesa ti fa provare.
Sono stufo della superficialità delle persone. Si lasciano vivere dalla vita e ti giudicano debole perchè soffri.
Sono stufo delle persone che usano altre persone. Sono i peggiori esseri in natura.
E poi sono stufo degli autobus che non passano, della sveglia, degli impegni disattesi, di quelli che parlano delle ferie, di quegli altri che fanno i maestrini e bacchettano tutti, di quelli che giudicano, delle mezze verità, delle bugie, delle botte che ricevo in testa ogni volta che cerco di rialzarmi da solo.
E niente foto, non mi importa.
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mercoledì 28 agosto 2013
Non si sogna gratis
Oggi mi sono imbattuto in una bella riflessione, a mio parere, densa di significato, secondo cui i bambini riderebbero più degli adulti perchè hanno meno ricordi. La realtà, ovviamente, è leggermente diversa.
I bambini piangono anche molto di più. Ma concentriamoci sulla parte "positiva" della storia.
Ridere.
Perché un bimbo è capace di ridere molto più di un adulto? Per varie ragioni.
Ha sicuramente sofferto molto meno e per cose di minor peso.
La sua mente non è invasa da pregiudizi di alcun genere. Per cui nessun freno derivante da retaggio culturale, educazione, contesto sociale. E' in sostanza un essere incontaminato.
Vuoi o non vuoi, un bimbo è egoista ed egocentrico. Per cui, prima di tutto lui, poi semmai le conseguenze.
Ma soprattutto un bimbo non si fa mai male con i sogni.
Quelli che si realizzano gli danno nuova carica e maggior voglia di sognare ancora. Quelli che invece si perdono vengono rimpiazzati dall'amore che chi vuole bene ad un bimbo è capace di dare.
E quindi lui sogna gratis. Noi crediamo di farlo, ma non è così. Perché poi ci crediamo, i sogni diventano progetti, i progetti immagini ben chiare che si fissano indelebilmente nelle nostre teste.
E siamo costretti, olio di gomito, giorno per giorno a scartavetrare le pareti della mente.
Tempo fa ho conosciuto un bimbo adorabile che, in maniera del tutto inaspettata, mi ha chiamato subito "zio". Io gli ho promesso un giro sul treno, in cabina di guida, un giorno. E lui era entusiasta.
Il suo sogno è svanito e con esso anch'io, probabilmente.
Io che, invece, scrivo ancora di lui.
I bambini piangono anche molto di più. Ma concentriamoci sulla parte "positiva" della storia.
Ridere.
Perché un bimbo è capace di ridere molto più di un adulto? Per varie ragioni.
Ha sicuramente sofferto molto meno e per cose di minor peso.
La sua mente non è invasa da pregiudizi di alcun genere. Per cui nessun freno derivante da retaggio culturale, educazione, contesto sociale. E' in sostanza un essere incontaminato.
Vuoi o non vuoi, un bimbo è egoista ed egocentrico. Per cui, prima di tutto lui, poi semmai le conseguenze.
Ma soprattutto un bimbo non si fa mai male con i sogni.
Quelli che si realizzano gli danno nuova carica e maggior voglia di sognare ancora. Quelli che invece si perdono vengono rimpiazzati dall'amore che chi vuole bene ad un bimbo è capace di dare.
E quindi lui sogna gratis. Noi crediamo di farlo, ma non è così. Perché poi ci crediamo, i sogni diventano progetti, i progetti immagini ben chiare che si fissano indelebilmente nelle nostre teste.
E siamo costretti, olio di gomito, giorno per giorno a scartavetrare le pareti della mente.
Tempo fa ho conosciuto un bimbo adorabile che, in maniera del tutto inaspettata, mi ha chiamato subito "zio". Io gli ho promesso un giro sul treno, in cabina di guida, un giorno. E lui era entusiasta.
Il suo sogno è svanito e con esso anch'io, probabilmente.
Io che, invece, scrivo ancora di lui.
lunedì 26 agosto 2013
Trova le differenze
Sono tornato nella mia cameretta di Roma. Quella che ha assistito a tante mie peripezie, certo non tante quante quelle vissute nel precedente appartamento, ma è stata comunque testimone di battaglie.
E di tanti post di questo ormai anziano blog, che potrebbe avere ancora pochi giorni di vita. O forse molti di più. Staremo a vedere.
Comunque eccomi di nuovo qui.
In situazioni simili uno come me si ritrova in breve tempo a fare una riflessione quasi obbligatoria: cosa c'è di diverso in me dall'ultima volta che ho messo piede qui dentro due settimane fa?
A pensarci bene, le differenze si contano sulle dita di una mano ma, a loro modo, rivestono una discreta importanza.
Sono più riposato, questo è indubbio. Avevo bisogno di un periodo di quiete dopo quasi un anno di continue corse e shock-post-lutti vari e, grazie all'intramontabile affetto dei miei, ho fatto scorpacciata di tempi lenti e decisi da me.
Sono stato vittima di un'esecuzione. Sono in piedi con i buchi nel petto. Di quelli che non si richiudono con il tempo. Tipo stigmate. Ma sono in piedi e posso ringraziare solo me e la musica.
Perché, prima o poi nella vita, ti viene voglia di creare una cover band dei Coldplay e suonare e cantare come Chris Martin. Forza, succede a tutti! Inutile nascondersi.
E succede anche che altri cinque pazzi siano entusiasti di questa tua follia.
E, nonostante la vita vada avanti e diventi pesante, è proprio allora che capisci che, in ogni caso, vinci tu.
Vinci tu perché le emozioni vengono fuori da te. Sei tu a crearle e a condividerle, se vuoi. Nessuno può rubartele. Nessuno può prenderle e scappare. E hai vinto.
E di tanti post di questo ormai anziano blog, che potrebbe avere ancora pochi giorni di vita. O forse molti di più. Staremo a vedere.
Comunque eccomi di nuovo qui.
In situazioni simili uno come me si ritrova in breve tempo a fare una riflessione quasi obbligatoria: cosa c'è di diverso in me dall'ultima volta che ho messo piede qui dentro due settimane fa?
A pensarci bene, le differenze si contano sulle dita di una mano ma, a loro modo, rivestono una discreta importanza.
Sono più riposato, questo è indubbio. Avevo bisogno di un periodo di quiete dopo quasi un anno di continue corse e shock-post-lutti vari e, grazie all'intramontabile affetto dei miei, ho fatto scorpacciata di tempi lenti e decisi da me.
Sono stato vittima di un'esecuzione. Sono in piedi con i buchi nel petto. Di quelli che non si richiudono con il tempo. Tipo stigmate. Ma sono in piedi e posso ringraziare solo me e la musica.
Perché, prima o poi nella vita, ti viene voglia di creare una cover band dei Coldplay e suonare e cantare come Chris Martin. Forza, succede a tutti! Inutile nascondersi.
E succede anche che altri cinque pazzi siano entusiasti di questa tua follia.
E, nonostante la vita vada avanti e diventi pesante, è proprio allora che capisci che, in ogni caso, vinci tu.
Vinci tu perché le emozioni vengono fuori da te. Sei tu a crearle e a condividerle, se vuoi. Nessuno può rubartele. Nessuno può prenderle e scappare. E hai vinto.
sabato 24 agosto 2013
If-then-else
Se ogni giorno indossi una maschera vuol dire che gli altri si aspettano quella persona.
Se gli altri si aspettano quella persona vuol dire che sono abituati a lei.
Se sono abituati a lei vuol dire che tu li hai abituati con il tuo modo di fare.
Se li hai abituati con il tuo modo di fare vuol dire che eri così naturalmente.
Se eri così naturalmente vuol dire che qualcosa o qualcuno ti ha ferito.
Se qualcosa o qualcuno ti ha ferito vuol dire che gliel'hai permesso.
Se gliel'hai permesso vuol dire che ti sei fidato.
Se ti sei fidato vuol dire che tu non avevi nulla da nascondere.
Se non avevi nulla da nascondere puoi girare a testa alta.
Se puoi girare a testa alta non hai bisogno di una maschera.
Altrimenti tutto questo mondo non ha senso.
PS: Auguri [mab], di cuore.
Se gli altri si aspettano quella persona vuol dire che sono abituati a lei.
Se sono abituati a lei vuol dire che tu li hai abituati con il tuo modo di fare.
Se li hai abituati con il tuo modo di fare vuol dire che eri così naturalmente.
Se eri così naturalmente vuol dire che qualcosa o qualcuno ti ha ferito.
Se qualcosa o qualcuno ti ha ferito vuol dire che gliel'hai permesso.
Se gliel'hai permesso vuol dire che ti sei fidato.
Se ti sei fidato vuol dire che tu non avevi nulla da nascondere.
Se non avevi nulla da nascondere puoi girare a testa alta.
Se puoi girare a testa alta non hai bisogno di una maschera.
Altrimenti tutto questo mondo non ha senso.
PS: Auguri [mab], di cuore.
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giovedì 22 agosto 2013
Stop
Ho comprato una macchina fotografica. Da qualche giorno mi diletto a fare foto.
Per il momento è una sorta di divertimento che mi permette di far trascorrere il tempo. A pensarci bene è il modo migliore per ingannarlo.
In fondo lo fermi, quel bastardo. Quando vuoi tu. Per sempre.
Che potere hanno i fotografi, fermano istanti che genereranno emozioni senza fine.
Certo, se sei dotato di sufficiente freddezza, puoi strappare o cancellare foto e con loro le relative emozioni. Ma sarebbe una sconfitta, un'ammissione di paura. Una forzatura che farebbe sorridere soltanto un tizio in particolare. Il tempo. Quel doppiogiochista che ti applaude per aver cancellato le tracce del passato, ma che con te non farà sconti, così come con nessun altro.
Io, per ora, il tempo lo fotto. A modo mio, con le foto e con la musica.
Con le prime lo fermo, con la seconda me ne servo. E i sentimenti, le emozioni, gli stati d'animo che ne deriveranno saranno numerosi ed intensi. Miei. E non solo.
E chi vuole chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie, faccia pure.
Se capisci come fermare o domare il tempo, hai vinto.
Io, per ora, combatto, tanto per cambiare.
Per il momento è una sorta di divertimento che mi permette di far trascorrere il tempo. A pensarci bene è il modo migliore per ingannarlo.
In fondo lo fermi, quel bastardo. Quando vuoi tu. Per sempre.
Che potere hanno i fotografi, fermano istanti che genereranno emozioni senza fine.
Certo, se sei dotato di sufficiente freddezza, puoi strappare o cancellare foto e con loro le relative emozioni. Ma sarebbe una sconfitta, un'ammissione di paura. Una forzatura che farebbe sorridere soltanto un tizio in particolare. Il tempo. Quel doppiogiochista che ti applaude per aver cancellato le tracce del passato, ma che con te non farà sconti, così come con nessun altro.
Io, per ora, il tempo lo fotto. A modo mio, con le foto e con la musica.
Con le prime lo fermo, con la seconda me ne servo. E i sentimenti, le emozioni, gli stati d'animo che ne deriveranno saranno numerosi ed intensi. Miei. E non solo.
E chi vuole chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie, faccia pure.
Se capisci come fermare o domare il tempo, hai vinto.
Io, per ora, combatto, tanto per cambiare.
O mutos deloi oti
Giorni fa mi hanno raccontato una fiaba molto antica, che mi era capitato anche di tradurre ai tempi del liceo ma che non ricordavo affatto.
Chi ha mai dato importanza alla scontatezza della morale che Esopo, il vero Coelho dei tempi che furono, voleva propinarci con le sue storielle?! Eppure in esse risiedono grandi verità che, banali quanto si vuole, restano pur sempre grandi verità.
Altro che Coelho.
La fiaba in questione era quella della rana e dello scorpione. A giudicare dai "Sì, certo" dell'audience ero forse l'unico a non conoscerla o ricordarla. Per questo, per coloro che hanno il mio stesso problema, ne faccio un breve riassunto.
Uno scorpione è in procinto di attraversare un fiume. Conoscendo bene i propri limiti, chiede ad una rana il favore di trasportarlo in groppa fino all'altra sponda.
Spaventata, la rana si rifiuta.
Lo scorpione, quasi risentito, chiede il perché di tanto ingiustificato timore.
La rana sostiene di essere terrorizzata dal fatto che lui, lo scorpione, possa pungerla ed ucciderla.
Lo scorpione, sorridendo, ricorda alla rana che non la pungerebbe mai perché, uccidendola, lui stesso affogherebbe.
Rincuorata, la rana accetta e si carica in groppa lo scorpione.
In prossimità della metà del percorso, improvvisamente, lo scorpione punge violentemente la rana, la quale, prima di morire, chiede con le ultime forze a disposizione: "Ma?! Perché?"
E lo scorpione, anch'esso condannato a morte: "E' la mia natura".
Può essere interessante leggere con gli occhi di un adulto questo racconto.
Lo è molto meno parteciparvi.
mercoledì 21 agosto 2013
Naftalina
Per tanto tempo ho avuto come unico sostegno il mio blog. Avevo trascurato una valida alleata, alla quale tanto ho dato nella mia vita e dalla quale tantissimo ho avuto in cambio: la musica.
Ma non quella ascoltata. Gli earpods sono stati i miei amici di ogni viaggio in autobus, in metro o in treno.
Parlavo di quella suonata.
Una boccata d'ossigeno.
L'avevo incartata e riposta in uno di quei cassetti in basso, quelli che non apri mai, pieni di roba vecchia.
Pensavo sempre: "Non posso farcela. Non ho abbastanza forza per suonare ora."
O peggio ancora: "Non è giusto che perda tempo a suonare. Adesso devo pensare a..."
E allora scrivevo, piangevo, parlavo con la gente, poi scrivevo, twittavo, speravo, scrivevo.
E lei, la musica, non si è offesa. E' rimasta lì buona, consapevole del mio amore nei suoi confronti.
Un amore vero. Uno di quelli che, se sei costretto ad andartene, poi torni. E ami più di prima.
Lei, la musica, sapeva. Ed è rimasta nascosta, in silenzio.
Da qualche giorno, con un gran timore reverenziale, ho riaperto piano piano quel cassetto.
Dopo un primo momento di paura, pervaso dall'odore di naftalina, ho guardato bene e l'ho trovata lì, la musica, sorridente, a braccia aperte.
Non è stato necessario parlare.
Tra me e lei, la musica, è sempre andata così. Io so, lei sa.
E adesso parte un nuovo viaggio, con tanti significati e tanta umanità. Un viaggio in cui sono il primo a mettersi in discussione, sicuro però che lei, la musica, non mi abbandonerà.
E quando sarà il momento, ci saranno luci che mi guideranno a casa e scalderanno le mie ossa.
Ma non quella ascoltata. Gli earpods sono stati i miei amici di ogni viaggio in autobus, in metro o in treno.
Parlavo di quella suonata.
Una boccata d'ossigeno.
L'avevo incartata e riposta in uno di quei cassetti in basso, quelli che non apri mai, pieni di roba vecchia.
Pensavo sempre: "Non posso farcela. Non ho abbastanza forza per suonare ora."
O peggio ancora: "Non è giusto che perda tempo a suonare. Adesso devo pensare a..."
E allora scrivevo, piangevo, parlavo con la gente, poi scrivevo, twittavo, speravo, scrivevo.
E lei, la musica, non si è offesa. E' rimasta lì buona, consapevole del mio amore nei suoi confronti.
Un amore vero. Uno di quelli che, se sei costretto ad andartene, poi torni. E ami più di prima.
Lei, la musica, sapeva. Ed è rimasta nascosta, in silenzio.
Da qualche giorno, con un gran timore reverenziale, ho riaperto piano piano quel cassetto.
Dopo un primo momento di paura, pervaso dall'odore di naftalina, ho guardato bene e l'ho trovata lì, la musica, sorridente, a braccia aperte.
Non è stato necessario parlare.
Tra me e lei, la musica, è sempre andata così. Io so, lei sa.
E adesso parte un nuovo viaggio, con tanti significati e tanta umanità. Un viaggio in cui sono il primo a mettersi in discussione, sicuro però che lei, la musica, non mi abbandonerà.
E quando sarà il momento, ci saranno luci che mi guideranno a casa e scalderanno le mie ossa.
lunedì 19 agosto 2013
Specchio n.2
Mi sono imbattuto in una persona che si specchiava in me.
Niente di più pericoloso.
Quando hai a che fare con qualcuno che sia tremendamente insicuro c'è questo rischio. I suoi comportamenti possono sfociare nell'egocentrismo più disperato, nell'egoismo più crudele, e tu, accecato da ciò che vuoi vedere, ti lasci ricoprire di fango.
Quella persona si specchia in te, gode del tuo esaltarla, si bea del suo piedistallo nuovo di zecca, ogni giorno più alto. Si innamora di se stessa, guardando te e, purtroppo, dimostrandolo a te.
E tu, nonostante si insinui il dubbio tra la pelle della schiena e la spina dorsale, saltelli verso il giorno dopo.
Ma la fame di se stessa un giorno termina, inevitabilmente. Non per sazietà, quello mai.
Magari per noia, o perché qualcuno riflette la sua immagine meglio di quanto non faccia tu.
Tutto avviene in tre fasi:
- Ti fanno "ciao ciao con la manina";
- Tu abbozzi un "Ma?!?!";
- Il "ciao" diventa un dito medio, mostrato senza neanche voltarsi.
E da quel giorno auguri. Lo specchio si è rotto.
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sabato 17 agosto 2013
Io e Hiroo
Oggi ho ricevuto degli schiaffi inaspettati, assolutamente immeritati.
Non tutti conoscono la storia del soldato giapponese Hiroo Onoda. Fa sorridere nella sua drammaticità.
Hiroo era stato inviato in missione durante la seconda guerra mondiale su un'isola filippina, con l'ordine di non arrendersi a costo della propria vita. Morti tutti i suoi commilitoni Hiroo rimase solo a presidiare l'isola per lungo tempo, convinto di essere ancora nel bel mezzo del conflitto.
La guerra era finita e lui non lo sapeva.
E' stato rintracciato e si è arreso solo 30 anni dopo.
Oggi hanno rintracciato e fatto arrendere me.
Io, come Hiroo, ero rimasto a presidiare un sentimento che credevo ancora condiviso e vitale.
Ogni giorno, nel ripetersi dei gesti quotidiani, coltello in bocca, occhi attenti e cattivi, lo difendevo da chiunque cercasse di colpirlo, offenderlo, o portarmelo via. Mordevo se necessario.
Ma in realtà, come Hiroo, ero solo inconsapevole, o volevo esserlo, del fatto che non ci fosse più nulla da preservare o da difendere a costo della vita.
La guerra era finita e io non lo sapevo.
E come il Giappone, anch'io avevo perso. E da oggi lo so.
Non sono state dosate le parole nel comunicarmelo. C'è stata una scarica di mitragliatrice.
C'è stata una freddezza che manco in Siberia.
Che manco in Germania, anzi.
Ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta!!!
Morto.
Non tutti conoscono la storia del soldato giapponese Hiroo Onoda. Fa sorridere nella sua drammaticità.
Hiroo era stato inviato in missione durante la seconda guerra mondiale su un'isola filippina, con l'ordine di non arrendersi a costo della propria vita. Morti tutti i suoi commilitoni Hiroo rimase solo a presidiare l'isola per lungo tempo, convinto di essere ancora nel bel mezzo del conflitto.
La guerra era finita e lui non lo sapeva.
E' stato rintracciato e si è arreso solo 30 anni dopo.
Oggi hanno rintracciato e fatto arrendere me.
Io, come Hiroo, ero rimasto a presidiare un sentimento che credevo ancora condiviso e vitale.
Ogni giorno, nel ripetersi dei gesti quotidiani, coltello in bocca, occhi attenti e cattivi, lo difendevo da chiunque cercasse di colpirlo, offenderlo, o portarmelo via. Mordevo se necessario.
Ma in realtà, come Hiroo, ero solo inconsapevole, o volevo esserlo, del fatto che non ci fosse più nulla da preservare o da difendere a costo della vita.
La guerra era finita e io non lo sapevo.
E come il Giappone, anch'io avevo perso. E da oggi lo so.
Non sono state dosate le parole nel comunicarmelo. C'è stata una scarica di mitragliatrice.
C'è stata una freddezza che manco in Siberia.
Che manco in Germania, anzi.
Ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta-ta!!!
Morto.
giovedì 15 agosto 2013
Tu sei un dio
Quanto siamo strani noi umani. Facciamo di tutto per crearci problemi e convivere con l'ansia di risolverli. Peggio ancora, a volte, combattiamo i nemici sbagliati.
Tentiamo di assassinare la sofferenza colpendo quella che riteniamo esserne la causa, sottovalutando quanto potere sia nelle nostre mani.
Non ci rendiamo conto della forza dei nostri desideri.
La notte scorsa ho aperto gli occhi. Quelli dell'anima che credevo di aver barattato.
E l'eco di una voce lontanissima mi diceva chiaramente: "Tu sei un dio".
Ho riconosciuto quella voce. La riconoscerei in mezzo a diecimila persone parlanti.
Non sono fortissimo con gli odori io, ma con i suoni me la cavo piuttosto bene.
Non si può credere a quella frase. O almeno questo era quello che pensavo. Poi, ho capito.
Chiariamo subito: non mi sono montato la testa, ci mancherebbe. Ma è vero, io sono un dio.
Sono il dio della mia vita.
Oltre alle scelte razionali, coscienti o meno, che determinano situazioni e sentimenti e prove da superare, c'è molto altro.
Si sceglie anche con l'anima e col cuore.
Troppo sdolcinato? Aspettate a dirlo. Non è tutto rose e fiori. Ma c'è tanta bellezza dentro, questo sì.
Ho passato mesi interi ad elemosinare comprensione, aiuti di ogni genere, a volte del tutto fuori luogo, a pregare amici e sconosciuti perché mi ascoltassero, a distribuire un po' del mio dolore in giro come quando tocca a te fare carte. E di comprensione, di aiuti, di ascolto e di pazienza ho fatto il pieno.
Ma tutti, e dico tutti, mi hanno consigliato di ignorare o, se possibile, di cancellare ciò che avevo ed ho dentro. Per non soffrire più.
Sbagliato.
Sbagliatissimo.
Io non ho odio dentro di me. Perché ignorare o cancellare?
Io non ce l'ho con nessuno, sono in pace.
E allora? Ovviamente chiunque potrebbe obiettare chiedendomi se ho ciò che voglio.
La risposta è no. Ancora no.
Ma è proprio questo il punto.
Non ci rendiamo conto della forza dei nostri desideri.
Per tutto questo tempo avevo smesso di desiderare, pensando soltanto a quanto mi mancasse ciò che non avevo. Si tratta, semplicemente, di guardare lo stesso oggetto da un'angolazione opposta.
Perché invece di focalizzarsi sulla sofferenza determinata dalla mancanza di qualcosa o qualcuno non ci si concentra su quanto sarebbe bello ottenerlo o averlo accanto?
I desideri sono potenti, soprattutto quelli di un dio.
E presto sarà Paradiso.
Tentiamo di assassinare la sofferenza colpendo quella che riteniamo esserne la causa, sottovalutando quanto potere sia nelle nostre mani.
Non ci rendiamo conto della forza dei nostri desideri.
La notte scorsa ho aperto gli occhi. Quelli dell'anima che credevo di aver barattato.
E l'eco di una voce lontanissima mi diceva chiaramente: "Tu sei un dio".
Ho riconosciuto quella voce. La riconoscerei in mezzo a diecimila persone parlanti.
Non sono fortissimo con gli odori io, ma con i suoni me la cavo piuttosto bene.
Non si può credere a quella frase. O almeno questo era quello che pensavo. Poi, ho capito.
Chiariamo subito: non mi sono montato la testa, ci mancherebbe. Ma è vero, io sono un dio.
Sono il dio della mia vita.
Oltre alle scelte razionali, coscienti o meno, che determinano situazioni e sentimenti e prove da superare, c'è molto altro.
Si sceglie anche con l'anima e col cuore.
Troppo sdolcinato? Aspettate a dirlo. Non è tutto rose e fiori. Ma c'è tanta bellezza dentro, questo sì.
Ho passato mesi interi ad elemosinare comprensione, aiuti di ogni genere, a volte del tutto fuori luogo, a pregare amici e sconosciuti perché mi ascoltassero, a distribuire un po' del mio dolore in giro come quando tocca a te fare carte. E di comprensione, di aiuti, di ascolto e di pazienza ho fatto il pieno.
Ma tutti, e dico tutti, mi hanno consigliato di ignorare o, se possibile, di cancellare ciò che avevo ed ho dentro. Per non soffrire più.
Sbagliato.
Sbagliatissimo.
Io non ho odio dentro di me. Perché ignorare o cancellare?
Io non ce l'ho con nessuno, sono in pace.
E allora? Ovviamente chiunque potrebbe obiettare chiedendomi se ho ciò che voglio.
La risposta è no. Ancora no.
Ma è proprio questo il punto.
Non ci rendiamo conto della forza dei nostri desideri.
Per tutto questo tempo avevo smesso di desiderare, pensando soltanto a quanto mi mancasse ciò che non avevo. Si tratta, semplicemente, di guardare lo stesso oggetto da un'angolazione opposta.
Perché invece di focalizzarsi sulla sofferenza determinata dalla mancanza di qualcosa o qualcuno non ci si concentra su quanto sarebbe bello ottenerlo o averlo accanto?
I desideri sono potenti, soprattutto quelli di un dio.
E presto sarà Paradiso.
martedì 13 agosto 2013
Ruoli
Quando sei vittima di una grande ingiustizia, di un torto che ti sconvolge l'esistenza, senza che tu abbia fatto nulla di male, all'improvviso, dopo aver dato tanto, dopo aver dato tutto, hai il sacrosanto diritto di lamentarti con il mondo intero.
Hai il sacrosanto diritto di eliminare le persone coinvolte ed i ricordi dai tuoi giorni.
Hai il sacrosanto diritto di non fidarti più di nessuno.
Hai persino il sacrosanto diritto di odiare.
Nessuno può, né deve solo azzardarsi a criticare i tuoi comportamenti. Sei libero di chiuderti e di aprirti come e quando vuoi. Non devi rendere conto a nessuno.
Unico vincolo: non puoi e non devi vendicarti, né con chi ti ha fatto soffrire, né con il resto del mondo.
La vendetta ti svuota l'anima e ti rende vile.
Non c'è piacere nella vendetta, non c'è giustizia. Quella ormai è andata. Persa.
Se invece sei carnefice ti prendi le tue responsabilità. Tutte.
Come fai ad accorgerti di averle considerate tutte? Proverai vergogna.
Ti sentirai osservato e giudicato anche dalle persone che incontrerai per strada.
La vergogna è una brutta bestia. Ma provarla implica avere una coscienza. Quindi buone notizie.
Dopo la vergogna, assolutamente necessaria, hai due strade percorribili: il silenzio, o il dedicarsi completamente alla persona ferita, cercando di ristabilire quantomeno la dignità.
Se scegli il silenzio non interromperlo mai, a meno che la persona che hai fatto soffrire non sia disposta a cercarti. In questo caso, non infierire, ricordati della vergogna, e dedicati a lei. Merita rispetto e calore.
E non avere mai pretese.
Sei il carnefice, tu non hai diritti.
Ci sono poi i casi misti in cui puoi essere prima carnefice e poi vittima o viceversa.
Se sei stato prima carnefice perdi ogni diritto, anche se se sei vittima a tua volta di un'altra ingiustizia.
Non meriti comprensione. Non cercarne.
Se sei stato prima vittima, tornando a quanto già detto, non devi vendicarti e diventare carnefice a tua volta.
Se lo fai, non meriti comprensione. Non cercarne.
Poi ci sono le persone migliori di tutte. Le vittime che rinunciano ai propri diritti.
Sono rare, ma esistono.
Hai il sacrosanto diritto di eliminare le persone coinvolte ed i ricordi dai tuoi giorni.
Hai il sacrosanto diritto di non fidarti più di nessuno.
Hai persino il sacrosanto diritto di odiare.
Nessuno può, né deve solo azzardarsi a criticare i tuoi comportamenti. Sei libero di chiuderti e di aprirti come e quando vuoi. Non devi rendere conto a nessuno.
Unico vincolo: non puoi e non devi vendicarti, né con chi ti ha fatto soffrire, né con il resto del mondo.
La vendetta ti svuota l'anima e ti rende vile.
Non c'è piacere nella vendetta, non c'è giustizia. Quella ormai è andata. Persa.
Se invece sei carnefice ti prendi le tue responsabilità. Tutte.
Come fai ad accorgerti di averle considerate tutte? Proverai vergogna.
Ti sentirai osservato e giudicato anche dalle persone che incontrerai per strada.
La vergogna è una brutta bestia. Ma provarla implica avere una coscienza. Quindi buone notizie.
Dopo la vergogna, assolutamente necessaria, hai due strade percorribili: il silenzio, o il dedicarsi completamente alla persona ferita, cercando di ristabilire quantomeno la dignità.
Se scegli il silenzio non interromperlo mai, a meno che la persona che hai fatto soffrire non sia disposta a cercarti. In questo caso, non infierire, ricordati della vergogna, e dedicati a lei. Merita rispetto e calore.
E non avere mai pretese.
Sei il carnefice, tu non hai diritti.
Ci sono poi i casi misti in cui puoi essere prima carnefice e poi vittima o viceversa.
Se sei stato prima carnefice perdi ogni diritto, anche se se sei vittima a tua volta di un'altra ingiustizia.
Non meriti comprensione. Non cercarne.
Se sei stato prima vittima, tornando a quanto già detto, non devi vendicarti e diventare carnefice a tua volta.
Se lo fai, non meriti comprensione. Non cercarne.
Poi ci sono le persone migliori di tutte. Le vittime che rinunciano ai propri diritti.
Sono rare, ma esistono.
mercoledì 7 agosto 2013
Mosca
Una volta scrivevo molto di più, molto più spesso.
Potrebbe voler dire che ho molto meno da scrivere. Forse è così.
In realtà, ho imparato dagli altri che il silenzio può contare molto più di mille parole.
C'è silenzio e silenzio, però. Il mio ha effetto su di me.
Quello degli altri, invece, pure.
Stare in silenzio mi consente di osservare come cambiano nella mia testa le parole che vorrei sussurrare o urlare, a seconda dei giorni, a seconda dei momenti.
Il mio silenzio, poi, è arrivato dopo ore ed ore di chiacchiere, discussioni, litigi, risate. Tutta roba molto rumorosa. Tutta roba che non cambia il pensiero altrui, che costituisce uno speciale specchio che riflette solo l'impotenza di fronte ai distacchi.
Non c'è niente di peggio che sentirsi completamente impotenti, dopo essere stati molto potenti. Dopo aver dominato il mondo. Dopo aver creduto per tanto tempo che "tutto va come voglio io".
E proprio questa convinzione mi ha portato a comportarmi come una mosca.
Sapete perché le mosche continuano a sbattere e sbattere e sbattere contro un vetro? Perché semplicemente hanno una memoria brevissima.
Sbattono. Scoprono che c'è un vetro. Se ne dimenticano. Sbattono.
Per mesi sono stato una mosca. Poi ho cominciato a ricordare la presenza del vetro. Ora non ci sbatto più la testa. Ora cerco una via d'uscita. Se la salute mi assiste.
Potrebbe voler dire che ho molto meno da scrivere. Forse è così.
In realtà, ho imparato dagli altri che il silenzio può contare molto più di mille parole.
C'è silenzio e silenzio, però. Il mio ha effetto su di me.
Quello degli altri, invece, pure.
Stare in silenzio mi consente di osservare come cambiano nella mia testa le parole che vorrei sussurrare o urlare, a seconda dei giorni, a seconda dei momenti.
Il mio silenzio, poi, è arrivato dopo ore ed ore di chiacchiere, discussioni, litigi, risate. Tutta roba molto rumorosa. Tutta roba che non cambia il pensiero altrui, che costituisce uno speciale specchio che riflette solo l'impotenza di fronte ai distacchi.
Non c'è niente di peggio che sentirsi completamente impotenti, dopo essere stati molto potenti. Dopo aver dominato il mondo. Dopo aver creduto per tanto tempo che "tutto va come voglio io".
E proprio questa convinzione mi ha portato a comportarmi come una mosca.
Sapete perché le mosche continuano a sbattere e sbattere e sbattere contro un vetro? Perché semplicemente hanno una memoria brevissima.
Sbattono. Scoprono che c'è un vetro. Se ne dimenticano. Sbattono.
Per mesi sono stato una mosca. Poi ho cominciato a ricordare la presenza del vetro. Ora non ci sbatto più la testa. Ora cerco una via d'uscita. Se la salute mi assiste.
giovedì 1 agosto 2013
Nulla
Alla fine il tempo sta passando. Questo era facile da prevedere e l'avevamo fatto tutti.
C'era chi conferiva al tempo un grande potere guaritore, chi un potere rivelatore, chi lo riteneva solo uno dei tre nemici dei sentimenti, insieme al silenzio ed alla distanza.
Personalmente non ho mai pensato di dover guarire da alcuna malattia, per cui sapevo già che questa funzione il tempo con me non l'avrebbe avuta.
Quanto al fatto che invece mi rivelasse l'essenza di ciò che avevo, di ciò che ho avuto, di ciò che ho e di ciò che avrò, beh, questo si sta pian piano verificando.
Giorno dopo giorno i comportamenti e le intenzioni, miei e degli altri, diventano più chiari.
Le motivazioni, degli altri, più semplici.
Le reazioni, mie, sfociano nell'autoprotezione.
In parole povere, ho capito e sto capendo.
Trovarmi nel NULLA mi permette di vivere tutto come se fossi in uno stato di trance permanente. Dispenso sorrisi e battute, ma non sono veri. Parlo di progetti, ma non sono veri. Spero che il dito della tranquillità dietro il quale mi nascondo riesca a coprire tutta la mia faccia stanca. Mi sembra di essere invecchiato di 6 anni in 6 mesi.
Questo NULLA è paragonabile ad uno spazio immenso, immerso nella nebbia, nel quale si fluttua a rallentatore, senza gravità, senza punti d'appoggio ai quali affidarsi quantomeno per darsi una spinta in una direzione. Si fluttua, all'infinito.
La nebbia è diventata mia amica. Insieme alla playlist di mp3 sull'iPhone che conosco solo io, che mi fa tamburellare ovunque e improvvisare session di "air guitar" per la strada.
Quanto alla terza faccia del tempo, sì, io lo considero ancora nemico dei sentimenti. Ne ho varie prove sotto il naso. A meno che, quei sentimenti, non li chiudi in un cassetto a chiave, evitando che ti scappino di mano mentre fluttui nella nebbia, senza la minima possibilità di recuperarli.
E una volta chiuso il cassetto bisogna fare attenzione a non lasciarsi sfuggire la chiave nel NULLA, altrimenti i sentimenti saranno destinati ad ammuffire lì dentro.
C'è un gran silenzio nel NULLA, ho provato anche ad urlare, e non ha risposto nessuno.
C'era chi conferiva al tempo un grande potere guaritore, chi un potere rivelatore, chi lo riteneva solo uno dei tre nemici dei sentimenti, insieme al silenzio ed alla distanza.
Personalmente non ho mai pensato di dover guarire da alcuna malattia, per cui sapevo già che questa funzione il tempo con me non l'avrebbe avuta.
Quanto al fatto che invece mi rivelasse l'essenza di ciò che avevo, di ciò che ho avuto, di ciò che ho e di ciò che avrò, beh, questo si sta pian piano verificando.
Giorno dopo giorno i comportamenti e le intenzioni, miei e degli altri, diventano più chiari.
Le motivazioni, degli altri, più semplici.
Le reazioni, mie, sfociano nell'autoprotezione.
In parole povere, ho capito e sto capendo.
Trovarmi nel NULLA mi permette di vivere tutto come se fossi in uno stato di trance permanente. Dispenso sorrisi e battute, ma non sono veri. Parlo di progetti, ma non sono veri. Spero che il dito della tranquillità dietro il quale mi nascondo riesca a coprire tutta la mia faccia stanca. Mi sembra di essere invecchiato di 6 anni in 6 mesi.
Questo NULLA è paragonabile ad uno spazio immenso, immerso nella nebbia, nel quale si fluttua a rallentatore, senza gravità, senza punti d'appoggio ai quali affidarsi quantomeno per darsi una spinta in una direzione. Si fluttua, all'infinito.
La nebbia è diventata mia amica. Insieme alla playlist di mp3 sull'iPhone che conosco solo io, che mi fa tamburellare ovunque e improvvisare session di "air guitar" per la strada.
Quanto alla terza faccia del tempo, sì, io lo considero ancora nemico dei sentimenti. Ne ho varie prove sotto il naso. A meno che, quei sentimenti, non li chiudi in un cassetto a chiave, evitando che ti scappino di mano mentre fluttui nella nebbia, senza la minima possibilità di recuperarli.
E una volta chiuso il cassetto bisogna fare attenzione a non lasciarsi sfuggire la chiave nel NULLA, altrimenti i sentimenti saranno destinati ad ammuffire lì dentro.
C'è un gran silenzio nel NULLA, ho provato anche ad urlare, e non ha risposto nessuno.
giovedì 25 luglio 2013
Incazzato
Per tanto tempo non è stata una presa in giro. Poi lo è diventata.
Non mi pento di averci creduto.
Non mi pento di aver dato tutto me stesso e di essermi consumato.
Mi fa rabbia aver sottovalutato segnali evidenti e fagocitato bugie.
Ho anche perdonato quelle scoperte ed ammesse. Mi fa rabbia anche questo.
E mi fanno rabbia i teatrini.
Mi fa rabbia che venga spacciata per amore l'ossessione per il controllo.
Mi fa rabbia che quel controllo ci sia poi stato, sempre, perché faceva leva sui miei sentimenti autentici.
Sono incazzato.
Perché se ami non te ne vai, cazzo. E questo doveva essermi chiaro da subito.
E io invece credevo alle parole, ignorando i fatti. Subendo i fatti.
Sono incazzato.
Prima o poi doveva arrivare questo giorno.
Sentivo la rabbia crescere, divorarmi lo stomaco, bloccarmi il cervello.
Non odio nessuno. A 32 anni sono di sicuro responsabile delle mie scelte. E' mancata l'onestà e ne ho subito le conseguenze. Ma l'ho voluto io. Avrei potuto constatare l'evidenza e smetterla di credere a tutto ciò che mi veniva detto, coprendo gli occhi per non vedere ciò che seguiva, o meglio, non seguiva alle chiacchiere.
Ero accecato da ciò che provavo.
Va bene così. Mi servirà per crescere.
Ma Dio solo sa quanto sono incazzato.
Non avvicinatevi, vi avveleno.
Non mentitemi, vi ammazzo.
Buonanotte.
Non mi pento di averci creduto.
Non mi pento di aver dato tutto me stesso e di essermi consumato.
Mi fa rabbia aver sottovalutato segnali evidenti e fagocitato bugie.
Ho anche perdonato quelle scoperte ed ammesse. Mi fa rabbia anche questo.
E mi fanno rabbia i teatrini.
Mi fa rabbia che venga spacciata per amore l'ossessione per il controllo.
Mi fa rabbia che quel controllo ci sia poi stato, sempre, perché faceva leva sui miei sentimenti autentici.
Sono incazzato.
Perché se ami non te ne vai, cazzo. E questo doveva essermi chiaro da subito.
E io invece credevo alle parole, ignorando i fatti. Subendo i fatti.
Sono incazzato.
Prima o poi doveva arrivare questo giorno.
Sentivo la rabbia crescere, divorarmi lo stomaco, bloccarmi il cervello.
Non odio nessuno. A 32 anni sono di sicuro responsabile delle mie scelte. E' mancata l'onestà e ne ho subito le conseguenze. Ma l'ho voluto io. Avrei potuto constatare l'evidenza e smetterla di credere a tutto ciò che mi veniva detto, coprendo gli occhi per non vedere ciò che seguiva, o meglio, non seguiva alle chiacchiere.
Ero accecato da ciò che provavo.
Va bene così. Mi servirà per crescere.
Ma Dio solo sa quanto sono incazzato.
Non avvicinatevi, vi avveleno.
Non mentitemi, vi ammazzo.
Buonanotte.
mercoledì 24 luglio 2013
Suonala ancora Sam
Sono stato in silenzio per qualche giorno, ma stasera ho proprio bisogno di scrivere.
Chi conosce i miei occhi sa che non sono sereni, ma oggi voglio condividere con voi una meravigliosa scoperta: nonostante tutto, in questo mondo pieno di falsità, sofferenza, ingiustizie e maledizioni celate o apertamente scagliate, amori finiti o mai iniziati, si verificano storie bellissime.
Bellissime, credetemi.
Un mio amico ha deciso di sposarsi.
Io li ho visti insieme, lui e la sua futura moglie. Sono eccezionali.
Si guardano appartenendosi e si appartengono guardandosi.
Mi hanno dato calore, insieme, quando sentivo un freddo dentro da gelare un orso polare.
Mi hanno fatto ridere, insieme, quando avevo gli occhi gonfi di lacrime.
Mi hanno ascoltato, insieme, quando ero pieno di dubbi.
E non faceva differenza che io parlassi con lui o con lei, si trattava sempre di un'unica entità.
E' così che deve essere. E, cavolo, loro sono l'esempio che può essere così.
Avevo perso le speranze in tutto questo. Ero arrivato a credere che bisogna lottare ogni giorno per essere amati. Che ciò che la vita aveva riservato per me fosse una continua rincorsa.
L'amore non è questo. L'amore è presenza, calore, sorrisi, litigi furiosi, abbracci in cui ogni nube si dirada. L'amore non si supplica. Si dà, e basta. E se va come deve, lo si riceve anche. Senza rincorse, senza strategie, senza pianificare, senza doversi sforzare di capire cosa sta accadendo, semplicemente perché è sotto i nostri occhi. Sempre.
E indovinate un po'? Mi hanno chiesto di essere il loro testimone.
E' un onore essere testimone della loro volontà di urlare al mondo che si amano e che sarà sempre così.
E non è l'unica storia bellissima che mi sono trovato davanti agli occhi.
Ieri avevo deciso di andare ad un concerto con mio fratello. Macchina lasciata molto lontano dal parco, due chilometri a piedi nell'afa di una serata d'estate romana, per arrivare e trovare il botteghino chiuso per il "tutto esaurito". Stranamente non c'è stata la reazione prevista del "cavolo, in questo periodo capitano tutte a me". C'ho riso su.
Ne sono venute fuori una pizza e tante chiacchiere, per scoprire a fine serata che mio fratello aveva ottenuto una promozione al lavoro. Felicità. Pura. E orgoglio.
Lo dissi e lo ripeto, Sam aveva ragione: "C'è del buono in questo mondo...ed è giusto combattere per questo".
Per ora riesco ad essere felice per gli altri.
E me lo tengo stretto questo risultato.
Chi conosce i miei occhi sa che non sono sereni, ma oggi voglio condividere con voi una meravigliosa scoperta: nonostante tutto, in questo mondo pieno di falsità, sofferenza, ingiustizie e maledizioni celate o apertamente scagliate, amori finiti o mai iniziati, si verificano storie bellissime.
Bellissime, credetemi.
Un mio amico ha deciso di sposarsi.
Io li ho visti insieme, lui e la sua futura moglie. Sono eccezionali.
Si guardano appartenendosi e si appartengono guardandosi.
Mi hanno dato calore, insieme, quando sentivo un freddo dentro da gelare un orso polare.
Mi hanno fatto ridere, insieme, quando avevo gli occhi gonfi di lacrime.
Mi hanno ascoltato, insieme, quando ero pieno di dubbi.
E non faceva differenza che io parlassi con lui o con lei, si trattava sempre di un'unica entità.
E' così che deve essere. E, cavolo, loro sono l'esempio che può essere così.
Avevo perso le speranze in tutto questo. Ero arrivato a credere che bisogna lottare ogni giorno per essere amati. Che ciò che la vita aveva riservato per me fosse una continua rincorsa.
L'amore non è questo. L'amore è presenza, calore, sorrisi, litigi furiosi, abbracci in cui ogni nube si dirada. L'amore non si supplica. Si dà, e basta. E se va come deve, lo si riceve anche. Senza rincorse, senza strategie, senza pianificare, senza doversi sforzare di capire cosa sta accadendo, semplicemente perché è sotto i nostri occhi. Sempre.
E indovinate un po'? Mi hanno chiesto di essere il loro testimone.
E' un onore essere testimone della loro volontà di urlare al mondo che si amano e che sarà sempre così.
E non è l'unica storia bellissima che mi sono trovato davanti agli occhi.
Ieri avevo deciso di andare ad un concerto con mio fratello. Macchina lasciata molto lontano dal parco, due chilometri a piedi nell'afa di una serata d'estate romana, per arrivare e trovare il botteghino chiuso per il "tutto esaurito". Stranamente non c'è stata la reazione prevista del "cavolo, in questo periodo capitano tutte a me". C'ho riso su.
Ne sono venute fuori una pizza e tante chiacchiere, per scoprire a fine serata che mio fratello aveva ottenuto una promozione al lavoro. Felicità. Pura. E orgoglio.
Lo dissi e lo ripeto, Sam aveva ragione: "C'è del buono in questo mondo...ed è giusto combattere per questo".
Per ora riesco ad essere felice per gli altri.
E me lo tengo stretto questo risultato.
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venerdì 19 luglio 2013
Autentica
Ho un problema. Da sempre.
Io voglio trovare una spiegazione per tutto. Non per niente il "libro dei perché", da piccolo, era il mio preferito.
Mi chiedo sempre "perché", sempre accidenti. Chi mi conosce un po' sa che non trovo pace se non è tutto chiaro. E' un problema, credetemi.
Cerco le cause, le motivazioni, per tutto ciò che accade a me ed intorno a me. Da uno sguardo ad una parola detta, da una decisione presa ad un comportamento apparentemente istintivo, dall'esperienza più emozionante e felice di una vita alla morte di qualcuno.
Per tutto c'è una spiegazione. Ed io, cascasse il mondo, devo trovarla.
E poi la trovo eh! La trovo sempre.
E allora vi chiederete - "Qual è il problema dunque?"
Il problema sta nel fatto che la spiegazione trovata non sempre mi piace, anzi.
E cosa faccio quando non mi piace una spiegazione? Semplice, ne cerco un'altra, più accettabile.
In questo periodo sto annaspando perché c'è carenza di motivazioni accettabili per il mio cervello e, ancora di più, per il mio cuore. Alla fine è sempre lui che determina il mio stato d'animo e che decide le mie azioni, quelle vere. E il cervello accetta, in silenzio, prima che vengano rilasciate endorfine.
Oggi non ho spiegazioni ammissibili per quello che sto vivendo. E si verificano, quotidianamente, le seguenti fasi:
- Il cervello tenta di accettare;
- Il cuore dice "non se ne parla nemmeno";
- Il cervello si sottomette ma impone il rispetto per le decisioni altrui;
- Il cuore soffre e cerca di spegnere il cervello.
Di solito ci si ferma alla quarta fase, per poi ricominciare in maniera ciclica. Più volte al giorno.
Ma un giorno il cuore potrebbe riuscire nella sua impresa e allora ogni azione sarebbe irrazionale, ma vera. Genuina. Autentica. Mia.
Questo potrebbe accadere a chiunque.
Un abbraccio, ovunque voi siate.
Credo di aver detto tutto.
Io voglio trovare una spiegazione per tutto. Non per niente il "libro dei perché", da piccolo, era il mio preferito.
Mi chiedo sempre "perché", sempre accidenti. Chi mi conosce un po' sa che non trovo pace se non è tutto chiaro. E' un problema, credetemi.
Cerco le cause, le motivazioni, per tutto ciò che accade a me ed intorno a me. Da uno sguardo ad una parola detta, da una decisione presa ad un comportamento apparentemente istintivo, dall'esperienza più emozionante e felice di una vita alla morte di qualcuno.
Per tutto c'è una spiegazione. Ed io, cascasse il mondo, devo trovarla.
E poi la trovo eh! La trovo sempre.
E allora vi chiederete - "Qual è il problema dunque?"
Il problema sta nel fatto che la spiegazione trovata non sempre mi piace, anzi.
E cosa faccio quando non mi piace una spiegazione? Semplice, ne cerco un'altra, più accettabile.
In questo periodo sto annaspando perché c'è carenza di motivazioni accettabili per il mio cervello e, ancora di più, per il mio cuore. Alla fine è sempre lui che determina il mio stato d'animo e che decide le mie azioni, quelle vere. E il cervello accetta, in silenzio, prima che vengano rilasciate endorfine.
Oggi non ho spiegazioni ammissibili per quello che sto vivendo. E si verificano, quotidianamente, le seguenti fasi:
- Il cervello tenta di accettare;
- Il cuore dice "non se ne parla nemmeno";
- Il cervello si sottomette ma impone il rispetto per le decisioni altrui;
- Il cuore soffre e cerca di spegnere il cervello.
Di solito ci si ferma alla quarta fase, per poi ricominciare in maniera ciclica. Più volte al giorno.
Ma un giorno il cuore potrebbe riuscire nella sua impresa e allora ogni azione sarebbe irrazionale, ma vera. Genuina. Autentica. Mia.
Questo potrebbe accadere a chiunque.
Un abbraccio, ovunque voi siate.
Credo di aver detto tutto.
giovedì 18 luglio 2013
Sesto
Voglio scrivere un post veloce, così, di getto.
Non lo faccio tanto per scrivere, ma perché di cose da dire, domande da fare, ne avrei migliaia.
Non c'è tempo.
Per cui mi rifugio qui, mentre gli altri prendono un caffè, e sparo pensieri a raffica.
Sono completamente disorientato. Mi sembra di camminare in un labirinto, al buio. Come diavolo fai a sapere se sei già passato in questo posto se puoi basarti solo sul tatto ed ogni parete è uguale all'altra?
Si rischia la follia in questi casi.
Oppure bisogna basarsi su un altro senso. Magari il cosiddetto "sesto".
Ed è ciò che sto tentando di fare. Sentire dove, come, con chi, azioni, pensieri, voglie, istinti e paure. Da qui.
Ovviamente mi sbaglierò su tutto. Ma l'alternativa e fregarsene e, se avete capito qualcosa di me, mi risulta alquanto difficile. Per natura mia e di ciò che provo.
Ecco che tornano tutti! Meglio chiudere!
A presto!
Non lo faccio tanto per scrivere, ma perché di cose da dire, domande da fare, ne avrei migliaia.
Non c'è tempo.
Per cui mi rifugio qui, mentre gli altri prendono un caffè, e sparo pensieri a raffica.
Sono completamente disorientato. Mi sembra di camminare in un labirinto, al buio. Come diavolo fai a sapere se sei già passato in questo posto se puoi basarti solo sul tatto ed ogni parete è uguale all'altra?
Si rischia la follia in questi casi.
Oppure bisogna basarsi su un altro senso. Magari il cosiddetto "sesto".
Ed è ciò che sto tentando di fare. Sentire dove, come, con chi, azioni, pensieri, voglie, istinti e paure. Da qui.
Ovviamente mi sbaglierò su tutto. Ma l'alternativa e fregarsene e, se avete capito qualcosa di me, mi risulta alquanto difficile. Per natura mia e di ciò che provo.
Ecco che tornano tutti! Meglio chiudere!
A presto!
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sesto senso
Più
Noi siamo il risultato quotidiano di una somma che dura anni.
Ogni azione, ogni parola, ogni pensiero, ogni gesto, ogni movimento, ogni sguardo, ogni sospiro, ogni sorriso, ogni espressione, ogni passo, ogni scelta, ogni lacrima, sono frutto della vita vissuta fino ad un secondo prima.
In realtà noi stiamo costruendo il nostro minuto successivo. Sempre.
E' una continua rincorsa, una continua costruzione, un continuo raffinamento.
Ora siamo semplicemente quelli che eravamo ieri, ma con angoli un po' smussati o appuntiti, con un sorriso che mostra un velo di tristezza, o con una risata al posto di ore di litigi che ci sarebbero stati fino ad un anno prima, con un passo più svelto usciti dal lavoro perché torniamo da nostro figlio che due anni fa magari non c'era, con uno sguardo più attento ai problemi della nostra compagna, con più responsabilità, con più rughe, ma per i sorrisi, non per altro.
Continuiamo a sommare e sommare e sommare nuovi elementi.
Alcuni li dimentichiamo, o pensiamo di farlo, ma ci restano appiccicati come i pezzettini del guscio di un uovo sodo che si rompe nelle nostre mani.
Altri elementi non potremo mai dimenticarli, perché figli di errori commessi in passato che non vogliamo si ripresentino più nella nostra vita.
Altri ancora restano perché non possiamo e non potremo più farne a meno, come il sentirsi amati.
"Aaah, che bello!", diceva il mio amico Enzo.
Quanto è bello essere amati. E' vero.
Ti fa camminare sulle nuvole, ti fa sentire invincibile, ti dà forza, coraggio, determinazione e la serenità indispensabile per poter trovare la giusta concentrazione in tutte le altre cose della vita.
E allora, miei cari, amate. Amate più che potete. Amate come se doveste sbrigarvi a farlo, prima che finisca il mondo. Amate come se fosse ciò per cui siamo su questa terra. Amate perché chi amate camminerà sulle nuvole, si sentirà invincibile, avrà forza, coraggio, determinazione e serenità per concentrarsi su tutte le altre cose della vita.
Amate perché è addirittura più bello che essere amati.
E pensare che eravamo partiti bene da una fredda somma.
Devo smetterla con queste romanticherie!
Ogni azione, ogni parola, ogni pensiero, ogni gesto, ogni movimento, ogni sguardo, ogni sospiro, ogni sorriso, ogni espressione, ogni passo, ogni scelta, ogni lacrima, sono frutto della vita vissuta fino ad un secondo prima.
In realtà noi stiamo costruendo il nostro minuto successivo. Sempre.
E' una continua rincorsa, una continua costruzione, un continuo raffinamento.
Ora siamo semplicemente quelli che eravamo ieri, ma con angoli un po' smussati o appuntiti, con un sorriso che mostra un velo di tristezza, o con una risata al posto di ore di litigi che ci sarebbero stati fino ad un anno prima, con un passo più svelto usciti dal lavoro perché torniamo da nostro figlio che due anni fa magari non c'era, con uno sguardo più attento ai problemi della nostra compagna, con più responsabilità, con più rughe, ma per i sorrisi, non per altro.
Continuiamo a sommare e sommare e sommare nuovi elementi.
Alcuni li dimentichiamo, o pensiamo di farlo, ma ci restano appiccicati come i pezzettini del guscio di un uovo sodo che si rompe nelle nostre mani.
Altri elementi non potremo mai dimenticarli, perché figli di errori commessi in passato che non vogliamo si ripresentino più nella nostra vita.
Altri ancora restano perché non possiamo e non potremo più farne a meno, come il sentirsi amati.
"Aaah, che bello!", diceva il mio amico Enzo.
Quanto è bello essere amati. E' vero.
Ti fa camminare sulle nuvole, ti fa sentire invincibile, ti dà forza, coraggio, determinazione e la serenità indispensabile per poter trovare la giusta concentrazione in tutte le altre cose della vita.
E allora, miei cari, amate. Amate più che potete. Amate come se doveste sbrigarvi a farlo, prima che finisca il mondo. Amate come se fosse ciò per cui siamo su questa terra. Amate perché chi amate camminerà sulle nuvole, si sentirà invincibile, avrà forza, coraggio, determinazione e serenità per concentrarsi su tutte le altre cose della vita.
Amate perché è addirittura più bello che essere amati.
E pensare che eravamo partiti bene da una fredda somma.
Devo smetterla con queste romanticherie!
mercoledì 17 luglio 2013
Earphones
Ho scaricato un album dei Muse e me lo sono sparato nelle orecchie da stamattina.
Sempre uguali a se stessi, questo lo sapevo ma, devo dire, a loro modo interessanti.
Ciò che mi ha spinto a conoscerli meglio è stato il testo di "Time is running out". Conoscevo il pezzo, ma non avevo mai fatto attenzione alle parole.
Questi hanno previsto con dieci anni d'anticipo quello che oggi avrei avuto IO nella testa e l'hanno scritto! Parola per parola! Non ce n'è una, e dico UNA, fuori posto!
Impressionante...
In metropolitana stavo per urlare insieme a Matthew Bellamy. Poi ho pensato che lui lo sentivo solo io, lo stesso non sarebbe stato per me. E, incrociando lo sguardo di una vecchietta che, secondo me, aveva fiutato il pericolo, ho tenuto il "bury it" per me.
Lo so, non sembra neanche il mio blog. Ma stasera volevo condividere quest'esperienza con voi.
Torniamo seri.
Che il nostro tempo stia finendo è nell'aria, dopo tutto quanto abbiamo vissuto negli ultimi giorni.
Io, però, voglio rimanere fedele a me stesso e non solo.
Andare avanti ogni giorno con tutta la forza che ho, poca che sia, non mi interessa.
Ora ho due obiettivi nella testa. Anzi, facciamo tre.
Primo: il mio viaggio.
Ho deciso di non confidarne a nessuno la meta. Non prima del mio ritorno.
Secondo: arrivare ad un preciso giorno di settembre.
Di questo parleremo in seguito, semmai.
Terzo: cantare quel pezzo dei Muse con il mio prossimo gruppo, urlando in faccia a qualcuno, che sorriderà.
Sempre uguali a se stessi, questo lo sapevo ma, devo dire, a loro modo interessanti.
Ciò che mi ha spinto a conoscerli meglio è stato il testo di "Time is running out". Conoscevo il pezzo, ma non avevo mai fatto attenzione alle parole.
Questi hanno previsto con dieci anni d'anticipo quello che oggi avrei avuto IO nella testa e l'hanno scritto! Parola per parola! Non ce n'è una, e dico UNA, fuori posto!
Impressionante...
In metropolitana stavo per urlare insieme a Matthew Bellamy. Poi ho pensato che lui lo sentivo solo io, lo stesso non sarebbe stato per me. E, incrociando lo sguardo di una vecchietta che, secondo me, aveva fiutato il pericolo, ho tenuto il "bury it" per me.
Lo so, non sembra neanche il mio blog. Ma stasera volevo condividere quest'esperienza con voi.
Torniamo seri.
Che il nostro tempo stia finendo è nell'aria, dopo tutto quanto abbiamo vissuto negli ultimi giorni.
Io, però, voglio rimanere fedele a me stesso e non solo.
Andare avanti ogni giorno con tutta la forza che ho, poca che sia, non mi interessa.
Ora ho due obiettivi nella testa. Anzi, facciamo tre.
Primo: il mio viaggio.
Ho deciso di non confidarne a nessuno la meta. Non prima del mio ritorno.
Secondo: arrivare ad un preciso giorno di settembre.
Di questo parleremo in seguito, semmai.
Terzo: cantare quel pezzo dei Muse con il mio prossimo gruppo, urlando in faccia a qualcuno, che sorriderà.
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martedì 16 luglio 2013
A proposito
E' innegabile che, questa volta, il distacco sia stato netto, volutamente netto.
Non ci sono messaggi, non ci sono segnali, non c'è nulla. Silenzio ed invisibilità totali.
Questo ha un solo significato: si tratta di una scelta definitiva. Possiamo interrogarci sulla bontà delle motivazioni, sui tempi nei quali questa scelta sia maturata, su quello che avrebbe comportato prenderne una diametralmente opposta, su ciò che sarà da adesso in poi. Certo che possiamo e forse lo faremo.
Ma ciò che conta, ora, è il fatto che sia stata presa.
Io non ho risentimenti nei confronti di nessuno. Rispetto la volontà e le decisioni altrui. Anche se, lo ammetto, è dura accettare la trasformazione da "oggetto di adorazione" a "curiosità del momento", da "punto fermo nella propria vita" a "ricordo fumoso".
Ciononostante, credetemi, spero che prestissimo tutti gli attori di questo lungometraggio siano felici.
Ora, però, devo prendermi cura di me stesso. Cercando di diventare una persona migliore, non dico bella, quello credo sia genetico e quindi fuori dalla mia portata, ma quantomeno migliore.
E allora mi sforzo di fare battute (e ogni tanto qualcuno ride anche, pensate), di concentrarmi di più sugli impegni, di trovare una regolarità.
Ciò che mi aiuta è la consapevolezza di essere l'unico a vivere così male questo distacco, perchè è imposto.
Quando, invece, sei tu a decidere, se la vivi così male, capisci di aver sbagliato e rimedi. Se continui per la tua strada, non la stai vivendo così male, in fondo.
Appena troverò il coraggio necessario, partirò per quel viaggio. Manca poco.
Mi carico tutta la tristezza, i brutti pensieri, i presentimenti, le certezze, le valutazioni, le ansie, e getto tutto fuori dall'aereo come si faceva una volta con i volantini in spiaggia. Terrò solo sentimenti, ricordi, auguri sinceri per tutti e buoni propositi per me.
A proposito di buoni propositi, ho trovato casualmente un vecchio blog in cui l'autore si impegnava, giorno dopo giorno, a migliorare alcuni aspetti della propria personalità, prendendo un impegno davanti a tutti e rendendo tracciabili i suoi passi in avanti. E' un vero peccato che il "progetto" si sia arenato subito. Ma chissà, magari poi, anche senza dirlo a nessuno, l'autore è migliorato davvero.
Non ci sono messaggi, non ci sono segnali, non c'è nulla. Silenzio ed invisibilità totali.
Questo ha un solo significato: si tratta di una scelta definitiva. Possiamo interrogarci sulla bontà delle motivazioni, sui tempi nei quali questa scelta sia maturata, su quello che avrebbe comportato prenderne una diametralmente opposta, su ciò che sarà da adesso in poi. Certo che possiamo e forse lo faremo.
Ma ciò che conta, ora, è il fatto che sia stata presa.
Io non ho risentimenti nei confronti di nessuno. Rispetto la volontà e le decisioni altrui. Anche se, lo ammetto, è dura accettare la trasformazione da "oggetto di adorazione" a "curiosità del momento", da "punto fermo nella propria vita" a "ricordo fumoso".
Ciononostante, credetemi, spero che prestissimo tutti gli attori di questo lungometraggio siano felici.
Ora, però, devo prendermi cura di me stesso. Cercando di diventare una persona migliore, non dico bella, quello credo sia genetico e quindi fuori dalla mia portata, ma quantomeno migliore.
E allora mi sforzo di fare battute (e ogni tanto qualcuno ride anche, pensate), di concentrarmi di più sugli impegni, di trovare una regolarità.
Ciò che mi aiuta è la consapevolezza di essere l'unico a vivere così male questo distacco, perchè è imposto.
Quando, invece, sei tu a decidere, se la vivi così male, capisci di aver sbagliato e rimedi. Se continui per la tua strada, non la stai vivendo così male, in fondo.
Appena troverò il coraggio necessario, partirò per quel viaggio. Manca poco.
Mi carico tutta la tristezza, i brutti pensieri, i presentimenti, le certezze, le valutazioni, le ansie, e getto tutto fuori dall'aereo come si faceva una volta con i volantini in spiaggia. Terrò solo sentimenti, ricordi, auguri sinceri per tutti e buoni propositi per me.
A proposito di buoni propositi, ho trovato casualmente un vecchio blog in cui l'autore si impegnava, giorno dopo giorno, a migliorare alcuni aspetti della propria personalità, prendendo un impegno davanti a tutti e rendendo tracciabili i suoi passi in avanti. E' un vero peccato che il "progetto" si sia arenato subito. Ma chissà, magari poi, anche senza dirlo a nessuno, l'autore è migliorato davvero.
domenica 14 luglio 2013
Bon voyage
Ho avuto giorni per riflettere e, oltre ad aver capito che è davvero dura rialzarsi e ricominciare, sono arrivato alla conclusione che ciò che potrebbe aiutarmi è un viaggio.
Così, mettendo da parte paure ed insicurezze, ho deciso. Me ne vado per qualche giorno.
Nella mia piccola stanza romana, connessione wifi del piano di sopra permettendo, cliccherò su "Acquista". E' un momento particolare, già vissuto in passato, sotto varie forme.
Ma stavolta è diverso, questa volta vado via da solo per stare da solo.
Mai fatto prima.
Sarebbe stato bello se qualche amico mi avesse accompagnato in questa sottospecie di avventura, ma in questo periodo sono tutti impegnati, ironia della sorte.
La destinazione? Mah, sulle prime credevo che un posto valesse l'altro. Poi però ho deciso di dare importanza anche a questo.
L'obiettivo è andare avanti? Ricominciare? E allora forse la chiave sta nell'osservare un luogo da un punto di vista totalmente diverso.
Torno in una città che mi è piaciuta molto, per renderla normale, quasi per criticarla.
Ci torno con uno stato d'animo completamente opposto, la saluto e la lascio lì.
Come ogni viaggio che si rispetti, farò delle foto. In futuro dovrò pur ricordare di esserci tornato e di averla trovata "carina".
C'è bisogno di tanto coraggio.
Oddio, poi va a finire che vorrò sempre viaggiare da solo e questo si trasformerà in un blog di un turista "fai da te". Ne dubito.
Tenterò di continuare a scrivere con regolarità, ma se in questa settimana non sarà così, abbiate pazienza.
E se è vero che da lì non si torna indietro come prima, sarete voi a dirmelo.
Così, mettendo da parte paure ed insicurezze, ho deciso. Me ne vado per qualche giorno.
Nella mia piccola stanza romana, connessione wifi del piano di sopra permettendo, cliccherò su "Acquista". E' un momento particolare, già vissuto in passato, sotto varie forme.
Ma stavolta è diverso, questa volta vado via da solo per stare da solo.
Mai fatto prima.
Sarebbe stato bello se qualche amico mi avesse accompagnato in questa sottospecie di avventura, ma in questo periodo sono tutti impegnati, ironia della sorte.
La destinazione? Mah, sulle prime credevo che un posto valesse l'altro. Poi però ho deciso di dare importanza anche a questo.
L'obiettivo è andare avanti? Ricominciare? E allora forse la chiave sta nell'osservare un luogo da un punto di vista totalmente diverso.
Torno in una città che mi è piaciuta molto, per renderla normale, quasi per criticarla.
Ci torno con uno stato d'animo completamente opposto, la saluto e la lascio lì.
Come ogni viaggio che si rispetti, farò delle foto. In futuro dovrò pur ricordare di esserci tornato e di averla trovata "carina".
C'è bisogno di tanto coraggio.
Oddio, poi va a finire che vorrò sempre viaggiare da solo e questo si trasformerà in un blog di un turista "fai da te". Ne dubito.
Tenterò di continuare a scrivere con regolarità, ma se in questa settimana non sarà così, abbiate pazienza.
E se è vero che da lì non si torna indietro come prima, sarete voi a dirmelo.
Pianoforte
Oggi ho confinato il mondo fuori da quella porta, raddrizzato la schiena, chiuso gli occhi, fatto un bel respiro (per calmare il cuore, come diceva la mia professoressa), appoggiato i polpastrelli sui tasti per sentire cosa avevano da dirmi e da darmi, ho ascoltato ogni nota, dentro.
Appena dopo, le stesse note galleggiavano nella stanza chiusa.
Ero solo, i miei timpani erano gli unici a vibrare.
Non so esattamente cosa stessi suonando, non chiedetemelo.
Ma c'era tutto in quella musica: io, le mie paure, i miei dolori, i miei sorrisi, il mio amore, i miei ricordi, i miei "faremo". Tutto.
Poi è finita. Un forte senso di incompletezza.
Da piccolo hanno sempre cercato di instillare dentro di me un valore che poi ho scoperto essere sacrosanto: quello della condivisione.
Mi dicevano: "Non sarai mai felice davvero se non condividerai ciò che ti rende felice".
Per me era una follia. Pura follia. Capite? Un pezzo di torta non volevo condividerlo, i giocattoli erano miei e solo miei, ero quasi geloso anche degli amici. Come avrebbe mai potuto donarmi gioia privarmi di qualcosa che già me ne donava? Assurdo.
Crescendo poi ho scoperto la bellezza dell'offrire e del condividere. Cose che assumono una grandezza spropositata se riguardano immagini, sentimenti, paure, gioie.
La potenza del "Guarda, guarda che bello!", urlato alla persona che ami, che esalta qualsiasi paesaggio. Un abbraccio, appena dopo, che ne completa l'opera divina.
O magari uno sguardo colmo di un semplice star bene mentre addenti un panino più grande di te.
O anche dire "ho paura" e sentire il peso che avevi sulle spalle pian piano diminuire.
Abbracciare allo stadio qualcuno che non conosci solo perché è lì accanto a te.
La verità è che, nel preciso istante in cui condividiamo qualsiasi emozione o visione o pensiero, non perdiamo nulla, ma gli diamo importanza, potenza, grandezza. E' come moltiplicare.
Beh, oggi quella musica è rimasta in quella stanza chiusa. E con lei le mie paure, i miei dolori, i miei sorrisi, il mio amore, i miei ricordi, i miei "faremo". Tutto. Lì dentro.
Ho pensato tutto questo riaprendo gli occhi.
Ed ho deciso di condividerlo.
Appena dopo, le stesse note galleggiavano nella stanza chiusa.
Ero solo, i miei timpani erano gli unici a vibrare.
Non so esattamente cosa stessi suonando, non chiedetemelo.
Ma c'era tutto in quella musica: io, le mie paure, i miei dolori, i miei sorrisi, il mio amore, i miei ricordi, i miei "faremo". Tutto.
Poi è finita. Un forte senso di incompletezza.
Da piccolo hanno sempre cercato di instillare dentro di me un valore che poi ho scoperto essere sacrosanto: quello della condivisione.
Mi dicevano: "Non sarai mai felice davvero se non condividerai ciò che ti rende felice".
Per me era una follia. Pura follia. Capite? Un pezzo di torta non volevo condividerlo, i giocattoli erano miei e solo miei, ero quasi geloso anche degli amici. Come avrebbe mai potuto donarmi gioia privarmi di qualcosa che già me ne donava? Assurdo.
Crescendo poi ho scoperto la bellezza dell'offrire e del condividere. Cose che assumono una grandezza spropositata se riguardano immagini, sentimenti, paure, gioie.
La potenza del "Guarda, guarda che bello!", urlato alla persona che ami, che esalta qualsiasi paesaggio. Un abbraccio, appena dopo, che ne completa l'opera divina.
O magari uno sguardo colmo di un semplice star bene mentre addenti un panino più grande di te.
O anche dire "ho paura" e sentire il peso che avevi sulle spalle pian piano diminuire.
Abbracciare allo stadio qualcuno che non conosci solo perché è lì accanto a te.
La verità è che, nel preciso istante in cui condividiamo qualsiasi emozione o visione o pensiero, non perdiamo nulla, ma gli diamo importanza, potenza, grandezza. E' come moltiplicare.
Beh, oggi quella musica è rimasta in quella stanza chiusa. E con lei le mie paure, i miei dolori, i miei sorrisi, il mio amore, i miei ricordi, i miei "faremo". Tutto. Lì dentro.
Ho pensato tutto questo riaprendo gli occhi.
Ed ho deciso di condividerlo.
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sabato 13 luglio 2013
Non sono io
Da oggi necessariamente si cambia.
Ho riletto più volte quanto scritto ieri, non perché mi piaccia autocelebrarmi. L'ho fatto, come accade spesso, per cercare di capire qualcosa in più di me stesso e del percorso che sto seguendo, ma soprattutto verificare e, nel caso, correggere la mia direzione.
Ho scoperto dove sto andando.
I miei ultimi post erano un'evidente ricerca di chiarezza e punti fermi.
Ne ho collezionati un po', con il trascorrere dei giorni.
L'analisi fatta ieri può sembrare banale, probabilmente lo è, perché non tiene conto di tanti altri fattori che possono influenzare scelte e comportamenti. Ma pur nella sua banalità descrive la verità.
A Mab sono bastate solo cinque parole per esprimere lo stesso concetto e mi permetto di riportarle qui: "non esserci è un no".
Semplice, magari un po' banale, ma vero, accidenti.
E allora è inutile fare tanti giri attorno alla verità per paura di affrontarla.
Da oggi necessariamente si cambia.
Continuerò ad essere fedele a tutto quello che ho affermato e promesso, ma sono costretto ad andare avanti, da solo.
Poi potrei scrivere mille altri post su quanto possa essere triste e ingiusto tutto questo. Potrei.
O magari la scelta giusta sarà scrivere l'ultimo post.
Vedremo.
Ma con la consapevolezza che i fatti sono chiari e che, evidentemente, non sono quel "qualcuno" citato più volte ieri sera.
E' passata un'intera notte, ed un giorno. Nessuno mi ha stretto forte, né mi ha comunicato di esserlo.
Vi scrivo con l'animo ferito ma con il mento in su.
In più, chi mi ha detto che andrà tutto bene di solito non sbaglia.
Ho riletto più volte quanto scritto ieri, non perché mi piaccia autocelebrarmi. L'ho fatto, come accade spesso, per cercare di capire qualcosa in più di me stesso e del percorso che sto seguendo, ma soprattutto verificare e, nel caso, correggere la mia direzione.
Ho scoperto dove sto andando.
I miei ultimi post erano un'evidente ricerca di chiarezza e punti fermi.
Ne ho collezionati un po', con il trascorrere dei giorni.
L'analisi fatta ieri può sembrare banale, probabilmente lo è, perché non tiene conto di tanti altri fattori che possono influenzare scelte e comportamenti. Ma pur nella sua banalità descrive la verità.
A Mab sono bastate solo cinque parole per esprimere lo stesso concetto e mi permetto di riportarle qui: "non esserci è un no".
Semplice, magari un po' banale, ma vero, accidenti.
E allora è inutile fare tanti giri attorno alla verità per paura di affrontarla.
Da oggi necessariamente si cambia.
Continuerò ad essere fedele a tutto quello che ho affermato e promesso, ma sono costretto ad andare avanti, da solo.
Poi potrei scrivere mille altri post su quanto possa essere triste e ingiusto tutto questo. Potrei.
O magari la scelta giusta sarà scrivere l'ultimo post.
Vedremo.
Ma con la consapevolezza che i fatti sono chiari e che, evidentemente, non sono quel "qualcuno" citato più volte ieri sera.
E' passata un'intera notte, ed un giorno. Nessuno mi ha stretto forte, né mi ha comunicato di esserlo.
Vi scrivo con l'animo ferito ma con il mento in su.
In più, chi mi ha detto che andrà tutto bene di solito non sbaglia.
Qualcuno
Il fatto è che, se davvero ti sta a cuore qualcuno, non riesci a non sentirlo, non vederlo, eliminarlo completamente dalla tua vita.
Non ci riesci. Semplicemente perché siamo umani.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, hai quelle dannate farfalle nello stomaco, ti svegli pensando di volerlo stringere a te o, se è lontano, mandargli il "buongiorno" appena puoi.
Il tuo primo e il tuo ultimo pensiero, ogni giorno, sono per quel "qualcuno".
E tutti i pensieri che si affollano durante la giornata, tra le carte del lavoro, le email, gli autobus, i telefoni, i pranzi, le cene, gli amici, le passeggiate, i tè, i caffè, sono permeati del suo odore.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, semplicemente, non puoi vivere facendone a meno. Perché sai che tanto è sempre presente in tutto ciò che dici o fai, in tutto ciò che progetti, in tutto ciò che ricordi.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, non vuoi perderlo per nessuna ragione al mondo. E ti batti contro chi o cosa ti impedisce di vederlo, sentirlo, toccarlo, annusarlo, gustarlo. Ti scagli contro ogni impedimento perché quel "qualcuno" DEVE essere tuo. E rischi di trattare male gli altri, perché non possono capire.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, il tempo passato a distanza è un nemico da sconfiggere. La distanza è un nemico. E rinunciare a quel "qualcuno", una sconfitta.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, non c'è tempo da perdere, e lo sai anche tu.
Se poi non è così, a quanto pare, riesci anche a far sparire le tue tracce.
Se non è così, eliminarlo diventa una scelta.
Buonanotte a tutti coloro che ancora sbirciano le sparse riflessioni.
Stringete forte quel "qualcuno" stanotte, oppure ditegli quanto vi sta a cuore.
Non ci riesci. Semplicemente perché siamo umani.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, hai quelle dannate farfalle nello stomaco, ti svegli pensando di volerlo stringere a te o, se è lontano, mandargli il "buongiorno" appena puoi.
Il tuo primo e il tuo ultimo pensiero, ogni giorno, sono per quel "qualcuno".
E tutti i pensieri che si affollano durante la giornata, tra le carte del lavoro, le email, gli autobus, i telefoni, i pranzi, le cene, gli amici, le passeggiate, i tè, i caffè, sono permeati del suo odore.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, semplicemente, non puoi vivere facendone a meno. Perché sai che tanto è sempre presente in tutto ciò che dici o fai, in tutto ciò che progetti, in tutto ciò che ricordi.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, non vuoi perderlo per nessuna ragione al mondo. E ti batti contro chi o cosa ti impedisce di vederlo, sentirlo, toccarlo, annusarlo, gustarlo. Ti scagli contro ogni impedimento perché quel "qualcuno" DEVE essere tuo. E rischi di trattare male gli altri, perché non possono capire.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, il tempo passato a distanza è un nemico da sconfiggere. La distanza è un nemico. E rinunciare a quel "qualcuno", una sconfitta.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, non c'è tempo da perdere, e lo sai anche tu.
Se poi non è così, a quanto pare, riesci anche a far sparire le tue tracce.
Se non è così, eliminarlo diventa una scelta.
Buonanotte a tutti coloro che ancora sbirciano le sparse riflessioni.
Stringete forte quel "qualcuno" stanotte, oppure ditegli quanto vi sta a cuore.
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venerdì 12 luglio 2013
Un sorriso
Poi arrivano giornate come questa.
È vero, io sono sempre stato un grande sostenitore della teoria secondo cui non bisogna sempre guardare a chi sta peggio di noi solo per rendere i nostri problemi più digeribili.
Questo è l'atteggiamento di chi si accontenta, o non riconosce la gravità di ciò che gli sta accadendo, o peggio ancora scambia la normalità per fortuna.
Io non sono così, io non mi accontento, io riconosco i miei problemi e voglio risolverli, quando possibile. Se la soluzione, invece, non è tra le mie mani, sono capace di attendere e soffrire sperando. Se poi non c'è soluzione, dicono i cinesi, non c'è il problema.
Oggi, però, è un giorno particolare.
Un giorno triste.
Una persona, che conoscevo poco, ma che mi aveva donato tanto anche solo con i sorrisi che ogni giorno distribuiva, con il suo accento romano, con le sue pacche sulle spalle e la sua mai domata voglia di vivere, ha dovuto arrendersi prematuramente.
Non ho nessuna intenzione di scrivere un post di saluti commuoventi, o di elogi facili per qualcuno che non c'è più.
Voglio solo lasciare una traccia sul mio personalissimo muro, ricordando un consiglio che ricevetti da lui, semplice se vogliamo, anche un po' cameratesco, ma puro e dato con immensa spontaneità: "Tu la devi portà a sorpresa per un weekend in montagna. Na bella baita de legno, cor focolare acceso e cor bosco tutto 'ntorno. Ve fate na bella cenetta solo voi due, poi prendi er materasso e lo metti davanti ar foco. Aaaah, che bello! Hai capito?!"
E quel sorriso.
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Facciamo
Facciamo che non ce l'ho con nessuno.
Facciamo che ci siano buone motivazioni dietro ogni azione, bella o brutta che sia.
Facciamo anche che mi hanno fatto capire che la speranza è addirittura più forte di me e che è ancora lì, viva.
Facciamo che presto potrò essere felice e ridere di tutto questo.
Facciamo che non è vero che presto o tardi tutto è destinato a passare.
Facciamo che i sentimenti veri vengano allo scoperto, subito.
Facciamo che non ci siano più bugie, ma solo amore e fiducia.
Facciamo che la positività da cui mi sento toccato ora pervada ogni persona che conosco.
Facciamo che manca poco per avere tutto chiaro e sorridere.
Facciamo che non proverò più a scrivere cose in versi.
Facciamo che vi auguro i sogni più belli di sempre, o i soliti, ma solo se sono i più belli di sempre.
Claudio
giovedì 11 luglio 2013
Oltre
Sono più aspri questi giorni muti
Ornati appena da parole e gesti
Naturali, e infinite ore e minuti.
Ore vuote, buie notti, occhi pesti.
Sono vani questi giorni più caldi,
Torrenziali piogge non raffreddano
Una terra pulsante, nè cuori spavaldi
Forti di speranze, che ancora urlano
Ordinano alla ragione: "Non guardare!"
Distanza e tempo e silenzio alleati
Entrano nell'animo come a dare
L'ultimatum ai miei colori ambrati
La minaccia di una fine ormai scritta
E ripetuta all'infinito, come in mille vite
Ben spalmate nella storia. Schiena dritta,
Unghie e denti in vista, ringhio: "Uscite!"
Già l'animo vacilla per il peso dei pensieri
Inventati o veri. Sono qui le paure mie
E con loro gli alleati e le ferite delle bugie.
Danger
È paradossale come ti rendi conto della grandezza e dell'importanza della pazienza nella vita delle persone nei momenti in cui sei più intollerante.
Oggi sono intrattabile. Stranamente.
Voglio dire, nonostante il sorriso ormai stampato sul viso, tipo paresi, sono carico di veleno e per questo schifosamente pericoloso.
Potrei far male anche solo con lo sguardo.
Odio essere intollerante, odio arrivare a questo punto, mi preferisco paziente ed accomodante.
Ma purtroppo non decido io.
Per cui, se oggi incontrate i miei occhi, state alla larga.
Semplice
Facciamo così, per un solo post permettetemi di evitare le "riflessioni" e di elencare "constatazioni", amichevoli e non.
Avevano ragione quando dicevano che i rapporti sono semplici.
Avevano ragione quando mi consigliavano di dare importanza alla sincerità.
Avevano ragione quando si raccomandavano che non filtrassi solo i segnali positivi.
Avevano ragione quando si assicuravano che cercassi di essere tranquillo.
D'altra parte IO avevo ragione ad amare, tentare, sperare, sperare, sperare, credere, tentare ancora, rassicurare, aiutare, aspettare, aspettare tanto, rispettare, non rispettare. Avevo ragione. Ad avere fiducia.
Ma solo perché non è un fesso chi viene ingannato, ma disonesto chi inganna.
Perché chi si fida dovrebbe essere protetto e non preso in giro.
Buonanotte a tutti.
Un forte abbraccio, sincero.
mercoledì 10 luglio 2013
La mia tempesta
Fortuna ha voluto che stasera, appena rientrato nella mia tranquilla stanza con una finestra su un piccolo giardino, dove gli uccelli sembrano prepararsi sempre per la prima di un concerto che spero non arrivi mai, abbia avuto inizio un vero e proprio diluvio.
Sapete, quelli con violenti fulmini e tuoni fragorosi, quelli che quando sei un bimbo porti le mani alle orecchie e poggi la tempia sul fianco della mamma senza mai smettere di guardare fuori, quelli che vuoi vedere quanto è forte la natura, quelli che se sei in mare e riesci a vincere sei più vicino a Dio, quelli che finiscono solo se lasciano il segno di una battaglia.
Io ero lì, alla finestra, incantato da grandine e pioggia, coccolato dal fragore dei tuoni.
Sembrava un bombardamento ed io ero contento.
Sembrava dovesse arrivare una tromba d'aria ed io non ero spaventato.
Era come se tutto ciò che accadeva davanti a me non fosse altro che la concretizzazione di ciò che avevo dentro.
Una tempesta.
Ho deciso di essere un uomo, per di più corretto. E la tempesta, la mia, resta qui con me.
Quella di Dio, invece, me la godo.
Maggiore
Ho capito tutto. Il mio periodo è schematizzabile con una bella disequazione.
Non ci credete? Ora vi mostro come.
Ci sono più elementi che possono mettere in difficoltà un sentimento o addirittura annullarlo del tutto, se non è VERO come sembra. I più pericolosi sono distanza e silenzio. Possono essere più o meno letali a seconda del tempo di esposizione dei soggetti a questi due nemici radioattivi.
Ciò che infatti logora è la compresenza di entrambi i limiti che, presi singolarmente, tenderebbero addirittura a rafforzare il sentimento.
Ed eccoci finalmente alla disequazione di cui vi parlavo. Se il sentimento A è "vero" (A è una lettera a caso ovviamente) allora deve verificarsi che
A > t(d + s)
in cui
t = tempo
d = distanza
s = silenzio
Ovvero la forza del sentimento deve necessariamente essere maggiore di quella di distanza e silenzio nel tempo.
Fin qui tutto figo, se non fosse che la vita c'entra ben poco con le equazioni e il cuore ha una matematica tutta sua.
La speranza che il sentimento in questione sia autentico e forte è ancora qui con me, nonostante i numerosi colpi sferrati dai due nemici radioattivi. Mi piacerebbe avere un collo da brontosauro per guardare oltre il tempo e la tranquillità di leggere un libro ascoltando le cicale o bevendo un Estathè, come facevo da piccolo, quando mio nonno insisteva perché facessi merenda. Ma ormai ho la mia età e il collo non è così lungo.
Tutto sembra impossibile.
Per cui, credere nell'impossibile? Ok, qual è il problema?!
Un abbraccio, maggiore di tempo, distanza e silenzio.
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martedì 9 luglio 2013
Forza
Lo schermo del mio MacBook ha deciso di non funzionare più. Visto l'andamento del mio 2013 mi viene da sorridere.
Poco male, eccomi qui, iPhone e sparse riflessioni alla mano.
Sono arrivato alla conclusione che, da oggi, ponendo come condizione necessaria il fatto che un uomo, se vuole definirsi ed essere tale, deve dimostrarsi forte e stabile, ci sono appena due strade percorribili per me: vivere rispettando me stesso e gli altri, con dignità, smettendo di crederci e sperare, senza pensare a ciò che succederà, né alle scelte che altre persone faranno; vivere rispettando me stesso e gli altri, con dignità, senza mai smettere di crederci e sperare, immaginando ciò che succederà, e confidando nelle scelte che altre persone faranno.
Se alla base poniamo la forza, la voglia di sorridere sempre e comunque, il coraggio che hanno gli scogli quando non si muovono di un centimetro neanche vedendo arrivare onde alte 12 metri, beh, se è così, tanto vale credere nell'onestà e nella grandezza dei sentimenti e delle passioni dimostrate, sperando, sempre.
È per questo che ho evitato lacrime e cercato di regalare sorrisi.
Per cui, cari amici, credete in me anche voi.
Ce la facciamo!
venerdì 5 luglio 2013
Non così
Non è così che si fa.
Sono qui a chiedervi di scusare, se potete, i miei toni e le mie parole di ieri.
Non avevo intenzione di offendere o attaccare nessuno, né di ferire la sensibilità delle persone. Era uno sfogo e non lo giustifico.
Perché ok, si può usare un blog come la bottiglia dei naufraghi, come autoipnosi, o come metodo "illusorio-sdrammatizzante". Ma non bisogna vomitarci rabbia dentro. Quella va tenuta qui, al sicuro.
Mi dicevano che ero sempre attento a confinarla nel mio stomaco. E' così che deve essere.
Vorrei provare ad essere una persona migliore, in modo che le persone possano fidarsi di me. Per carità, non c'è nulla di male in una sana litigata, non è quello che rende peggiori. Ma da oggi è il caso di bloccare la rabbia ogni volta che si può, fare un sospiro e sorridere tranquillizzando chi si ha di fronte.
Per cui, scusatemi, non accadrà più.
Sospiro.
Sorriso.
Meglio, vero?
Sono qui a chiedervi di scusare, se potete, i miei toni e le mie parole di ieri.
Non avevo intenzione di offendere o attaccare nessuno, né di ferire la sensibilità delle persone. Era uno sfogo e non lo giustifico.
Perché ok, si può usare un blog come la bottiglia dei naufraghi, come autoipnosi, o come metodo "illusorio-sdrammatizzante". Ma non bisogna vomitarci rabbia dentro. Quella va tenuta qui, al sicuro.
Mi dicevano che ero sempre attento a confinarla nel mio stomaco. E' così che deve essere.
Vorrei provare ad essere una persona migliore, in modo che le persone possano fidarsi di me. Per carità, non c'è nulla di male in una sana litigata, non è quello che rende peggiori. Ma da oggi è il caso di bloccare la rabbia ogni volta che si può, fare un sospiro e sorridere tranquillizzando chi si ha di fronte.
Per cui, scusatemi, non accadrà più.
Sospiro.
Sorriso.
Meglio, vero?
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