Non scrivevo un post da una settimana.
Avevo detto che forse avrei fatto un viaggio. Beh, è come se l'avessi fatto, mettiamola così.
Sono accadute migliaia di cose che mi hanno fatto fare un giro immenso per poi riportarmi dov'ero prima.
Sì, siamo punto e a capo. Come una settimana fa.
Con qualche certezza in più, con qualche curiosità soddisfatta, con belle emozioni condivise e raccontate, ma con meno serenità.
E non è colpa di nessuno, badate bene, se non mia.
Ho questo dannato vizio di buttare via la serenità o, come in questo caso, ciò che le assomiglia, perché mi lascio trasportare da ciò che accade. Mi illudo e mi disilludo in totale autonomia.
Se solo questa pratica garantisse del piacere la chiamerei "masturbazione dell'illusione". Ma così non è.
Quindi chiamiamola semplicemente fragilità.
Questa sera un amico in difficoltà mi ha pregato di correre da lui. Poteva essere l'occasione per sentirmi almeno socialmente utile. Niente, anche lì non ho potuto fare granché.
E' sabato sera. Giugno. Io sono qui da solo, a scrivere.
Devo interrogarmi su questo.
Bentornato blog, ho ed avrò ancora molto bisogno del tuo aiuto.
domenica 30 giugno 2013
Circle
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viaggio
venerdì 21 giugno 2013
Inverno
Conferme, nient'altro che conferme.
Scrivo di nuovo dal mio iPhone, sono un blogger improvvisato del terzo millennio, con problemi vecchi come il mondo ed un bisogno incontrollabile di condividerli.
Ho avuto tante conferme, tutte insieme.
Inutile chiedersi quali, vi basterà sapere che voci lontane, sempre più lontane, mi hanno ribadito di proseguire per la mia strada.
Non che ce ne fosse bisogno, ma l'hanno fatto.
Per carità, tutto in maniera più che civile.
Ora il problema sarà chiudere gli occhi, fare un bel respiro, riaprirli, non spaventarsi se sembra tutto incolore, asciugare il sudore sulla fronte ed incamminarsi verso l'inverno.
Che prima o poi tornerà.
Pronti? Via...
giovedì 20 giugno 2013
The song remains the same
Scrivo questo blog da quanto tempo? Due mesi. Forse qualche giorno in meno.
Cos'è cambiato dal primo post? Beh, cammino a fronte alta.
L'anima è in fiamme. Il cuore esausto. Il cervello sovraccarico di dubbi e domande. La pazienza al limite. La forza prossima allo zero. La tranquillità per ora è ancora forzata. L'orizzonte dei progetti non supera il paio d'ore. Si mangia un po' di più. Si parla un po' di più. Si piange meno. E' ancora dura.
Ma cammino a fronte alta. Ho seguito il consiglio di mio fratello, quel "keep your chin up" che mi ha ripetuto fino allo sfinimento. Ora il mio mento sta su.
Perché ci riesco? Perché mi sono preso le responsabilità di ogni errore. Ho pagato caro ogni sbaglio ed ogni debolezza, con degli interessi da strozzini. E poi perché ho fatto TUTTO lottando per le mie scelte. Su questo non ho niente da rimproverarmi.
Quindi mento in su.
Alla felicità ci penseremo più in là.
Dite che sono ancora ipersensibile se mi commuovo davanti alla pubblicità dell'iPhone? Forse sì.
Anche su questo lavorerò più in là.
Ora do molta più importanza ai fatti. Non odio nessuno e spero di non essere odiato da nessuno.
Dell'amore meglio non parlare.
Fondamentalmente da due mesi a questa parte non è cambiato molto. Solo la posizione del mio mento.
Ma, vi assicuro, è un bel passo avanti.
La maggiore lucidità mi permette di valutare meglio ciò che è successo e ciò che succede. E mi consente di riconoscere i fatti, quando seguono alle parole.
Seguo ed accetto solo tre valori per adesso: sincerità, rispetto e maturità.
Ho anche un nuovo amico americano, che saluto con calore e al quale dedico questo post.
Per voi, invece, un personalissimo abbraccio.
Cos'è cambiato dal primo post? Beh, cammino a fronte alta.
L'anima è in fiamme. Il cuore esausto. Il cervello sovraccarico di dubbi e domande. La pazienza al limite. La forza prossima allo zero. La tranquillità per ora è ancora forzata. L'orizzonte dei progetti non supera il paio d'ore. Si mangia un po' di più. Si parla un po' di più. Si piange meno. E' ancora dura.
Ma cammino a fronte alta. Ho seguito il consiglio di mio fratello, quel "keep your chin up" che mi ha ripetuto fino allo sfinimento. Ora il mio mento sta su.
Perché ci riesco? Perché mi sono preso le responsabilità di ogni errore. Ho pagato caro ogni sbaglio ed ogni debolezza, con degli interessi da strozzini. E poi perché ho fatto TUTTO lottando per le mie scelte. Su questo non ho niente da rimproverarmi.
Quindi mento in su.
Alla felicità ci penseremo più in là.
Dite che sono ancora ipersensibile se mi commuovo davanti alla pubblicità dell'iPhone? Forse sì.
Anche su questo lavorerò più in là.
Ora do molta più importanza ai fatti. Non odio nessuno e spero di non essere odiato da nessuno.
Dell'amore meglio non parlare.
Fondamentalmente da due mesi a questa parte non è cambiato molto. Solo la posizione del mio mento.
Ma, vi assicuro, è un bel passo avanti.
La maggiore lucidità mi permette di valutare meglio ciò che è successo e ciò che succede. E mi consente di riconoscere i fatti, quando seguono alle parole.
Seguo ed accetto solo tre valori per adesso: sincerità, rispetto e maturità.
Ho anche un nuovo amico americano, che saluto con calore e al quale dedico questo post.
Per voi, invece, un personalissimo abbraccio.
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mercoledì 19 giugno 2013
Hotel
Temevo questa camera d'albergo. E' la prima che sono costretto a frequentare da solo dopo il "patatràc".
Che parola buffa "patatràc".
Temevo questa stanza, dicevo.
E invece alla fine vi ho trovato pace. Sono lontano da tutto e tutti.
E dopo lo sconforto è arrivata la pace. Forse sono solo stanco. Sì, dai, è sicuramente questo.
Ma ne approfitto e faccio un sorriso. Ne approfitto e dico, credendoci: "Ma sì, siate felici tutti".
Perché in fondo possiamo appiattire e allungare le meningi quanto vogliamo ma basta guardare ai fatti.
E i fatti sono scelte. Scelte operate e scelte subite.
Ogni scelta ha dietro di se una o più motivazioni.
Non riusciamo a scovarle?
Semplice. Basta negare le eventuali motivazioni di una scelta contraria.
Troppo complicato? Facciamo un esempio.
Mi viene proposto di partire per una località che sostengo mi faccia impazzire.
Alla fine, però, decido di non partire.
Per cui:
Spero sia comprensibile ora. Per cui, scovate per negazione le motivazioni delle scelte che hanno determinato i fatti, non posso fare altro che sperare che, almeno, questi fatti abbiano portato felicità agli altri.
A me no.
E stasera sono lontano dal mondo di tutti i giorni, al quale sarebbero bastate un po' di sincerità e maturità in più, in una stanza d'albergo.
Con delle tende orrende.
Che parola buffa "patatràc".
Temevo questa stanza, dicevo.
E invece alla fine vi ho trovato pace. Sono lontano da tutto e tutti.
E dopo lo sconforto è arrivata la pace. Forse sono solo stanco. Sì, dai, è sicuramente questo.
Ma ne approfitto e faccio un sorriso. Ne approfitto e dico, credendoci: "Ma sì, siate felici tutti".
Perché in fondo possiamo appiattire e allungare le meningi quanto vogliamo ma basta guardare ai fatti.
E i fatti sono scelte. Scelte operate e scelte subite.
Ogni scelta ha dietro di se una o più motivazioni.
Non riusciamo a scovarle?
Semplice. Basta negare le eventuali motivazioni di una scelta contraria.
Troppo complicato? Facciamo un esempio.
Mi viene proposto di partire per una località che sostengo mi faccia impazzire.
Alla fine, però, decido di non partire.
Per cui:
- Scelta effettuata: non partire;
- Scelta contraria: partire;
- Motivazione eventuale della scelta contraria: essere amante della località;
Sembra difficile ma basta pensare - "Evidentemente non sono così amante di quella località" - e la scelta effettuata diventa plausibile.
Spero sia comprensibile ora. Per cui, scovate per negazione le motivazioni delle scelte che hanno determinato i fatti, non posso fare altro che sperare che, almeno, questi fatti abbiano portato felicità agli altri.
A me no.
E stasera sono lontano dal mondo di tutti i giorni, al quale sarebbero bastate un po' di sincerità e maturità in più, in una stanza d'albergo.
Con delle tende orrende.
martedì 18 giugno 2013
Jeans
Il treno mi è sempre piaciuto.
Da piccolo trascorrevo ore imbambolato a scrutare le rotaie, aspettandone uno per poi "fare ciao con la mano" a quei fortunatissimi che guardavano fuori dal finestrino, verso il mare, e si ritrovavano a salutare un bimbo con un cappello da pescatore di jeans in testa e un sorrisone stampato sul viso.
Era una vera e propria adorazione. Ero rapito dai suoni, dalla velocità, dalla grandezza.
Poi sono cresciuto. Ma il fascino è rimasto.
Ora è diventato addirittura il mio lavoro, ma questa è un'altra storia.
Oggi sono in treno, da solo. Non è la prima volta. Ma c'è qualcosa di diverso.
Oggi sono solo.
Le mie trasferte hanno avuto sapori sempre diversi. Mi ricordo di viaggi passati interamente al telefono a piangere, litigare, convincere. Altri guardando sognante la campagna che sfrecciava ad alta velocità sotto i miei occhi. Altri ancora a mandare tanti tanti messaggi. Altri passati in compagnia. Altri li ho solo sognati, ero con un bimbo e lo portavo in cabina di guida.
Oggi invece sono solo, con il mio blog.
Non è male. Il treno ti dà la possibilità di leggerti dentro, senza barriere.
Stasera mi aspetterà una cena in solitaria in un ristorante di cui ora non conosco neanche l'esistenza, e poi una notte da solo in albergo.
Già.
Le notti passate da soli in albergo andrebbero vietate. Sono quanto di più desolante ci sia.
Io avrò il mio blog, però. Tenetevi pronti.
Parole e domande
È tardi. Ho provato a dormire senza scrivere. Niente da fare. Eccomi qui, iPhone e pensieri in mano.
In realtà avrei tante parole da riempire un salone, tante domande da far impallidire anche un monaco tibetano.
Quanto alle parole, le tengo per i giorni a venire. Le domande, invece, saranno custodite dentro per sempre, aperte, vive, immagini dell'incompletezza che ormai fa parte di me.
Auguro a tutti bei sogni, siano essi strani e in luoghi impensabili, siamo essi familiari e in luoghi amati.
Era solo un saluto, sincero.
lunedì 17 giugno 2013
Torcia
Non nego che questo blog ha avuto anche un'altra importante funzione: comunicare con una persona in particolare. Era l'unica strada percorribile per fare arrivare i miei sentimenti e i miei pensieri a tantissimi chilometri da qui. Senza contraddittorio.
Scolpivo le mie parole su un muro e restavano lì. Potevi e puoi passare a leggerle ad ogni ora del giorno e della notte.
E infatti lei lo faceva. Lei leggeva e capiva cosa accadeva dentro me ed attorno a me. E la situazione restava "umana". Non si era verificato il distacco che, per una mente o un cuore di un uomo, è inaccettabile, incomprensibile, inspiegabile.
Oggi è accaduto proprio questo, come detto dalla mia isola poche ore fa. Lei non punterà più la sua torcia sul muro pieno di scritte.
E allora adesso questo blog è di tutti gli altri. Di tutti coloro che hanno seguito le vicende per curiosità o affetto. Di tutte le persone non coinvolte direttamente che ormai si erano quasi affezionate ai personaggi di questi racconti.
Magari fossero racconti.
Questo blog è loro ora.
Io continuerò a buttarci dentro tutto me stesso, questa è una promessa.
E se parlerò ancora degli stessi personaggi, abbiate pazienza.
Sono umano.
Scolpivo le mie parole su un muro e restavano lì. Potevi e puoi passare a leggerle ad ogni ora del giorno e della notte.
E infatti lei lo faceva. Lei leggeva e capiva cosa accadeva dentro me ed attorno a me. E la situazione restava "umana". Non si era verificato il distacco che, per una mente o un cuore di un uomo, è inaccettabile, incomprensibile, inspiegabile.
Oggi è accaduto proprio questo, come detto dalla mia isola poche ore fa. Lei non punterà più la sua torcia sul muro pieno di scritte.
E allora adesso questo blog è di tutti gli altri. Di tutti coloro che hanno seguito le vicende per curiosità o affetto. Di tutte le persone non coinvolte direttamente che ormai si erano quasi affezionate ai personaggi di questi racconti.
Magari fossero racconti.
Questo blog è loro ora.
Io continuerò a buttarci dentro tutto me stesso, questa è una promessa.
E se parlerò ancora degli stessi personaggi, abbiate pazienza.
Sono umano.
domenica 16 giugno 2013
Isola
Dicono che io stia eseguendo un'autopsia pubblica di un amore.
Io non sono d'accordo, semplicemente perché un'autopsia prevede che il soggetto posto sotto la lente d'ingrandimento sia morto.
Tutto ciò che è stato scritto, non solo da me, dice che in questo caso non è così.
Chiarito che non si tratta di autopsia, diamo un nome a tutto questo.
Vi faccio tre proposte, ognuno di voi sceglierà quella che più gli sembra avvicinarsi alla realtà.
Potremmo chiamarlo "SFOGO".
Sicuramente trasformare in parole scritte tutti i pensieri, le paure, i desideri, le passioni, le speranze, le delusioni, le incazzature, i ricordi, i progetti, i presentimenti, i sentimenti, le certezze e i dubbi, rappresenta una strada per permettere alla pressione interna di abbassarsi ed evitare di scoppiare. Se poi questo viene ripetuto quotidianamente, anche più volte al giorno, sporcando i tasti con lacrime, sudore e sangue, assume tutti i contorni di uno sfogo. L'unico possibile quando tutti i ponti sono stati abbattuti. E credetemi, oggi, non ne resta neanche uno in piedi. Un bombardamento di una precisione chirurgica.
Potremmo chiamarla "ANALISI".
Senza dubbio ogni aspetto gradevole o colmo di sofferenza è stato scrutato e valutato più volte e da più angolazioni. Le responsabilità sono state accollate su spalle diverse a seconda dei segnali e dei messaggi inviati e ricevuti. Oggi, sinceramente, non mi importa più di chi siano le effettive responsabilità di tutto questo. Credo solo che, con un po' di sincerità in più, avremmo evitato molte sofferenze e, forse, il bisogno di analizzare. Perché, sapete, ci si arrovella il cervello quando ciò che si ha davanti agli occhi non è chiarissimo. Quando tutto ha già un senso ed è evidente, non ti chiedi perché. E se lo fai, la risposta è immediata. Può far bene o male, ma non torni più sull'argomento. Quindi, ogni parola spesa in questo blog ha favorito un'analisi approfondita di tutto l'accaduto. Senza risultati. Se non l'unica vera conseguenza: tutti i ponti sono stati abbattuti.
Potremmo chiamarla "CURA".
Scrivere mi ha sollevato. Nonostante mi sia costato e mi costi tantissimo aprirmi e lasciare uscire l'anima sotto gli occhi di tutti, si è innescato un processo di autoconferimento di forza. Poca, ma sempre forza è. Mi ha aiutato a superare notti che sembravano non finire, e giorni che facevano rimpiangere le notti infinite. Mi ha aiutato a capire me e le persone che mi stanno intorno, tranne una. Lei ha tutta la mia comprensione perché DEVE esserci un motivo. DEVE. E sono sicuro che è un ottimo motivo. Perché, come dissi nel mio post "Io, Robot", non è umano cancellare le persone. Soprattutto quelle che ti danno tanto, tutto. Io ritengo possibile una definitiva eliminazione solo in due casi: sei stato tradito, sei innamorato di un'altra persona e vuoi proteggere la vostra storia da pericoli esterni. Io non ho tradito e, per quello che mi è stato confidato, non c'è una nuova storia che potrei mettere in pericolo. Resta il fatto che tutti i ponti sono stati abbattuti e io mi curo scrivendo.
Lascio a voi la scelta dell'etichetta, ma non chiamiamola autopsia.
Vi abbraccio tutti, scrivendo dalla mia isola.
Io non sono d'accordo, semplicemente perché un'autopsia prevede che il soggetto posto sotto la lente d'ingrandimento sia morto.
Tutto ciò che è stato scritto, non solo da me, dice che in questo caso non è così.
Chiarito che non si tratta di autopsia, diamo un nome a tutto questo.
Vi faccio tre proposte, ognuno di voi sceglierà quella che più gli sembra avvicinarsi alla realtà.
Potremmo chiamarlo "SFOGO".
Sicuramente trasformare in parole scritte tutti i pensieri, le paure, i desideri, le passioni, le speranze, le delusioni, le incazzature, i ricordi, i progetti, i presentimenti, i sentimenti, le certezze e i dubbi, rappresenta una strada per permettere alla pressione interna di abbassarsi ed evitare di scoppiare. Se poi questo viene ripetuto quotidianamente, anche più volte al giorno, sporcando i tasti con lacrime, sudore e sangue, assume tutti i contorni di uno sfogo. L'unico possibile quando tutti i ponti sono stati abbattuti. E credetemi, oggi, non ne resta neanche uno in piedi. Un bombardamento di una precisione chirurgica.
Potremmo chiamarla "ANALISI".
Senza dubbio ogni aspetto gradevole o colmo di sofferenza è stato scrutato e valutato più volte e da più angolazioni. Le responsabilità sono state accollate su spalle diverse a seconda dei segnali e dei messaggi inviati e ricevuti. Oggi, sinceramente, non mi importa più di chi siano le effettive responsabilità di tutto questo. Credo solo che, con un po' di sincerità in più, avremmo evitato molte sofferenze e, forse, il bisogno di analizzare. Perché, sapete, ci si arrovella il cervello quando ciò che si ha davanti agli occhi non è chiarissimo. Quando tutto ha già un senso ed è evidente, non ti chiedi perché. E se lo fai, la risposta è immediata. Può far bene o male, ma non torni più sull'argomento. Quindi, ogni parola spesa in questo blog ha favorito un'analisi approfondita di tutto l'accaduto. Senza risultati. Se non l'unica vera conseguenza: tutti i ponti sono stati abbattuti.
Potremmo chiamarla "CURA".
Scrivere mi ha sollevato. Nonostante mi sia costato e mi costi tantissimo aprirmi e lasciare uscire l'anima sotto gli occhi di tutti, si è innescato un processo di autoconferimento di forza. Poca, ma sempre forza è. Mi ha aiutato a superare notti che sembravano non finire, e giorni che facevano rimpiangere le notti infinite. Mi ha aiutato a capire me e le persone che mi stanno intorno, tranne una. Lei ha tutta la mia comprensione perché DEVE esserci un motivo. DEVE. E sono sicuro che è un ottimo motivo. Perché, come dissi nel mio post "Io, Robot", non è umano cancellare le persone. Soprattutto quelle che ti danno tanto, tutto. Io ritengo possibile una definitiva eliminazione solo in due casi: sei stato tradito, sei innamorato di un'altra persona e vuoi proteggere la vostra storia da pericoli esterni. Io non ho tradito e, per quello che mi è stato confidato, non c'è una nuova storia che potrei mettere in pericolo. Resta il fatto che tutti i ponti sono stati abbattuti e io mi curo scrivendo.
Lascio a voi la scelta dell'etichetta, ma non chiamiamola autopsia.
Vi abbraccio tutti, scrivendo dalla mia isola.
Giudice
E finalmente riusciamo a prendere un caffè insieme.
Ho conosciuto questa persona ad un corso per neolaureati in azienda. Non abbiamo mai scambiato più di due parole in fila. Entrambi riservati.
Nonostante questo avevo avuto la sensazione che potesse essere una persona in grado di capire, valutare e consigliare, con una saggezza ed una chiarezza riscontrabili in un vecchietto ottantenne che, ormai, conosce ogni piega della vita, ogni ruvidità, ogni colore.
Allora quando mi ha visto deconcentrato, dimagrito e grigio, scrutandomi con un ghigno per niente celato mi fa: "Io e te dobbiamo parlare".
E allora, finalmente, riusciamo a prendere un caffè insieme.
Non avendo molto tempo a disposizione sono stato costretto a riassumere tutto, dal primo contatto all'ultimo.
Non parlava.
Poi l'ha fatto.
E sapevo che sarebbe andata così. Ha parlato per 20 secondi come se avesse vissuto gli ultimi mesi con me.
Conferme: io sono passionale e mi dedico al massimo alle cose in cui credo, "chi ama fa di tutto e non scappa", alcuni comportamenti disseminati di amore incondizionato che sembravano a me impossibili sono stati giustificati, ipotesi di leve rappresentate da altri ingressi in scena, i fantasmi dell'adolescenza non devono e non possono determinare ogni scelta futura nella vita da adulti.
Consigli:
1. - Vai, almeno fai chiarezza una volta per tutte.
- Se vado andrà tutto meravigliosamente, al mio ritorno però i problemi torneranno ad ucciderci.
- Allora non andare. Ci sono persone in questo mondo che conosci o dovrai conoscere che ti vogliono e ti vorranno bene, che non fuggiranno, che meriteranno la tua fiducia.
- Ma io mi fido di lei. So che mi ha detto la verità.
- Se ami resti. Quindi qualcosa che non quadra c'è.
2. - Esci. Forse hai bisogno di questo periodo da single, tu che non sei abituato.
3. - Non smettere di fidarti delle persone, questo è un grande pericolo.
Smentite: non sono una brutta persona, ogni donna vorrebbe essere desiderata in questo modo, non ho niente da rimproverarmi.
Risultati: resto con i miei dubbi, magari un po' amplificati, ma c'è una persona in più alla quale chiedere consiglio.
Un caffè proficuo.
Una situazione pervasa dal senso di sconfitta e dalla poca chiarezza.
Un gran sonno, ora.
Ho conosciuto questa persona ad un corso per neolaureati in azienda. Non abbiamo mai scambiato più di due parole in fila. Entrambi riservati.
Nonostante questo avevo avuto la sensazione che potesse essere una persona in grado di capire, valutare e consigliare, con una saggezza ed una chiarezza riscontrabili in un vecchietto ottantenne che, ormai, conosce ogni piega della vita, ogni ruvidità, ogni colore.
Allora quando mi ha visto deconcentrato, dimagrito e grigio, scrutandomi con un ghigno per niente celato mi fa: "Io e te dobbiamo parlare".
E allora, finalmente, riusciamo a prendere un caffè insieme.
Non avendo molto tempo a disposizione sono stato costretto a riassumere tutto, dal primo contatto all'ultimo.
Non parlava.
Poi l'ha fatto.
E sapevo che sarebbe andata così. Ha parlato per 20 secondi come se avesse vissuto gli ultimi mesi con me.
Conferme: io sono passionale e mi dedico al massimo alle cose in cui credo, "chi ama fa di tutto e non scappa", alcuni comportamenti disseminati di amore incondizionato che sembravano a me impossibili sono stati giustificati, ipotesi di leve rappresentate da altri ingressi in scena, i fantasmi dell'adolescenza non devono e non possono determinare ogni scelta futura nella vita da adulti.
Consigli:
1. - Vai, almeno fai chiarezza una volta per tutte.
- Se vado andrà tutto meravigliosamente, al mio ritorno però i problemi torneranno ad ucciderci.
- Allora non andare. Ci sono persone in questo mondo che conosci o dovrai conoscere che ti vogliono e ti vorranno bene, che non fuggiranno, che meriteranno la tua fiducia.
- Ma io mi fido di lei. So che mi ha detto la verità.
- Se ami resti. Quindi qualcosa che non quadra c'è.
2. - Esci. Forse hai bisogno di questo periodo da single, tu che non sei abituato.
3. - Non smettere di fidarti delle persone, questo è un grande pericolo.
Smentite: non sono una brutta persona, ogni donna vorrebbe essere desiderata in questo modo, non ho niente da rimproverarmi.
Risultati: resto con i miei dubbi, magari un po' amplificati, ma c'è una persona in più alla quale chiedere consiglio.
Un caffè proficuo.
Una situazione pervasa dal senso di sconfitta e dalla poca chiarezza.
Un gran sonno, ora.
venerdì 14 giugno 2013
Nodo
Novità?
Sì, sono stato protetto.
Bene.
Già, meno male.
Aspetta però. Da cosa?
Ecco, in realtà, non saprei.
Senti di essere stato protetto?
Non molto, gli ultimi giorni sono stati non facilissimi.
Ah! Forse sono stato protetto da altri giorni non facilissimi...forse...
Ci sta. Chi ti ha protetto deve amarti molto.
Sì, è così.
Ma allora come mai hai passato giorni difficili?
Perché chi mi ha protetto non c'era.
E come ha fatto a proteggerti allora?
Semplice, non essendoci.
Allora il cerchio si chiude, non ti ha protetto da altri giorni non facilissimi.
Già, hai ragione.
E allora da cosa?
Senti, non lo so. Lei dice da se stessa. Accontentati di sapere che mi ha protetto.
Ok ok, calma. E adesso?
E adesso lei accetterà di vivere una vita senza sentimenti. Fatta di freddo.
Wow, io non ci riuscirei mai.
A chi lo dici! Ma dobbiamo farlo.
Dobbiamo?
Dobbiamo. Io e lei.
Perché anche tu, scusa?
Perché è così che va. Fondamentalmente lei ha deciso per entrambi. Quando ci sono sentimenti forti qualsiasi cosa accada riguarda tutti e due, cambia tutti e due, allo stesso modo.
Quindi siete legati?
Con un bel nodo stretto. I romantici farebbero un sospiro guardando nel vuoto. I più razionali direbbero "ok, ma non vi vedrete mai più, che ve ne fate del nodo?". Io non ho ancora scelto con chi schierarmi.
Soffri?
Sì. Non c'è protezione per questo.
Devi ritrovare un po' di serenità e ridere qualche volta.
Lo so.
Cominciamo subito?
Bah. Non ci riuscirai.
Ok. Facciamo il punto. Chi ti ama molto non può stare con te perché per proteggerti ha bisogno di starti lontano. Giusto?
Giusto.
L'ultimo tesoro
La verità è che in tutto questo tempo io non ho mai avuto in mano il pallino.
Oggi, a mie spese, l'ho capito.
Piano piano ho dovuto rinunciare a tutto.
Immaginate di dare una forma ed un corpo a tutto ciò che vi piace, tutto ciò che amate, tutto ciò di cui avete bisogno. Immaginate poi di essere seduti a terra, gambe incrociate, con tutte queste "forme" disposte in cerchio attorno a voi. Provate ora a raffigurare una figura non ben definita, un po' fumosa, tetra, della quale non riuscite a scorgere il viso, che appare dall'oscurità, e vi ruba di tanto in tanto una forma, nel momento in cui ne state proteggendo altre.
Una dopo l'altra...fino a quando vi rendete conto di essere rimasti con uno solo dei vostri tesori tra le braccia. Lo stringete forte. Ad occhi chiusi. Respiro affannoso.
Ebbene. Questa terrificante figura non si fa attendere, appare un'ultima volta, vi sibila qualcosa nell'orecchio che vi fa bollire il cervello tra dolori lancinanti. Cercate di resistere, urlate, scalciate. Poi una fitta lungo la spina dorsale. Gli occhi si spalancano, e con loro la bocca. Restate senza fiato. Mollate la presa, e anche l'ultimo dei vostri tesori è perduto per sempre.
Io l'ho provato. Oggi.
Ogni legame, ogni possibilità di condividere anche solo un pensiero, ogni suono, espressione del viso, sorriso o lacrima. Spariti nel nulla.
Qualche giorno fa, quando ancora la eco di cui vi parlavo ieri era udibile ad orecchie ben attente, ho letto una frase che voglio condividere con voi:
Non esiste antidoto al vuoto che ci siamo creati, solo l'illusione di riempirlo con l'inutile e il superfluo.
Buonanotte. Tenete ben stretti i vostri tesori.
Oggi, a mie spese, l'ho capito.
Piano piano ho dovuto rinunciare a tutto.
Immaginate di dare una forma ed un corpo a tutto ciò che vi piace, tutto ciò che amate, tutto ciò di cui avete bisogno. Immaginate poi di essere seduti a terra, gambe incrociate, con tutte queste "forme" disposte in cerchio attorno a voi. Provate ora a raffigurare una figura non ben definita, un po' fumosa, tetra, della quale non riuscite a scorgere il viso, che appare dall'oscurità, e vi ruba di tanto in tanto una forma, nel momento in cui ne state proteggendo altre.
Una dopo l'altra...fino a quando vi rendete conto di essere rimasti con uno solo dei vostri tesori tra le braccia. Lo stringete forte. Ad occhi chiusi. Respiro affannoso.
Ebbene. Questa terrificante figura non si fa attendere, appare un'ultima volta, vi sibila qualcosa nell'orecchio che vi fa bollire il cervello tra dolori lancinanti. Cercate di resistere, urlate, scalciate. Poi una fitta lungo la spina dorsale. Gli occhi si spalancano, e con loro la bocca. Restate senza fiato. Mollate la presa, e anche l'ultimo dei vostri tesori è perduto per sempre.
Io l'ho provato. Oggi.
Ogni legame, ogni possibilità di condividere anche solo un pensiero, ogni suono, espressione del viso, sorriso o lacrima. Spariti nel nulla.
Qualche giorno fa, quando ancora la eco di cui vi parlavo ieri era udibile ad orecchie ben attente, ho letto una frase che voglio condividere con voi:
Non esiste antidoto al vuoto che ci siamo creati, solo l'illusione di riempirlo con l'inutile e il superfluo.
Buonanotte. Tenete ben stretti i vostri tesori.
giovedì 13 giugno 2013
Incantesimi
Stasera non avrei voluto scrivere. Troppi pensieri in una situazione ormai ben delineata.
E quando il momento è chiaro e i flussi di immagini e sensazioni sono troppi ogni minuto sembra un mese.
Poi però ho pensato che la scrittura ha aiutato me nelle ultime settimane. E che forse stasera, pardon, stanotte devo io qualcosa a lei.
E così eccomi qui, con il mio MacBook sul lettino al quale con fatica sto cercando di abituarmi.
E' stretto, un po' scomodo, sembra quasi volermi ricordare il mio raggio d'azione. Limitato, molto limitato.
Questi giorni, dopo i passi fatti, sono estremamente duri. Non so che succede, dove succede, quando e chi vi partecipa. Non so nulla. Mi arriva solo una eco lontana e qualche aggiornamento sporadico. A consuntivo.
E io odio vivere "a consuntivo". Io ho bisogno di decidere, di buttarmi, di ardere.
Ora c'è poco da decidere. C'è da accettare. Inutile tentare di ignorare, ci ho provato ed ho ottenuto risultati pessimi, talvolta imbarazzanti.
Tutti intorno a me vivono con semplicità, con leggerezza.
Io invece no. Io passo le mie giornate a pensare. Analizzare. Sperare. Valutare. Ipotizzare.
Godo di piccole gioie momentanee, frutto della eco lontana famosa.
Chi mi ha vicino nota un cambio d'umore repentino, che dona vita per una ventina di minuti.
Poi il tempo senza eco comincia a sembrarmi troppo di nuovo e si ricomincia. Pensare, analizzare, sperare, valutare, ipotizzare.
Vittima di due incantesimi: uno per perdere la ragione, l'altro per non volerla recuperare.
Domani è un altro giorno, diceva quella. E io, francamente, non me ne infischio affatto.
E quando il momento è chiaro e i flussi di immagini e sensazioni sono troppi ogni minuto sembra un mese.
Poi però ho pensato che la scrittura ha aiutato me nelle ultime settimane. E che forse stasera, pardon, stanotte devo io qualcosa a lei.
E così eccomi qui, con il mio MacBook sul lettino al quale con fatica sto cercando di abituarmi.
E' stretto, un po' scomodo, sembra quasi volermi ricordare il mio raggio d'azione. Limitato, molto limitato.
Questi giorni, dopo i passi fatti, sono estremamente duri. Non so che succede, dove succede, quando e chi vi partecipa. Non so nulla. Mi arriva solo una eco lontana e qualche aggiornamento sporadico. A consuntivo.
E io odio vivere "a consuntivo". Io ho bisogno di decidere, di buttarmi, di ardere.
Ora c'è poco da decidere. C'è da accettare. Inutile tentare di ignorare, ci ho provato ed ho ottenuto risultati pessimi, talvolta imbarazzanti.
Tutti intorno a me vivono con semplicità, con leggerezza.
Io invece no. Io passo le mie giornate a pensare. Analizzare. Sperare. Valutare. Ipotizzare.
Godo di piccole gioie momentanee, frutto della eco lontana famosa.
Chi mi ha vicino nota un cambio d'umore repentino, che dona vita per una ventina di minuti.
Poi il tempo senza eco comincia a sembrarmi troppo di nuovo e si ricomincia. Pensare, analizzare, sperare, valutare, ipotizzare.
Vittima di due incantesimi: uno per perdere la ragione, l'altro per non volerla recuperare.
Domani è un altro giorno, diceva quella. E io, francamente, non me ne infischio affatto.
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martedì 11 giugno 2013
Luce
Sono sospeso, circondato dalla luce.
Vi è mai capitato di nuotare sott'acqua al tramonto? La poca luce che riesce a fendere i flussi è intensa e quasi divina. C'è una pace indescrivibile.
Basta estendere lo sguardo qualche metro più in là e il sorriso di beatitudine nato inconsapevolmente un attimo prima sparisce. Buio. Squali, barracuda, calamari giganti, balene, persino sottomarini. C'è di tutto in quel buio e ci sta venendo addosso. Panico.
Io mi sento così.
Il silenzio creato per dignità e giustizia nei miei confronti e in quelli di tutti gli altri ha generato una pace fittizia, molto sottile. Troppo delicata.
Mi guardo intorno e vedo sguardi, leggo parole, tutti parlano d'amore, e anch'io.
La domanda che non riesco a togliermi dalla testa, che io sia sveglio o meno è: PERCHE'?
Ovviamente non c'è risposta e, qualora ci fosse, non mi convincerebbe.
E allora mi affido alla ragione, ma credo di averla persa, tra una casa e l'altra.
Scrivere aiuta a condividere i pensieri, i dolori e le gioie. Ma la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'olfatto restano qui con me. O lì con voi.
E ancora: PERCHE'?
Se qualcuno sa rispondermi, lo faccia.
Io intanto resto qui.
Sospeso, circondato dalla luce.
Vi è mai capitato di nuotare sott'acqua al tramonto? La poca luce che riesce a fendere i flussi è intensa e quasi divina. C'è una pace indescrivibile.
Basta estendere lo sguardo qualche metro più in là e il sorriso di beatitudine nato inconsapevolmente un attimo prima sparisce. Buio. Squali, barracuda, calamari giganti, balene, persino sottomarini. C'è di tutto in quel buio e ci sta venendo addosso. Panico.
Io mi sento così.
Il silenzio creato per dignità e giustizia nei miei confronti e in quelli di tutti gli altri ha generato una pace fittizia, molto sottile. Troppo delicata.
Mi guardo intorno e vedo sguardi, leggo parole, tutti parlano d'amore, e anch'io.
La domanda che non riesco a togliermi dalla testa, che io sia sveglio o meno è: PERCHE'?
Ovviamente non c'è risposta e, qualora ci fosse, non mi convincerebbe.
E allora mi affido alla ragione, ma credo di averla persa, tra una casa e l'altra.
Scrivere aiuta a condividere i pensieri, i dolori e le gioie. Ma la vista, l'udito, il tatto, il gusto e l'olfatto restano qui con me. O lì con voi.
E ancora: PERCHE'?
Se qualcuno sa rispondermi, lo faccia.
Io intanto resto qui.
Sospeso, circondato dalla luce.
Zero
Ho provato a riscoprire il Claudio farfallone e casinista ultimamente. Si intuiva dalle ultime parole scritte in questi giorni. Poi però i momenti difficili arrivano.
Il dolore che hai dentro ha una memoria da elefante, non si scorda di te. Appena abbassi la guardia ti fotte. E tu piombi nei ricordi, nei desideri, nella solitudine interiore.
Sì, interiore.
Perché poi, per lavoro, per necessità e per scelta, ti girano intorno tante persone.
Ma sei sempre solo e nel posto sbagliato.
Ho provato a parlare con chiunque. Colleghi, familiari, amici, ho detto di sì a cene, birre e corse nel parco, ho sfoderato anche qualche battuta, poco convincente. Ero sempre in un luogo dal quale volevo andare via e le persone intorno erano un intralcio.
Un intralcio parlante, che si riempie la bocca della parola "tempo". Come convinco tutti che il tempo non è una cura universale? Forse con una metafora.
Supponiamo di riuscire a tenere una mano sul fuoco, a lungo, fino a quando il tempo non avrà fatto sì che il fuoco si estingua autonomamente. La mano è bruciata. Punto.
Vi è chiaro ora?!
E' una trasformazione irreversibile. Diceva un mio vecchio amico: "Una salsiccia non tornerà mai maiale".
Quindi, vuoi o non vuoi, del tempo non me ne faccio niente.
Continuerò a scherzare, ad essere forte, prendendo in giro me e gli altri.
E poi un giorno mi fermerò, in silenzio. Non avrò nient'altro da dire. E allora non chiedetemi niente.
Punto 0.
lunedì 10 giugno 2013
Test n.1
Siccome il film andava per le lunghe la recensione è rimandata a domani, dovessi mai finire di vederlo.
Dai, tanto so che non vi importava più di tanto. Preferireste farvi i fatti miei.
Ok, vi accontento con un test molto personale. Di quelli stile-myspace-di-una-volta.
Cominciamo:
1) Pensi di essere bello?
- No, di solito non ci penso. Mica se uno è bello deve stare lì a pensarci di continuo, scusa!
2) Ti ritieni simpatico?
- Sono il re dei simpatici.
3) Sei intelligente?
- Mi fa comodo crederlo. Sono furbo io.
4) Pensi di saperci fare con l'altro sesso?
- Dicono che chi parla di quello, poi non lo fa. Devo insegnarti proprio tutto?!
5) Segno zodiacale?
- Scorpionissimo.
6) Stagione preferita?
- Che palle sto test. Dai, impegnati un po' di più.
7) Bevanda preferita?
- Daje...
8) Più facile ridere o piangere?
- E' difficile ridere da soli ed è altrettanto dura piangere con gli altri.
9) Recita la frase di un film.
- Ok fatto. Ah, intendevi scriverla? "hey hey hey hey hey hey!!! Bel colpo Tex!" - Ghostbusters
Mi hanno sentito tutti!!
10) Ti arrabbi facilmente?
- Ma no, sono un tipo tranquillo io. Anche se con queste domande mi stai mettendo a dura prova.
11) Hai qualche vizio?
- Mi fido della gente. Vivo, sempre e comunque, intensamente. Ah, e mi arrabbio facilmente.
12) Quale persona non potresti mai smettere di vedere?
- Quella che ti si piazza davanti in un autobus stracolmo di persone.
13) Sei felice?
- Beh, a dirla tutta...NO!
14) Perché?
- Semplice. La felicità è un'energia finita, non infinita. Noi ce la scambiamo. Ora se la starà godendo qualcun altro su questa terra.
15) Sai che tra una domanda stupida e l'altra abbiamo fatto l'una?
- Eh, abbiamo. Ho fatto! Accidenti.
Good night folks!
Nonostante la superficialità del post, vi abbraccio con calore.
domenica 9 giugno 2013
Cameretta
Sto per guardare uno di quei film pieno di effetti speciali, un po' fantascientifico, di quelle americanate leggere che piacciono tanto ai superficiali come me.
Purtroppo in questa casa non sono molto socievoli. Ognuno nella sua stanza e si divide l'affitto.
E vabbè, non si può chiedere proprio tutto, dai.
Io stesso non sono un vero e proprio animale sociale, sono uno di quelli che ama la sua privacy e il suo angolino. Chi mi conosce lo sa.
Non sono un orso però. Diciamo che l'ipertricosi non è il primo dei miei problemi, fortunatamente.
Qual è il primo?
Che domani è lunedì. E quando sei un po' debilitato come me, il lunedì pesa come un macigno.
Ma ce la faremo. Me, myself and I.
Shhhhhh!!! Comincia il film.
Poi vi faccio una bella recensione, promesso.
Sì sì lo so, anche voi mi mancate già!
Purtroppo in questa casa non sono molto socievoli. Ognuno nella sua stanza e si divide l'affitto.
E vabbè, non si può chiedere proprio tutto, dai.
Io stesso non sono un vero e proprio animale sociale, sono uno di quelli che ama la sua privacy e il suo angolino. Chi mi conosce lo sa.
Non sono un orso però. Diciamo che l'ipertricosi non è il primo dei miei problemi, fortunatamente.
Qual è il primo?
Che domani è lunedì. E quando sei un po' debilitato come me, il lunedì pesa come un macigno.
Ma ce la faremo. Me, myself and I.
Shhhhhh!!! Comincia il film.
Poi vi faccio una bella recensione, promesso.
Sì sì lo so, anche voi mi mancate già!
Break even point
Ho fatto tardi, lo so. E' praticamente giorno. Ho parlato con un amico fino ad ora. Ne avevamo bisogno entrambi.
Ok. Volevate il fulmine che rompesse lo stallo?
E' arrivato.
Ho 32 anni e non posso più permettermi di giocare. Soprattutto con i sentimenti e con le persone. Soprattutto con i miei sentimenti e con me stesso.
Basta.
Da qualche ora, oltre ad essere ufficialmente solo, decisione presa non da me qualche settimana fa, sono anche praticamente solo. Niente più legami di nessun tipo.
Come detto nel precedente post, il limbo è finito. Adesso si sale o si scende. Mi affido alla poca serenità ritrovata e vado avanti.
Mi dispiace di aver fatto soffrire tantissimo una persona che, spero, un giorno mi perdonerà. Non se lo meritava per la sua costante correttezza e per il suo essere eccezionale. Spero si ricordi di esserlo, perché glielo dissi tante volte.
Mi dispiace di non essere stato abbastanza per un'altra persona che, anche se in pochi mesi, mi ha dato tanto. Io ho fatto tutto il possibile. La sua scelta ha tutta la mia comprensione e le auguro di essere finalmente felice, dopo anni.
Mi dispiace per me, perché ho sofferto e perché difficilmente riuscirò a ritrovare quel pazzo ironico che piaceva alle persone che gli vogliono ancora bene.
La mia vita è cambiata per sempre. Ora lo so per certo.
E' come mettere per la prima volta la mano sulla protesi dopo che ti hanno tagliato una gamba.
Diventa tutto chiaro.
Per cui, grazie a tutti, davvero. Gatsby è morto, gli hanno sparato.
Torna Claudio. E comincia un'arrampicata a mani nude, senza corda di sicurezza.
Chi vuole entrare nella mia vita può farlo tranquillamente. Unica regola da rispettare: sincerità.
Buonanotte o buongiorno, fate voi.
Vi abbraccio tutti.
Claudio
Ok. Volevate il fulmine che rompesse lo stallo?
E' arrivato.
Ho 32 anni e non posso più permettermi di giocare. Soprattutto con i sentimenti e con le persone. Soprattutto con i miei sentimenti e con me stesso.
Basta.
Da qualche ora, oltre ad essere ufficialmente solo, decisione presa non da me qualche settimana fa, sono anche praticamente solo. Niente più legami di nessun tipo.
Come detto nel precedente post, il limbo è finito. Adesso si sale o si scende. Mi affido alla poca serenità ritrovata e vado avanti.
Mi dispiace di aver fatto soffrire tantissimo una persona che, spero, un giorno mi perdonerà. Non se lo meritava per la sua costante correttezza e per il suo essere eccezionale. Spero si ricordi di esserlo, perché glielo dissi tante volte.
Mi dispiace di non essere stato abbastanza per un'altra persona che, anche se in pochi mesi, mi ha dato tanto. Io ho fatto tutto il possibile. La sua scelta ha tutta la mia comprensione e le auguro di essere finalmente felice, dopo anni.
Mi dispiace per me, perché ho sofferto e perché difficilmente riuscirò a ritrovare quel pazzo ironico che piaceva alle persone che gli vogliono ancora bene.
La mia vita è cambiata per sempre. Ora lo so per certo.
E' come mettere per la prima volta la mano sulla protesi dopo che ti hanno tagliato una gamba.
Diventa tutto chiaro.
Per cui, grazie a tutti, davvero. Gatsby è morto, gli hanno sparato.
Torna Claudio. E comincia un'arrampicata a mani nude, senza corda di sicurezza.
Chi vuole entrare nella mia vita può farlo tranquillamente. Unica regola da rispettare: sincerità.
Buonanotte o buongiorno, fate voi.
Vi abbraccio tutti.
Claudio
Avviso
Il mio Twitter diventa privato. Da adesso devo a me e a tutti serietà. E se non viene dall'esterno, deve necessariamente venire da me. Basta così.
Tutto quello che verrà nel futuro sarà puro e dettato da scelte convinte e definitive.
Il limbo finisce qui.
Come si dice, chi mi ama mi segua. Punto.
A più tardi, per il post notturno.
venerdì 7 giugno 2013
Venerdì
Sono in viaggio. E' quello che faccio ogni venerdì da mesi.
Prendo il mio fardello di cose, di paure e di esperienze, carico tutto su un autobus affollato di persone e telefoni, passo quattro ore di pensieri, a volte musica, poi ancora pensieri, tanta natura fuori dal finestrino, il giorno che si fa notte, e poi arrivo dai miei, cena e amore sempre pronti.
Ogni venerdì.
Con le opportune varianti, certo. Ma è così ogni venerdì.
Oggi, però, ho pensato che avrei potuto fare ciò che ultimamente faccio più spesso, scrivere.
Aiuta a fare analisi, a farsi un'idea del passato, ad apprezzare il presente e a fare azzardate previsioni sul futuro. Me l'ha insegnato Mab, tra le altre cose, che la scrittura è potente.
Lei, tra le altre cose, scrive molto meglio di me e forse un giorno pubblicherà qualcosa di grande. Glielo auguro.
Io invece lo faccio per passare il tempo, per illudermi e disilludermi. Da solo.
No, non sono pazzo. Anche se mi manca sentirmelo dire. Tra le altre cose.
E mi mancano venerdì diversi da questo. Tra le altre cose.
Gone
Il mio primo post scritto da un cellulare.
Voi direte - Ma non potevi aspettare di essere tranquillo davanti ad uno schermo, scegliere con cura le parole, guardare fuori dalla finestra e, soprattutto, scrivere qualcosa che non fosse banale? -
Forse sì. Ma non questa volta.
Il grido interiore, banale che sia, deve uscire fuori.
HO PERSO.
Sonoramente anche.
Ho perso e ne ho preso consapevolezza.
Come già detto: Se hai un bisogno bestiale impossibile, o sei una bestia o sei finito. Io sono una bestia finita...e con l'anima in fiamme...
giovedì 6 giugno 2013
Ricatto
Devo dire che alla fine il Padre Eterno mi ha ascoltato.
No, i miei problemi non sono risolti affatto, né credo che molte persone legate a me direttamente o indirettamente siano davvero felici ultimamente.
Ma, ok P.E., in questo ci dividiamo le responsabilità al 50%.
Un merito, però, ti va riconosciuto. Finalmente è uscito il sole.
Pioveva ininterrottamente da gennaio e cominciavo a risentirne anch'io che non sono meteoropatico. Ovviamente non ero predisposto all'ottimismo, ma quel grigiore eterno non aiutava. Stavo quasi per prendere l'accento milanese per quanto era grigio il cielo, sempre.
Altre due settimane e cominciavo con gli "aperitivi cenati" (pasti sfiziosi, nome orrendo), i piatti unici mangiati in piedi come i cavalli in pausa pranzo e le lampade "perché se no come fai ad andare in giro".
Per cui grazie, per il sole.
Ora però, caro P.E., dobbiamo rimboccarci le maniche della camicia, tanto la temperatura aiuta, e lavorare sodo sul resto. Che ne dici?
Vedila così, se non ti decidi a fare qualcosa per la mia tristezza di fondo io ti intristisco tutte le persone che mi ruotano intorno.
Poi fai tu...
PS: Non vi preoccupate, P.E. ha un gran senso dell'umorismo, quel vecchio burlone!
No, i miei problemi non sono risolti affatto, né credo che molte persone legate a me direttamente o indirettamente siano davvero felici ultimamente.
Ma, ok P.E., in questo ci dividiamo le responsabilità al 50%.
Un merito, però, ti va riconosciuto. Finalmente è uscito il sole.
Pioveva ininterrottamente da gennaio e cominciavo a risentirne anch'io che non sono meteoropatico. Ovviamente non ero predisposto all'ottimismo, ma quel grigiore eterno non aiutava. Stavo quasi per prendere l'accento milanese per quanto era grigio il cielo, sempre.
Altre due settimane e cominciavo con gli "aperitivi cenati" (pasti sfiziosi, nome orrendo), i piatti unici mangiati in piedi come i cavalli in pausa pranzo e le lampade "perché se no come fai ad andare in giro".
Per cui grazie, per il sole.
Ora però, caro P.E., dobbiamo rimboccarci le maniche della camicia, tanto la temperatura aiuta, e lavorare sodo sul resto. Che ne dici?
Vedila così, se non ti decidi a fare qualcosa per la mia tristezza di fondo io ti intristisco tutte le persone che mi ruotano intorno.
Poi fai tu...
PS: Non vi preoccupate, P.E. ha un gran senso dell'umorismo, quel vecchio burlone!
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mercoledì 5 giugno 2013
Sfogo
Ormai sono giorni che butto l'anima in questo blog.
Mi rendo conto che è infantile, ma non posso farne a meno. Ho provato a parlare con gli amici, con i miei, ma non basta. E poi, come ho già detto, i miei post sono le feste del venerdì piene di gente famosa. Organizzate sempre con la stessa forza e lo stesso spirito.
Stasera più delle altre volte avrei bisogno di affetto, di un abbraccio e magari di un caldo bacio.
Sono tutti sogni, amplificati dal bicchierino in più offerto da un amico. Ma sempre sogni sono.
Scrivo di getto, magari inanellando errori nei pensieri e nella forma.
Non mi importa.
Non mi importa più di niente.
Ci sono sere in cui tutto quello che è al di fuori della propria stanza diventa irraggiungibile, tutto quello che è al suo interno non sufficiente.
Ora mi taccio e penso.
Tanto per cambiare.
Mi rendo conto che è infantile, ma non posso farne a meno. Ho provato a parlare con gli amici, con i miei, ma non basta. E poi, come ho già detto, i miei post sono le feste del venerdì piene di gente famosa. Organizzate sempre con la stessa forza e lo stesso spirito.
Stasera più delle altre volte avrei bisogno di affetto, di un abbraccio e magari di un caldo bacio.
Sono tutti sogni, amplificati dal bicchierino in più offerto da un amico. Ma sempre sogni sono.
Scrivo di getto, magari inanellando errori nei pensieri e nella forma.
Non mi importa.
Non mi importa più di niente.
Ci sono sere in cui tutto quello che è al di fuori della propria stanza diventa irraggiungibile, tutto quello che è al suo interno non sufficiente.
Ora mi taccio e penso.
Tanto per cambiare.
E fuori nevica
Sto acquistando serenità.
In realtà ho già pagato profumatamente ed ora me la stanno consegnando a piccole dosi.
Alla base del processo c'è una sola, fondamentale certezza: io ho fatto tutto il possibile, in ogni campo.
In certe occasioni devo dire che ho fatto anche più del possibile, calpestando orgoglio, dignità ed egoismo.
Adesso si tratta di vivere e attendere di fare scelte o restare alla finestra a guardare se "tutto il possibile di cui sopra" ha prodotto, produce o produrrà conseguenze.
E' un po' come scuotere quelle semisfere natalizie con la neve e poi poggiarle sul tavolo o come lanciare un sasso bello grosso nel mare e godersi la perfezione dei cerchi concentrici.
Non ha senso scuotere più di tanto la palla con quel povero Babbo Natale dentro, così come non puoi lanciare un sasso che sia un macigno. Ci sono limiti fisici, psichici e morali.
E io li ho raggiunti. Non ho rimproveri da farmi. E sto acquistando serenità.
Non dico che sono felice. Non lo sono affatto e non so se e quando lo sarò di nuovo.
La felicità è un'utopia per me adesso.
Diciamo che posso essere felice di essere stato felice. Magra consolazione.
Magro me.
Buon pranzo a coloro che hanno il mio stesso fuso orario.
Per tutti gli altri, beh, rileggetevi il post quando sarà il momento.
In realtà ho già pagato profumatamente ed ora me la stanno consegnando a piccole dosi.
Alla base del processo c'è una sola, fondamentale certezza: io ho fatto tutto il possibile, in ogni campo.
In certe occasioni devo dire che ho fatto anche più del possibile, calpestando orgoglio, dignità ed egoismo.
Adesso si tratta di vivere e attendere di fare scelte o restare alla finestra a guardare se "tutto il possibile di cui sopra" ha prodotto, produce o produrrà conseguenze.
E' un po' come scuotere quelle semisfere natalizie con la neve e poi poggiarle sul tavolo o come lanciare un sasso bello grosso nel mare e godersi la perfezione dei cerchi concentrici.
Non ha senso scuotere più di tanto la palla con quel povero Babbo Natale dentro, così come non puoi lanciare un sasso che sia un macigno. Ci sono limiti fisici, psichici e morali.
E io li ho raggiunti. Non ho rimproveri da farmi. E sto acquistando serenità.
Non dico che sono felice. Non lo sono affatto e non so se e quando lo sarò di nuovo.
La felicità è un'utopia per me adesso.
Diciamo che posso essere felice di essere stato felice. Magra consolazione.
Magro me.
Buon pranzo a coloro che hanno il mio stesso fuso orario.
Per tutti gli altri, beh, rileggetevi il post quando sarà il momento.
Stand-off
L'ho scritto anche su Twitter. Sembra proprio uno di quei momenti centrali nei film, quando solo con una musica di sottofondo "alla Adele", il regista stacca dalla giornata di un personaggio a quella di un altro, e di un altro ancora.
Ognuno vive atmosfere diverse, totalmente slegate tra loro. Apparentemente.
Ma tutti, e dico tutti, ad un certo punto guardano nel vuoto e sospirano o sorridono appena, pensando.
Ecco, mi sento parte di un film commedia o drammatico all'americana, proprio uno di quelli con l'intermezzo musicale.
E mi chiedo anche: se ci fosse un pubblico, ora, cosa si aspetterebbe? Cosa vorrebbe?
Beh, quasi sicuramente non gradirebbe una situazione di stallo. Vorrebbe azione. Decisioni interessanti. Incontri casuali o gesti eclatanti.
Una cosa del tipo: zoomata sul cursore del mouse che clicca su "Cancella il blog".
Per ora no, ma chi può dirlo.
Magari il gesto eclatante non sarà da parte mia. Magari non ce ne sarà uno. La vita non ha i tempi cinematografici e io non sono Truman Burbank.
E che finale vorrebbe il pubblico?
Me lo direte voi.
Se esistete.
Notte gente...
Ognuno vive atmosfere diverse, totalmente slegate tra loro. Apparentemente.
Ma tutti, e dico tutti, ad un certo punto guardano nel vuoto e sospirano o sorridono appena, pensando.
Ecco, mi sento parte di un film commedia o drammatico all'americana, proprio uno di quelli con l'intermezzo musicale.
E mi chiedo anche: se ci fosse un pubblico, ora, cosa si aspetterebbe? Cosa vorrebbe?
Beh, quasi sicuramente non gradirebbe una situazione di stallo. Vorrebbe azione. Decisioni interessanti. Incontri casuali o gesti eclatanti.
Una cosa del tipo: zoomata sul cursore del mouse che clicca su "Cancella il blog".
Per ora no, ma chi può dirlo.
Magari il gesto eclatante non sarà da parte mia. Magari non ce ne sarà uno. La vita non ha i tempi cinematografici e io non sono Truman Burbank.
E che finale vorrebbe il pubblico?
Me lo direte voi.
Se esistete.
Notte gente...
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martedì 4 giugno 2013
Passio
Io non credo di essere una persona "strana". Cioè, magari, particolare. Esagerata qualche volta.
Ok, esagerata sempre.
Fino a quando avevo poco più di vent'anni, chi mi conosceva abbastanza approfonditamente etichettava questa mia caratteristica con "grande sensibilità". Non era del tutto corretto, o meglio, non era tutto. A valle dei miei comportamenti nel corso degli anni ho compreso che c'era dell'altro.
C'era la passione. Accidenti a lei.
Io vivo di passione. Lo dicono sia i momenti in cui l'ho mortificata, con i miei cali d'umore e i miei musi lunghi, sia quelli in cui l'ho glorificata, con i miei balletti e i sorrisoni da peste quindicenne.
Vivo di passione e con passione. Se mi butto, lo faccio al massimo. Se soffro o sono felice, è al massimo.
Ora, il mio problema, se di problema si può parlare, non è la mia "grande sensibilità", né la mia forte passione. E' il fatto che entrambe non possono convivere, se non generando sensazioni ed emozioni del tutto incontrollabili.
Esempio: la passione ti fa tuffare, acqua fredda o tiepida, scogli o baie del tutto sicure, azzittendo la razionalità utilizzata solo per dare consigli alle altre persone; la sensibilità ti fa sentire completamente il piacere, ma anche il dolore. Rende ancora più intenso ciò che la passione ha già reso incandescente.
Boom!
Non sono strano, sono solo esagerato.
Pardon...
Post umano
lunedì 3 giugno 2013
Il domani è passato
Che io non creda nel destino è chiaro, l'ho detto e lo ripeto. Non ci credo!
Credo nelle scelte, piccole o grandi che siano, di testa, di cuore o di pancia.
Fatto sta che la sensazione è che la vita, tanto, poi fa come vuole. E' solo una sensazione Claudio.
Facendo un'analisi dei miei ultimi anni è evidente che ho dovuto affrontare ed accettare situazioni, emozioni e scelte di altre persone, quasi tutte imprevedibili.
Destino? No.
Affrontare ed accettare vuol dire scegliere. Nessuno mi ha imposto di farlo. Mai.
Anche quando mi prendevano per i capelli e sbattevano la mia testa contro il muro, ho scelto io che "basta così". Ho scelto io Londra, Roma, i treni e tutto il resto.
A volte mi pento, a volte no.
Gatsby dice che si può cambiare il passato. Chiunque penserebbe che è un pazzo, ma non è così.
Avete mai pensato che potete cambiare il domani e che il domani stesso sarà passato dopodomani?
Abbiamo un grande potere tra le mani: fare.
O meglio, scegliere di fare.
E una volta fatto, mai cliccare su "Cancella".
Chi è con me?!?! Allora??? Chi è con me?!?!?!
Cavolo, mi manca solo un megafono.
Credo nelle scelte, piccole o grandi che siano, di testa, di cuore o di pancia.
Fatto sta che la sensazione è che la vita, tanto, poi fa come vuole. E' solo una sensazione Claudio.
Facendo un'analisi dei miei ultimi anni è evidente che ho dovuto affrontare ed accettare situazioni, emozioni e scelte di altre persone, quasi tutte imprevedibili.
Destino? No.
Affrontare ed accettare vuol dire scegliere. Nessuno mi ha imposto di farlo. Mai.
Anche quando mi prendevano per i capelli e sbattevano la mia testa contro il muro, ho scelto io che "basta così". Ho scelto io Londra, Roma, i treni e tutto il resto.
A volte mi pento, a volte no.
Gatsby dice che si può cambiare il passato. Chiunque penserebbe che è un pazzo, ma non è così.
Avete mai pensato che potete cambiare il domani e che il domani stesso sarà passato dopodomani?
Abbiamo un grande potere tra le mani: fare.
O meglio, scegliere di fare.
E una volta fatto, mai cliccare su "Cancella".
Chi è con me?!?! Allora??? Chi è con me?!?!?!
Cavolo, mi manca solo un megafono.
Specchio
Qualcuno potrebbe gentilmente spiegarmi perché mi sono ritrovato a guardare questo film?
I messaggi ricevuti sono tanti. Ma tra loro mi rimbombano nella testa l'immortale speranza e determinazione di un uomo, di cui ho parlato nei giorni passati, e l'esistenza di persone che "schiacciano cose e creature e poi si ritraggono nella loro immensa noncuranza".
Hanno messo insieme i pezzi della mia storia circa novant'anni fa. Luce verde compresa.
E nonostante queste sparse riflessioni, che sono le mie feste piene di gente, spero di non cambiare mai. Nonostante tutto. Nonostante essere fedele a me stesso ha comportato dolore.
Avrei voluto scrivere un post intenso, ma sono vuoto ora e in una nuova casa, in attesa di una strana mattina.
Auguro a tutti bei sogni e che siano incorruttibili.
I messaggi ricevuti sono tanti. Ma tra loro mi rimbombano nella testa l'immortale speranza e determinazione di un uomo, di cui ho parlato nei giorni passati, e l'esistenza di persone che "schiacciano cose e creature e poi si ritraggono nella loro immensa noncuranza".
Hanno messo insieme i pezzi della mia storia circa novant'anni fa. Luce verde compresa.
E nonostante queste sparse riflessioni, che sono le mie feste piene di gente, spero di non cambiare mai. Nonostante tutto. Nonostante essere fedele a me stesso ha comportato dolore.
Avrei voluto scrivere un post intenso, ma sono vuoto ora e in una nuova casa, in attesa di una strana mattina.
Auguro a tutti bei sogni e che siano incorruttibili.
domenica 2 giugno 2013
Il piacere è tutto mio
Chi ha passato un bel weekend alzi la mano.
Io sono in piedi, a testa alta. Non parlo ancora molto e quando lo faccio bisogna stare attenti agli schizzi di veleno, e per questo chiedo scusa a tutti. Si finisce sempre per prendersela con le persone sbagliate e con se stessi.
Novità? Sì, certo.
Eccomi qua. Casa nuova, stanza nuova. Letto piccolo, come tanti anni fa.
Ci sono ancora tante scatole, tanti oggetti, tanti posti, tanti oggetti nei posti sbagliati. Piano piano, è fisiologico, troverò il mio equilibrio qui dentro e, quand'anche non dovessi trovarlo, ho sempre la possibilità di cercare un'altra sistemazione. E di nuovo scatole, oggetti e posti.
Ho veramente scritto "quand'anche"? Mio Dio.
L'accoglienza è stata discreta. Sasha, uno dei miei nuovi coinquilini ha già avuto l'onore di ascoltare la mia storia. Ha capito tutto e detto la sua. E' incredibile che mi conosca da 5 minuti ed abbia parlato come chi mi conosce da sempre.
Ho bucato una rete wireless. Cioè, ehm, ho indovinato la password, ecco.
La necessità, in questi casi, è capace anche di questi colpi di mentalismo.
Guardo un bel film stasera, "Il grande Gatsby". Me ne hanno parlato benissimo.
E poi, forse, scrivo un post serio.
Senza "quand'anche".
Io sono in piedi, a testa alta. Non parlo ancora molto e quando lo faccio bisogna stare attenti agli schizzi di veleno, e per questo chiedo scusa a tutti. Si finisce sempre per prendersela con le persone sbagliate e con se stessi.
Novità? Sì, certo.
Eccomi qua. Casa nuova, stanza nuova. Letto piccolo, come tanti anni fa.
Ci sono ancora tante scatole, tanti oggetti, tanti posti, tanti oggetti nei posti sbagliati. Piano piano, è fisiologico, troverò il mio equilibrio qui dentro e, quand'anche non dovessi trovarlo, ho sempre la possibilità di cercare un'altra sistemazione. E di nuovo scatole, oggetti e posti.
Ho veramente scritto "quand'anche"? Mio Dio.
L'accoglienza è stata discreta. Sasha, uno dei miei nuovi coinquilini ha già avuto l'onore di ascoltare la mia storia. Ha capito tutto e detto la sua. E' incredibile che mi conosca da 5 minuti ed abbia parlato come chi mi conosce da sempre.
Ho bucato una rete wireless. Cioè, ehm, ho indovinato la password, ecco.
La necessità, in questi casi, è capace anche di questi colpi di mentalismo.
Guardo un bel film stasera, "Il grande Gatsby". Me ne hanno parlato benissimo.
E poi, forse, scrivo un post serio.
Senza "quand'anche".
sabato 1 giugno 2013
Ciao, io mi chiamo Claudio
Oggi è stato uno di quei giorni che non vorresti mai vivere. Uno di quelli in cui senti che ti stanno portando via l'ennesimo pezzo, senza nessuna anestesia.
In quelli appena trascorsi ho ricevuto batoste che avrebbero steso un toro. Io ero già a terra e più giù non potevo andare, anche se gli eventi cercavano di spingermi, con i loro piedi sulla mia faccia.
Due di loro, non dico i più importanti, ma di sicuro i conclusivi, sono accaduti oggi.
Di uno vi parlerò, dell'altro meglio di no, poiché è accaduto molto lontano da qui, non mi ha coinvolto ed è meglio lasciarlo dov'è, con le persone che vi hanno partecipato, visto che accadrà ancora e ancora.
Ho traslocato.
Si dice che cambiare casa sia per la psiche umana come un lutto vero e proprio. Posso confermare. E io di lutti, me ne intendo. Meno di come si elaborano, ma sto imparando. Sono morto almeno tre volte in un paio di mesi. E pensare che i dilettanti si fermano ad una, per poi prendersi un periodo di riposo.
Non tornerò mai più tra quelle mura. E' disarmante oltre che triste pensare che, sempre tra quelle mura, si siano realizzate migliaia di piccole storie, situazioni di vita quotidiana, tragedie, conoscenze, cene, litigi, balli, urla, risate, pianti, abbracci, sospiri, saluti, sogni, telefonate, lavori, film, partite, birre e pizze, omelette, e molto molto altro. E poi, un giorno, ti chiudi la porta alle spalle. Per sempre.
E' disarmante e nessuno ti capisce, se non l'ha provato.
In più, questa dannata giornata sembrava non finire mai.
Poi mi sono state dette poche parole, da due persone infinitamente amorevoli.
Luce.
C'è un "me" più bello di quello attuale, più divertente, più coinvolgente, sorridente e pieno di vita, rispettoso degli altri e di se stesso, dignitoso. Va recuperato.
Sono pronto.
In quelli appena trascorsi ho ricevuto batoste che avrebbero steso un toro. Io ero già a terra e più giù non potevo andare, anche se gli eventi cercavano di spingermi, con i loro piedi sulla mia faccia.
Due di loro, non dico i più importanti, ma di sicuro i conclusivi, sono accaduti oggi.
Di uno vi parlerò, dell'altro meglio di no, poiché è accaduto molto lontano da qui, non mi ha coinvolto ed è meglio lasciarlo dov'è, con le persone che vi hanno partecipato, visto che accadrà ancora e ancora.
Ho traslocato.
Si dice che cambiare casa sia per la psiche umana come un lutto vero e proprio. Posso confermare. E io di lutti, me ne intendo. Meno di come si elaborano, ma sto imparando. Sono morto almeno tre volte in un paio di mesi. E pensare che i dilettanti si fermano ad una, per poi prendersi un periodo di riposo.
Non tornerò mai più tra quelle mura. E' disarmante oltre che triste pensare che, sempre tra quelle mura, si siano realizzate migliaia di piccole storie, situazioni di vita quotidiana, tragedie, conoscenze, cene, litigi, balli, urla, risate, pianti, abbracci, sospiri, saluti, sogni, telefonate, lavori, film, partite, birre e pizze, omelette, e molto molto altro. E poi, un giorno, ti chiudi la porta alle spalle. Per sempre.
E' disarmante e nessuno ti capisce, se non l'ha provato.
In più, questa dannata giornata sembrava non finire mai.
Poi mi sono state dette poche parole, da due persone infinitamente amorevoli.
Luce.
C'è un "me" più bello di quello attuale, più divertente, più coinvolgente, sorridente e pieno di vita, rispettoso degli altri e di se stesso, dignitoso. Va recuperato.
Sono pronto.
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