Per tanto tempo non è stata una presa in giro. Poi lo è diventata.
Non mi pento di averci creduto.
Non mi pento di aver dato tutto me stesso e di essermi consumato.
Mi fa rabbia aver sottovalutato segnali evidenti e fagocitato bugie.
Ho anche perdonato quelle scoperte ed ammesse. Mi fa rabbia anche questo.
E mi fanno rabbia i teatrini.
Mi fa rabbia che venga spacciata per amore l'ossessione per il controllo.
Mi fa rabbia che quel controllo ci sia poi stato, sempre, perché faceva leva sui miei sentimenti autentici.
Sono incazzato.
Perché se ami non te ne vai, cazzo. E questo doveva essermi chiaro da subito.
E io invece credevo alle parole, ignorando i fatti. Subendo i fatti.
Sono incazzato.
Prima o poi doveva arrivare questo giorno.
Sentivo la rabbia crescere, divorarmi lo stomaco, bloccarmi il cervello.
Non odio nessuno. A 32 anni sono di sicuro responsabile delle mie scelte. E' mancata l'onestà e ne ho subito le conseguenze. Ma l'ho voluto io. Avrei potuto constatare l'evidenza e smetterla di credere a tutto ciò che mi veniva detto, coprendo gli occhi per non vedere ciò che seguiva, o meglio, non seguiva alle chiacchiere.
Ero accecato da ciò che provavo.
Va bene così. Mi servirà per crescere.
Ma Dio solo sa quanto sono incazzato.
Non avvicinatevi, vi avveleno.
Non mentitemi, vi ammazzo.
Buonanotte.
giovedì 25 luglio 2013
mercoledì 24 luglio 2013
Suonala ancora Sam
Sono stato in silenzio per qualche giorno, ma stasera ho proprio bisogno di scrivere.
Chi conosce i miei occhi sa che non sono sereni, ma oggi voglio condividere con voi una meravigliosa scoperta: nonostante tutto, in questo mondo pieno di falsità, sofferenza, ingiustizie e maledizioni celate o apertamente scagliate, amori finiti o mai iniziati, si verificano storie bellissime.
Bellissime, credetemi.
Un mio amico ha deciso di sposarsi.
Io li ho visti insieme, lui e la sua futura moglie. Sono eccezionali.
Si guardano appartenendosi e si appartengono guardandosi.
Mi hanno dato calore, insieme, quando sentivo un freddo dentro da gelare un orso polare.
Mi hanno fatto ridere, insieme, quando avevo gli occhi gonfi di lacrime.
Mi hanno ascoltato, insieme, quando ero pieno di dubbi.
E non faceva differenza che io parlassi con lui o con lei, si trattava sempre di un'unica entità.
E' così che deve essere. E, cavolo, loro sono l'esempio che può essere così.
Avevo perso le speranze in tutto questo. Ero arrivato a credere che bisogna lottare ogni giorno per essere amati. Che ciò che la vita aveva riservato per me fosse una continua rincorsa.
L'amore non è questo. L'amore è presenza, calore, sorrisi, litigi furiosi, abbracci in cui ogni nube si dirada. L'amore non si supplica. Si dà, e basta. E se va come deve, lo si riceve anche. Senza rincorse, senza strategie, senza pianificare, senza doversi sforzare di capire cosa sta accadendo, semplicemente perché è sotto i nostri occhi. Sempre.
E indovinate un po'? Mi hanno chiesto di essere il loro testimone.
E' un onore essere testimone della loro volontà di urlare al mondo che si amano e che sarà sempre così.
E non è l'unica storia bellissima che mi sono trovato davanti agli occhi.
Ieri avevo deciso di andare ad un concerto con mio fratello. Macchina lasciata molto lontano dal parco, due chilometri a piedi nell'afa di una serata d'estate romana, per arrivare e trovare il botteghino chiuso per il "tutto esaurito". Stranamente non c'è stata la reazione prevista del "cavolo, in questo periodo capitano tutte a me". C'ho riso su.
Ne sono venute fuori una pizza e tante chiacchiere, per scoprire a fine serata che mio fratello aveva ottenuto una promozione al lavoro. Felicità. Pura. E orgoglio.
Lo dissi e lo ripeto, Sam aveva ragione: "C'è del buono in questo mondo...ed è giusto combattere per questo".
Per ora riesco ad essere felice per gli altri.
E me lo tengo stretto questo risultato.
Chi conosce i miei occhi sa che non sono sereni, ma oggi voglio condividere con voi una meravigliosa scoperta: nonostante tutto, in questo mondo pieno di falsità, sofferenza, ingiustizie e maledizioni celate o apertamente scagliate, amori finiti o mai iniziati, si verificano storie bellissime.
Bellissime, credetemi.
Un mio amico ha deciso di sposarsi.
Io li ho visti insieme, lui e la sua futura moglie. Sono eccezionali.
Si guardano appartenendosi e si appartengono guardandosi.
Mi hanno dato calore, insieme, quando sentivo un freddo dentro da gelare un orso polare.
Mi hanno fatto ridere, insieme, quando avevo gli occhi gonfi di lacrime.
Mi hanno ascoltato, insieme, quando ero pieno di dubbi.
E non faceva differenza che io parlassi con lui o con lei, si trattava sempre di un'unica entità.
E' così che deve essere. E, cavolo, loro sono l'esempio che può essere così.
Avevo perso le speranze in tutto questo. Ero arrivato a credere che bisogna lottare ogni giorno per essere amati. Che ciò che la vita aveva riservato per me fosse una continua rincorsa.
L'amore non è questo. L'amore è presenza, calore, sorrisi, litigi furiosi, abbracci in cui ogni nube si dirada. L'amore non si supplica. Si dà, e basta. E se va come deve, lo si riceve anche. Senza rincorse, senza strategie, senza pianificare, senza doversi sforzare di capire cosa sta accadendo, semplicemente perché è sotto i nostri occhi. Sempre.
E indovinate un po'? Mi hanno chiesto di essere il loro testimone.
E' un onore essere testimone della loro volontà di urlare al mondo che si amano e che sarà sempre così.
E non è l'unica storia bellissima che mi sono trovato davanti agli occhi.
Ieri avevo deciso di andare ad un concerto con mio fratello. Macchina lasciata molto lontano dal parco, due chilometri a piedi nell'afa di una serata d'estate romana, per arrivare e trovare il botteghino chiuso per il "tutto esaurito". Stranamente non c'è stata la reazione prevista del "cavolo, in questo periodo capitano tutte a me". C'ho riso su.
Ne sono venute fuori una pizza e tante chiacchiere, per scoprire a fine serata che mio fratello aveva ottenuto una promozione al lavoro. Felicità. Pura. E orgoglio.
Lo dissi e lo ripeto, Sam aveva ragione: "C'è del buono in questo mondo...ed è giusto combattere per questo".
Per ora riesco ad essere felice per gli altri.
E me lo tengo stretto questo risultato.
Etichette:
concerto,
felicità,
matrimonio,
orgoglio,
promozione,
purezza,
storie,
suonala ancora sam,
testimone
venerdì 19 luglio 2013
Autentica
Ho un problema. Da sempre.
Io voglio trovare una spiegazione per tutto. Non per niente il "libro dei perché", da piccolo, era il mio preferito.
Mi chiedo sempre "perché", sempre accidenti. Chi mi conosce un po' sa che non trovo pace se non è tutto chiaro. E' un problema, credetemi.
Cerco le cause, le motivazioni, per tutto ciò che accade a me ed intorno a me. Da uno sguardo ad una parola detta, da una decisione presa ad un comportamento apparentemente istintivo, dall'esperienza più emozionante e felice di una vita alla morte di qualcuno.
Per tutto c'è una spiegazione. Ed io, cascasse il mondo, devo trovarla.
E poi la trovo eh! La trovo sempre.
E allora vi chiederete - "Qual è il problema dunque?"
Il problema sta nel fatto che la spiegazione trovata non sempre mi piace, anzi.
E cosa faccio quando non mi piace una spiegazione? Semplice, ne cerco un'altra, più accettabile.
In questo periodo sto annaspando perché c'è carenza di motivazioni accettabili per il mio cervello e, ancora di più, per il mio cuore. Alla fine è sempre lui che determina il mio stato d'animo e che decide le mie azioni, quelle vere. E il cervello accetta, in silenzio, prima che vengano rilasciate endorfine.
Oggi non ho spiegazioni ammissibili per quello che sto vivendo. E si verificano, quotidianamente, le seguenti fasi:
- Il cervello tenta di accettare;
- Il cuore dice "non se ne parla nemmeno";
- Il cervello si sottomette ma impone il rispetto per le decisioni altrui;
- Il cuore soffre e cerca di spegnere il cervello.
Di solito ci si ferma alla quarta fase, per poi ricominciare in maniera ciclica. Più volte al giorno.
Ma un giorno il cuore potrebbe riuscire nella sua impresa e allora ogni azione sarebbe irrazionale, ma vera. Genuina. Autentica. Mia.
Questo potrebbe accadere a chiunque.
Un abbraccio, ovunque voi siate.
Credo di aver detto tutto.
Io voglio trovare una spiegazione per tutto. Non per niente il "libro dei perché", da piccolo, era il mio preferito.
Mi chiedo sempre "perché", sempre accidenti. Chi mi conosce un po' sa che non trovo pace se non è tutto chiaro. E' un problema, credetemi.
Cerco le cause, le motivazioni, per tutto ciò che accade a me ed intorno a me. Da uno sguardo ad una parola detta, da una decisione presa ad un comportamento apparentemente istintivo, dall'esperienza più emozionante e felice di una vita alla morte di qualcuno.
Per tutto c'è una spiegazione. Ed io, cascasse il mondo, devo trovarla.
E poi la trovo eh! La trovo sempre.
E allora vi chiederete - "Qual è il problema dunque?"
Il problema sta nel fatto che la spiegazione trovata non sempre mi piace, anzi.
E cosa faccio quando non mi piace una spiegazione? Semplice, ne cerco un'altra, più accettabile.
In questo periodo sto annaspando perché c'è carenza di motivazioni accettabili per il mio cervello e, ancora di più, per il mio cuore. Alla fine è sempre lui che determina il mio stato d'animo e che decide le mie azioni, quelle vere. E il cervello accetta, in silenzio, prima che vengano rilasciate endorfine.
Oggi non ho spiegazioni ammissibili per quello che sto vivendo. E si verificano, quotidianamente, le seguenti fasi:
- Il cervello tenta di accettare;
- Il cuore dice "non se ne parla nemmeno";
- Il cervello si sottomette ma impone il rispetto per le decisioni altrui;
- Il cuore soffre e cerca di spegnere il cervello.
Di solito ci si ferma alla quarta fase, per poi ricominciare in maniera ciclica. Più volte al giorno.
Ma un giorno il cuore potrebbe riuscire nella sua impresa e allora ogni azione sarebbe irrazionale, ma vera. Genuina. Autentica. Mia.
Questo potrebbe accadere a chiunque.
Un abbraccio, ovunque voi siate.
Credo di aver detto tutto.
giovedì 18 luglio 2013
Sesto
Voglio scrivere un post veloce, così, di getto.
Non lo faccio tanto per scrivere, ma perché di cose da dire, domande da fare, ne avrei migliaia.
Non c'è tempo.
Per cui mi rifugio qui, mentre gli altri prendono un caffè, e sparo pensieri a raffica.
Sono completamente disorientato. Mi sembra di camminare in un labirinto, al buio. Come diavolo fai a sapere se sei già passato in questo posto se puoi basarti solo sul tatto ed ogni parete è uguale all'altra?
Si rischia la follia in questi casi.
Oppure bisogna basarsi su un altro senso. Magari il cosiddetto "sesto".
Ed è ciò che sto tentando di fare. Sentire dove, come, con chi, azioni, pensieri, voglie, istinti e paure. Da qui.
Ovviamente mi sbaglierò su tutto. Ma l'alternativa e fregarsene e, se avete capito qualcosa di me, mi risulta alquanto difficile. Per natura mia e di ciò che provo.
Ecco che tornano tutti! Meglio chiudere!
A presto!
Non lo faccio tanto per scrivere, ma perché di cose da dire, domande da fare, ne avrei migliaia.
Non c'è tempo.
Per cui mi rifugio qui, mentre gli altri prendono un caffè, e sparo pensieri a raffica.
Sono completamente disorientato. Mi sembra di camminare in un labirinto, al buio. Come diavolo fai a sapere se sei già passato in questo posto se puoi basarti solo sul tatto ed ogni parete è uguale all'altra?
Si rischia la follia in questi casi.
Oppure bisogna basarsi su un altro senso. Magari il cosiddetto "sesto".
Ed è ciò che sto tentando di fare. Sentire dove, come, con chi, azioni, pensieri, voglie, istinti e paure. Da qui.
Ovviamente mi sbaglierò su tutto. Ma l'alternativa e fregarsene e, se avete capito qualcosa di me, mi risulta alquanto difficile. Per natura mia e di ciò che provo.
Ecco che tornano tutti! Meglio chiudere!
A presto!
Etichette:
domande,
fregarsene,
labirinto,
pensieri,
sesto senso
Più
Noi siamo il risultato quotidiano di una somma che dura anni.
Ogni azione, ogni parola, ogni pensiero, ogni gesto, ogni movimento, ogni sguardo, ogni sospiro, ogni sorriso, ogni espressione, ogni passo, ogni scelta, ogni lacrima, sono frutto della vita vissuta fino ad un secondo prima.
In realtà noi stiamo costruendo il nostro minuto successivo. Sempre.
E' una continua rincorsa, una continua costruzione, un continuo raffinamento.
Ora siamo semplicemente quelli che eravamo ieri, ma con angoli un po' smussati o appuntiti, con un sorriso che mostra un velo di tristezza, o con una risata al posto di ore di litigi che ci sarebbero stati fino ad un anno prima, con un passo più svelto usciti dal lavoro perché torniamo da nostro figlio che due anni fa magari non c'era, con uno sguardo più attento ai problemi della nostra compagna, con più responsabilità, con più rughe, ma per i sorrisi, non per altro.
Continuiamo a sommare e sommare e sommare nuovi elementi.
Alcuni li dimentichiamo, o pensiamo di farlo, ma ci restano appiccicati come i pezzettini del guscio di un uovo sodo che si rompe nelle nostre mani.
Altri elementi non potremo mai dimenticarli, perché figli di errori commessi in passato che non vogliamo si ripresentino più nella nostra vita.
Altri ancora restano perché non possiamo e non potremo più farne a meno, come il sentirsi amati.
"Aaah, che bello!", diceva il mio amico Enzo.
Quanto è bello essere amati. E' vero.
Ti fa camminare sulle nuvole, ti fa sentire invincibile, ti dà forza, coraggio, determinazione e la serenità indispensabile per poter trovare la giusta concentrazione in tutte le altre cose della vita.
E allora, miei cari, amate. Amate più che potete. Amate come se doveste sbrigarvi a farlo, prima che finisca il mondo. Amate come se fosse ciò per cui siamo su questa terra. Amate perché chi amate camminerà sulle nuvole, si sentirà invincibile, avrà forza, coraggio, determinazione e serenità per concentrarsi su tutte le altre cose della vita.
Amate perché è addirittura più bello che essere amati.
E pensare che eravamo partiti bene da una fredda somma.
Devo smetterla con queste romanticherie!
Ogni azione, ogni parola, ogni pensiero, ogni gesto, ogni movimento, ogni sguardo, ogni sospiro, ogni sorriso, ogni espressione, ogni passo, ogni scelta, ogni lacrima, sono frutto della vita vissuta fino ad un secondo prima.
In realtà noi stiamo costruendo il nostro minuto successivo. Sempre.
E' una continua rincorsa, una continua costruzione, un continuo raffinamento.
Ora siamo semplicemente quelli che eravamo ieri, ma con angoli un po' smussati o appuntiti, con un sorriso che mostra un velo di tristezza, o con una risata al posto di ore di litigi che ci sarebbero stati fino ad un anno prima, con un passo più svelto usciti dal lavoro perché torniamo da nostro figlio che due anni fa magari non c'era, con uno sguardo più attento ai problemi della nostra compagna, con più responsabilità, con più rughe, ma per i sorrisi, non per altro.
Continuiamo a sommare e sommare e sommare nuovi elementi.
Alcuni li dimentichiamo, o pensiamo di farlo, ma ci restano appiccicati come i pezzettini del guscio di un uovo sodo che si rompe nelle nostre mani.
Altri elementi non potremo mai dimenticarli, perché figli di errori commessi in passato che non vogliamo si ripresentino più nella nostra vita.
Altri ancora restano perché non possiamo e non potremo più farne a meno, come il sentirsi amati.
"Aaah, che bello!", diceva il mio amico Enzo.
Quanto è bello essere amati. E' vero.
Ti fa camminare sulle nuvole, ti fa sentire invincibile, ti dà forza, coraggio, determinazione e la serenità indispensabile per poter trovare la giusta concentrazione in tutte le altre cose della vita.
E allora, miei cari, amate. Amate più che potete. Amate come se doveste sbrigarvi a farlo, prima che finisca il mondo. Amate come se fosse ciò per cui siamo su questa terra. Amate perché chi amate camminerà sulle nuvole, si sentirà invincibile, avrà forza, coraggio, determinazione e serenità per concentrarsi su tutte le altre cose della vita.
Amate perché è addirittura più bello che essere amati.
E pensare che eravamo partiti bene da una fredda somma.
Devo smetterla con queste romanticherie!
mercoledì 17 luglio 2013
Earphones
Ho scaricato un album dei Muse e me lo sono sparato nelle orecchie da stamattina.
Sempre uguali a se stessi, questo lo sapevo ma, devo dire, a loro modo interessanti.
Ciò che mi ha spinto a conoscerli meglio è stato il testo di "Time is running out". Conoscevo il pezzo, ma non avevo mai fatto attenzione alle parole.
Questi hanno previsto con dieci anni d'anticipo quello che oggi avrei avuto IO nella testa e l'hanno scritto! Parola per parola! Non ce n'è una, e dico UNA, fuori posto!
Impressionante...
In metropolitana stavo per urlare insieme a Matthew Bellamy. Poi ho pensato che lui lo sentivo solo io, lo stesso non sarebbe stato per me. E, incrociando lo sguardo di una vecchietta che, secondo me, aveva fiutato il pericolo, ho tenuto il "bury it" per me.
Lo so, non sembra neanche il mio blog. Ma stasera volevo condividere quest'esperienza con voi.
Torniamo seri.
Che il nostro tempo stia finendo è nell'aria, dopo tutto quanto abbiamo vissuto negli ultimi giorni.
Io, però, voglio rimanere fedele a me stesso e non solo.
Andare avanti ogni giorno con tutta la forza che ho, poca che sia, non mi interessa.
Ora ho due obiettivi nella testa. Anzi, facciamo tre.
Primo: il mio viaggio.
Ho deciso di non confidarne a nessuno la meta. Non prima del mio ritorno.
Secondo: arrivare ad un preciso giorno di settembre.
Di questo parleremo in seguito, semmai.
Terzo: cantare quel pezzo dei Muse con il mio prossimo gruppo, urlando in faccia a qualcuno, che sorriderà.
Sempre uguali a se stessi, questo lo sapevo ma, devo dire, a loro modo interessanti.
Ciò che mi ha spinto a conoscerli meglio è stato il testo di "Time is running out". Conoscevo il pezzo, ma non avevo mai fatto attenzione alle parole.
Questi hanno previsto con dieci anni d'anticipo quello che oggi avrei avuto IO nella testa e l'hanno scritto! Parola per parola! Non ce n'è una, e dico UNA, fuori posto!
Impressionante...
In metropolitana stavo per urlare insieme a Matthew Bellamy. Poi ho pensato che lui lo sentivo solo io, lo stesso non sarebbe stato per me. E, incrociando lo sguardo di una vecchietta che, secondo me, aveva fiutato il pericolo, ho tenuto il "bury it" per me.
Lo so, non sembra neanche il mio blog. Ma stasera volevo condividere quest'esperienza con voi.
Torniamo seri.
Che il nostro tempo stia finendo è nell'aria, dopo tutto quanto abbiamo vissuto negli ultimi giorni.
Io, però, voglio rimanere fedele a me stesso e non solo.
Andare avanti ogni giorno con tutta la forza che ho, poca che sia, non mi interessa.
Ora ho due obiettivi nella testa. Anzi, facciamo tre.
Primo: il mio viaggio.
Ho deciso di non confidarne a nessuno la meta. Non prima del mio ritorno.
Secondo: arrivare ad un preciso giorno di settembre.
Di questo parleremo in seguito, semmai.
Terzo: cantare quel pezzo dei Muse con il mio prossimo gruppo, urlando in faccia a qualcuno, che sorriderà.
Etichette:
muse,
obiettivi,
testo,
time is running out,
urlare
martedì 16 luglio 2013
A proposito
E' innegabile che, questa volta, il distacco sia stato netto, volutamente netto.
Non ci sono messaggi, non ci sono segnali, non c'è nulla. Silenzio ed invisibilità totali.
Questo ha un solo significato: si tratta di una scelta definitiva. Possiamo interrogarci sulla bontà delle motivazioni, sui tempi nei quali questa scelta sia maturata, su quello che avrebbe comportato prenderne una diametralmente opposta, su ciò che sarà da adesso in poi. Certo che possiamo e forse lo faremo.
Ma ciò che conta, ora, è il fatto che sia stata presa.
Io non ho risentimenti nei confronti di nessuno. Rispetto la volontà e le decisioni altrui. Anche se, lo ammetto, è dura accettare la trasformazione da "oggetto di adorazione" a "curiosità del momento", da "punto fermo nella propria vita" a "ricordo fumoso".
Ciononostante, credetemi, spero che prestissimo tutti gli attori di questo lungometraggio siano felici.
Ora, però, devo prendermi cura di me stesso. Cercando di diventare una persona migliore, non dico bella, quello credo sia genetico e quindi fuori dalla mia portata, ma quantomeno migliore.
E allora mi sforzo di fare battute (e ogni tanto qualcuno ride anche, pensate), di concentrarmi di più sugli impegni, di trovare una regolarità.
Ciò che mi aiuta è la consapevolezza di essere l'unico a vivere così male questo distacco, perchè è imposto.
Quando, invece, sei tu a decidere, se la vivi così male, capisci di aver sbagliato e rimedi. Se continui per la tua strada, non la stai vivendo così male, in fondo.
Appena troverò il coraggio necessario, partirò per quel viaggio. Manca poco.
Mi carico tutta la tristezza, i brutti pensieri, i presentimenti, le certezze, le valutazioni, le ansie, e getto tutto fuori dall'aereo come si faceva una volta con i volantini in spiaggia. Terrò solo sentimenti, ricordi, auguri sinceri per tutti e buoni propositi per me.
A proposito di buoni propositi, ho trovato casualmente un vecchio blog in cui l'autore si impegnava, giorno dopo giorno, a migliorare alcuni aspetti della propria personalità, prendendo un impegno davanti a tutti e rendendo tracciabili i suoi passi in avanti. E' un vero peccato che il "progetto" si sia arenato subito. Ma chissà, magari poi, anche senza dirlo a nessuno, l'autore è migliorato davvero.
Non ci sono messaggi, non ci sono segnali, non c'è nulla. Silenzio ed invisibilità totali.
Questo ha un solo significato: si tratta di una scelta definitiva. Possiamo interrogarci sulla bontà delle motivazioni, sui tempi nei quali questa scelta sia maturata, su quello che avrebbe comportato prenderne una diametralmente opposta, su ciò che sarà da adesso in poi. Certo che possiamo e forse lo faremo.
Ma ciò che conta, ora, è il fatto che sia stata presa.
Io non ho risentimenti nei confronti di nessuno. Rispetto la volontà e le decisioni altrui. Anche se, lo ammetto, è dura accettare la trasformazione da "oggetto di adorazione" a "curiosità del momento", da "punto fermo nella propria vita" a "ricordo fumoso".
Ciononostante, credetemi, spero che prestissimo tutti gli attori di questo lungometraggio siano felici.
Ora, però, devo prendermi cura di me stesso. Cercando di diventare una persona migliore, non dico bella, quello credo sia genetico e quindi fuori dalla mia portata, ma quantomeno migliore.
E allora mi sforzo di fare battute (e ogni tanto qualcuno ride anche, pensate), di concentrarmi di più sugli impegni, di trovare una regolarità.
Ciò che mi aiuta è la consapevolezza di essere l'unico a vivere così male questo distacco, perchè è imposto.
Quando, invece, sei tu a decidere, se la vivi così male, capisci di aver sbagliato e rimedi. Se continui per la tua strada, non la stai vivendo così male, in fondo.
Appena troverò il coraggio necessario, partirò per quel viaggio. Manca poco.
Mi carico tutta la tristezza, i brutti pensieri, i presentimenti, le certezze, le valutazioni, le ansie, e getto tutto fuori dall'aereo come si faceva una volta con i volantini in spiaggia. Terrò solo sentimenti, ricordi, auguri sinceri per tutti e buoni propositi per me.
A proposito di buoni propositi, ho trovato casualmente un vecchio blog in cui l'autore si impegnava, giorno dopo giorno, a migliorare alcuni aspetti della propria personalità, prendendo un impegno davanti a tutti e rendendo tracciabili i suoi passi in avanti. E' un vero peccato che il "progetto" si sia arenato subito. Ma chissà, magari poi, anche senza dirlo a nessuno, l'autore è migliorato davvero.
domenica 14 luglio 2013
Bon voyage
Ho avuto giorni per riflettere e, oltre ad aver capito che è davvero dura rialzarsi e ricominciare, sono arrivato alla conclusione che ciò che potrebbe aiutarmi è un viaggio.
Così, mettendo da parte paure ed insicurezze, ho deciso. Me ne vado per qualche giorno.
Nella mia piccola stanza romana, connessione wifi del piano di sopra permettendo, cliccherò su "Acquista". E' un momento particolare, già vissuto in passato, sotto varie forme.
Ma stavolta è diverso, questa volta vado via da solo per stare da solo.
Mai fatto prima.
Sarebbe stato bello se qualche amico mi avesse accompagnato in questa sottospecie di avventura, ma in questo periodo sono tutti impegnati, ironia della sorte.
La destinazione? Mah, sulle prime credevo che un posto valesse l'altro. Poi però ho deciso di dare importanza anche a questo.
L'obiettivo è andare avanti? Ricominciare? E allora forse la chiave sta nell'osservare un luogo da un punto di vista totalmente diverso.
Torno in una città che mi è piaciuta molto, per renderla normale, quasi per criticarla.
Ci torno con uno stato d'animo completamente opposto, la saluto e la lascio lì.
Come ogni viaggio che si rispetti, farò delle foto. In futuro dovrò pur ricordare di esserci tornato e di averla trovata "carina".
C'è bisogno di tanto coraggio.
Oddio, poi va a finire che vorrò sempre viaggiare da solo e questo si trasformerà in un blog di un turista "fai da te". Ne dubito.
Tenterò di continuare a scrivere con regolarità, ma se in questa settimana non sarà così, abbiate pazienza.
E se è vero che da lì non si torna indietro come prima, sarete voi a dirmelo.
Così, mettendo da parte paure ed insicurezze, ho deciso. Me ne vado per qualche giorno.
Nella mia piccola stanza romana, connessione wifi del piano di sopra permettendo, cliccherò su "Acquista". E' un momento particolare, già vissuto in passato, sotto varie forme.
Ma stavolta è diverso, questa volta vado via da solo per stare da solo.
Mai fatto prima.
Sarebbe stato bello se qualche amico mi avesse accompagnato in questa sottospecie di avventura, ma in questo periodo sono tutti impegnati, ironia della sorte.
La destinazione? Mah, sulle prime credevo che un posto valesse l'altro. Poi però ho deciso di dare importanza anche a questo.
L'obiettivo è andare avanti? Ricominciare? E allora forse la chiave sta nell'osservare un luogo da un punto di vista totalmente diverso.
Torno in una città che mi è piaciuta molto, per renderla normale, quasi per criticarla.
Ci torno con uno stato d'animo completamente opposto, la saluto e la lascio lì.
Come ogni viaggio che si rispetti, farò delle foto. In futuro dovrò pur ricordare di esserci tornato e di averla trovata "carina".
C'è bisogno di tanto coraggio.
Oddio, poi va a finire che vorrò sempre viaggiare da solo e questo si trasformerà in un blog di un turista "fai da te". Ne dubito.
Tenterò di continuare a scrivere con regolarità, ma se in questa settimana non sarà così, abbiate pazienza.
E se è vero che da lì non si torna indietro come prima, sarete voi a dirmelo.
Pianoforte
Oggi ho confinato il mondo fuori da quella porta, raddrizzato la schiena, chiuso gli occhi, fatto un bel respiro (per calmare il cuore, come diceva la mia professoressa), appoggiato i polpastrelli sui tasti per sentire cosa avevano da dirmi e da darmi, ho ascoltato ogni nota, dentro.
Appena dopo, le stesse note galleggiavano nella stanza chiusa.
Ero solo, i miei timpani erano gli unici a vibrare.
Non so esattamente cosa stessi suonando, non chiedetemelo.
Ma c'era tutto in quella musica: io, le mie paure, i miei dolori, i miei sorrisi, il mio amore, i miei ricordi, i miei "faremo". Tutto.
Poi è finita. Un forte senso di incompletezza.
Da piccolo hanno sempre cercato di instillare dentro di me un valore che poi ho scoperto essere sacrosanto: quello della condivisione.
Mi dicevano: "Non sarai mai felice davvero se non condividerai ciò che ti rende felice".
Per me era una follia. Pura follia. Capite? Un pezzo di torta non volevo condividerlo, i giocattoli erano miei e solo miei, ero quasi geloso anche degli amici. Come avrebbe mai potuto donarmi gioia privarmi di qualcosa che già me ne donava? Assurdo.
Crescendo poi ho scoperto la bellezza dell'offrire e del condividere. Cose che assumono una grandezza spropositata se riguardano immagini, sentimenti, paure, gioie.
La potenza del "Guarda, guarda che bello!", urlato alla persona che ami, che esalta qualsiasi paesaggio. Un abbraccio, appena dopo, che ne completa l'opera divina.
O magari uno sguardo colmo di un semplice star bene mentre addenti un panino più grande di te.
O anche dire "ho paura" e sentire il peso che avevi sulle spalle pian piano diminuire.
Abbracciare allo stadio qualcuno che non conosci solo perché è lì accanto a te.
La verità è che, nel preciso istante in cui condividiamo qualsiasi emozione o visione o pensiero, non perdiamo nulla, ma gli diamo importanza, potenza, grandezza. E' come moltiplicare.
Beh, oggi quella musica è rimasta in quella stanza chiusa. E con lei le mie paure, i miei dolori, i miei sorrisi, il mio amore, i miei ricordi, i miei "faremo". Tutto. Lì dentro.
Ho pensato tutto questo riaprendo gli occhi.
Ed ho deciso di condividerlo.
Appena dopo, le stesse note galleggiavano nella stanza chiusa.
Ero solo, i miei timpani erano gli unici a vibrare.
Non so esattamente cosa stessi suonando, non chiedetemelo.
Ma c'era tutto in quella musica: io, le mie paure, i miei dolori, i miei sorrisi, il mio amore, i miei ricordi, i miei "faremo". Tutto.
Poi è finita. Un forte senso di incompletezza.
Da piccolo hanno sempre cercato di instillare dentro di me un valore che poi ho scoperto essere sacrosanto: quello della condivisione.
Mi dicevano: "Non sarai mai felice davvero se non condividerai ciò che ti rende felice".
Per me era una follia. Pura follia. Capite? Un pezzo di torta non volevo condividerlo, i giocattoli erano miei e solo miei, ero quasi geloso anche degli amici. Come avrebbe mai potuto donarmi gioia privarmi di qualcosa che già me ne donava? Assurdo.
Crescendo poi ho scoperto la bellezza dell'offrire e del condividere. Cose che assumono una grandezza spropositata se riguardano immagini, sentimenti, paure, gioie.
La potenza del "Guarda, guarda che bello!", urlato alla persona che ami, che esalta qualsiasi paesaggio. Un abbraccio, appena dopo, che ne completa l'opera divina.
O magari uno sguardo colmo di un semplice star bene mentre addenti un panino più grande di te.
O anche dire "ho paura" e sentire il peso che avevi sulle spalle pian piano diminuire.
Abbracciare allo stadio qualcuno che non conosci solo perché è lì accanto a te.
La verità è che, nel preciso istante in cui condividiamo qualsiasi emozione o visione o pensiero, non perdiamo nulla, ma gli diamo importanza, potenza, grandezza. E' come moltiplicare.
Beh, oggi quella musica è rimasta in quella stanza chiusa. E con lei le mie paure, i miei dolori, i miei sorrisi, il mio amore, i miei ricordi, i miei "faremo". Tutto. Lì dentro.
Ho pensato tutto questo riaprendo gli occhi.
Ed ho deciso di condividerlo.
Etichette:
condividere,
condivisione,
musica,
note,
pianoforte
sabato 13 luglio 2013
Non sono io
Da oggi necessariamente si cambia.
Ho riletto più volte quanto scritto ieri, non perché mi piaccia autocelebrarmi. L'ho fatto, come accade spesso, per cercare di capire qualcosa in più di me stesso e del percorso che sto seguendo, ma soprattutto verificare e, nel caso, correggere la mia direzione.
Ho scoperto dove sto andando.
I miei ultimi post erano un'evidente ricerca di chiarezza e punti fermi.
Ne ho collezionati un po', con il trascorrere dei giorni.
L'analisi fatta ieri può sembrare banale, probabilmente lo è, perché non tiene conto di tanti altri fattori che possono influenzare scelte e comportamenti. Ma pur nella sua banalità descrive la verità.
A Mab sono bastate solo cinque parole per esprimere lo stesso concetto e mi permetto di riportarle qui: "non esserci è un no".
Semplice, magari un po' banale, ma vero, accidenti.
E allora è inutile fare tanti giri attorno alla verità per paura di affrontarla.
Da oggi necessariamente si cambia.
Continuerò ad essere fedele a tutto quello che ho affermato e promesso, ma sono costretto ad andare avanti, da solo.
Poi potrei scrivere mille altri post su quanto possa essere triste e ingiusto tutto questo. Potrei.
O magari la scelta giusta sarà scrivere l'ultimo post.
Vedremo.
Ma con la consapevolezza che i fatti sono chiari e che, evidentemente, non sono quel "qualcuno" citato più volte ieri sera.
E' passata un'intera notte, ed un giorno. Nessuno mi ha stretto forte, né mi ha comunicato di esserlo.
Vi scrivo con l'animo ferito ma con il mento in su.
In più, chi mi ha detto che andrà tutto bene di solito non sbaglia.
Ho riletto più volte quanto scritto ieri, non perché mi piaccia autocelebrarmi. L'ho fatto, come accade spesso, per cercare di capire qualcosa in più di me stesso e del percorso che sto seguendo, ma soprattutto verificare e, nel caso, correggere la mia direzione.
Ho scoperto dove sto andando.
I miei ultimi post erano un'evidente ricerca di chiarezza e punti fermi.
Ne ho collezionati un po', con il trascorrere dei giorni.
L'analisi fatta ieri può sembrare banale, probabilmente lo è, perché non tiene conto di tanti altri fattori che possono influenzare scelte e comportamenti. Ma pur nella sua banalità descrive la verità.
A Mab sono bastate solo cinque parole per esprimere lo stesso concetto e mi permetto di riportarle qui: "non esserci è un no".
Semplice, magari un po' banale, ma vero, accidenti.
E allora è inutile fare tanti giri attorno alla verità per paura di affrontarla.
Da oggi necessariamente si cambia.
Continuerò ad essere fedele a tutto quello che ho affermato e promesso, ma sono costretto ad andare avanti, da solo.
Poi potrei scrivere mille altri post su quanto possa essere triste e ingiusto tutto questo. Potrei.
O magari la scelta giusta sarà scrivere l'ultimo post.
Vedremo.
Ma con la consapevolezza che i fatti sono chiari e che, evidentemente, non sono quel "qualcuno" citato più volte ieri sera.
E' passata un'intera notte, ed un giorno. Nessuno mi ha stretto forte, né mi ha comunicato di esserlo.
Vi scrivo con l'animo ferito ma con il mento in su.
In più, chi mi ha detto che andrà tutto bene di solito non sbaglia.
Qualcuno
Il fatto è che, se davvero ti sta a cuore qualcuno, non riesci a non sentirlo, non vederlo, eliminarlo completamente dalla tua vita.
Non ci riesci. Semplicemente perché siamo umani.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, hai quelle dannate farfalle nello stomaco, ti svegli pensando di volerlo stringere a te o, se è lontano, mandargli il "buongiorno" appena puoi.
Il tuo primo e il tuo ultimo pensiero, ogni giorno, sono per quel "qualcuno".
E tutti i pensieri che si affollano durante la giornata, tra le carte del lavoro, le email, gli autobus, i telefoni, i pranzi, le cene, gli amici, le passeggiate, i tè, i caffè, sono permeati del suo odore.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, semplicemente, non puoi vivere facendone a meno. Perché sai che tanto è sempre presente in tutto ciò che dici o fai, in tutto ciò che progetti, in tutto ciò che ricordi.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, non vuoi perderlo per nessuna ragione al mondo. E ti batti contro chi o cosa ti impedisce di vederlo, sentirlo, toccarlo, annusarlo, gustarlo. Ti scagli contro ogni impedimento perché quel "qualcuno" DEVE essere tuo. E rischi di trattare male gli altri, perché non possono capire.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, il tempo passato a distanza è un nemico da sconfiggere. La distanza è un nemico. E rinunciare a quel "qualcuno", una sconfitta.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, non c'è tempo da perdere, e lo sai anche tu.
Se poi non è così, a quanto pare, riesci anche a far sparire le tue tracce.
Se non è così, eliminarlo diventa una scelta.
Buonanotte a tutti coloro che ancora sbirciano le sparse riflessioni.
Stringete forte quel "qualcuno" stanotte, oppure ditegli quanto vi sta a cuore.
Non ci riesci. Semplicemente perché siamo umani.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, hai quelle dannate farfalle nello stomaco, ti svegli pensando di volerlo stringere a te o, se è lontano, mandargli il "buongiorno" appena puoi.
Il tuo primo e il tuo ultimo pensiero, ogni giorno, sono per quel "qualcuno".
E tutti i pensieri che si affollano durante la giornata, tra le carte del lavoro, le email, gli autobus, i telefoni, i pranzi, le cene, gli amici, le passeggiate, i tè, i caffè, sono permeati del suo odore.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, semplicemente, non puoi vivere facendone a meno. Perché sai che tanto è sempre presente in tutto ciò che dici o fai, in tutto ciò che progetti, in tutto ciò che ricordi.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, non vuoi perderlo per nessuna ragione al mondo. E ti batti contro chi o cosa ti impedisce di vederlo, sentirlo, toccarlo, annusarlo, gustarlo. Ti scagli contro ogni impedimento perché quel "qualcuno" DEVE essere tuo. E rischi di trattare male gli altri, perché non possono capire.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, il tempo passato a distanza è un nemico da sconfiggere. La distanza è un nemico. E rinunciare a quel "qualcuno", una sconfitta.
Se davvero ti sta a cuore qualcuno, non c'è tempo da perdere, e lo sai anche tu.
Se poi non è così, a quanto pare, riesci anche a far sparire le tue tracce.
Se non è così, eliminarlo diventa una scelta.
Buonanotte a tutti coloro che ancora sbirciano le sparse riflessioni.
Stringete forte quel "qualcuno" stanotte, oppure ditegli quanto vi sta a cuore.
Etichette:
distanza,
nemico,
qualcuno,
scelta,
sta a cuore
venerdì 12 luglio 2013
Un sorriso
Poi arrivano giornate come questa.
È vero, io sono sempre stato un grande sostenitore della teoria secondo cui non bisogna sempre guardare a chi sta peggio di noi solo per rendere i nostri problemi più digeribili.
Questo è l'atteggiamento di chi si accontenta, o non riconosce la gravità di ciò che gli sta accadendo, o peggio ancora scambia la normalità per fortuna.
Io non sono così, io non mi accontento, io riconosco i miei problemi e voglio risolverli, quando possibile. Se la soluzione, invece, non è tra le mie mani, sono capace di attendere e soffrire sperando. Se poi non c'è soluzione, dicono i cinesi, non c'è il problema.
Oggi, però, è un giorno particolare.
Un giorno triste.
Una persona, che conoscevo poco, ma che mi aveva donato tanto anche solo con i sorrisi che ogni giorno distribuiva, con il suo accento romano, con le sue pacche sulle spalle e la sua mai domata voglia di vivere, ha dovuto arrendersi prematuramente.
Non ho nessuna intenzione di scrivere un post di saluti commuoventi, o di elogi facili per qualcuno che non c'è più.
Voglio solo lasciare una traccia sul mio personalissimo muro, ricordando un consiglio che ricevetti da lui, semplice se vogliamo, anche un po' cameratesco, ma puro e dato con immensa spontaneità: "Tu la devi portà a sorpresa per un weekend in montagna. Na bella baita de legno, cor focolare acceso e cor bosco tutto 'ntorno. Ve fate na bella cenetta solo voi due, poi prendi er materasso e lo metti davanti ar foco. Aaaah, che bello! Hai capito?!"
E quel sorriso.
Etichette:
consiglio,
focolare,
giornata triste,
saluto,
sorriso
Facciamo
Facciamo che non ce l'ho con nessuno.
Facciamo che ci siano buone motivazioni dietro ogni azione, bella o brutta che sia.
Facciamo anche che mi hanno fatto capire che la speranza è addirittura più forte di me e che è ancora lì, viva.
Facciamo che presto potrò essere felice e ridere di tutto questo.
Facciamo che non è vero che presto o tardi tutto è destinato a passare.
Facciamo che i sentimenti veri vengano allo scoperto, subito.
Facciamo che non ci siano più bugie, ma solo amore e fiducia.
Facciamo che la positività da cui mi sento toccato ora pervada ogni persona che conosco.
Facciamo che manca poco per avere tutto chiaro e sorridere.
Facciamo che non proverò più a scrivere cose in versi.
Facciamo che vi auguro i sogni più belli di sempre, o i soliti, ma solo se sono i più belli di sempre.
Claudio
giovedì 11 luglio 2013
Oltre
Sono più aspri questi giorni muti
Ornati appena da parole e gesti
Naturali, e infinite ore e minuti.
Ore vuote, buie notti, occhi pesti.
Sono vani questi giorni più caldi,
Torrenziali piogge non raffreddano
Una terra pulsante, nè cuori spavaldi
Forti di speranze, che ancora urlano
Ordinano alla ragione: "Non guardare!"
Distanza e tempo e silenzio alleati
Entrano nell'animo come a dare
L'ultimatum ai miei colori ambrati
La minaccia di una fine ormai scritta
E ripetuta all'infinito, come in mille vite
Ben spalmate nella storia. Schiena dritta,
Unghie e denti in vista, ringhio: "Uscite!"
Già l'animo vacilla per il peso dei pensieri
Inventati o veri. Sono qui le paure mie
E con loro gli alleati e le ferite delle bugie.
Danger
È paradossale come ti rendi conto della grandezza e dell'importanza della pazienza nella vita delle persone nei momenti in cui sei più intollerante.
Oggi sono intrattabile. Stranamente.
Voglio dire, nonostante il sorriso ormai stampato sul viso, tipo paresi, sono carico di veleno e per questo schifosamente pericoloso.
Potrei far male anche solo con lo sguardo.
Odio essere intollerante, odio arrivare a questo punto, mi preferisco paziente ed accomodante.
Ma purtroppo non decido io.
Per cui, se oggi incontrate i miei occhi, state alla larga.
Semplice
Facciamo così, per un solo post permettetemi di evitare le "riflessioni" e di elencare "constatazioni", amichevoli e non.
Avevano ragione quando dicevano che i rapporti sono semplici.
Avevano ragione quando mi consigliavano di dare importanza alla sincerità.
Avevano ragione quando si raccomandavano che non filtrassi solo i segnali positivi.
Avevano ragione quando si assicuravano che cercassi di essere tranquillo.
D'altra parte IO avevo ragione ad amare, tentare, sperare, sperare, sperare, credere, tentare ancora, rassicurare, aiutare, aspettare, aspettare tanto, rispettare, non rispettare. Avevo ragione. Ad avere fiducia.
Ma solo perché non è un fesso chi viene ingannato, ma disonesto chi inganna.
Perché chi si fida dovrebbe essere protetto e non preso in giro.
Buonanotte a tutti.
Un forte abbraccio, sincero.
mercoledì 10 luglio 2013
La mia tempesta
Fortuna ha voluto che stasera, appena rientrato nella mia tranquilla stanza con una finestra su un piccolo giardino, dove gli uccelli sembrano prepararsi sempre per la prima di un concerto che spero non arrivi mai, abbia avuto inizio un vero e proprio diluvio.
Sapete, quelli con violenti fulmini e tuoni fragorosi, quelli che quando sei un bimbo porti le mani alle orecchie e poggi la tempia sul fianco della mamma senza mai smettere di guardare fuori, quelli che vuoi vedere quanto è forte la natura, quelli che se sei in mare e riesci a vincere sei più vicino a Dio, quelli che finiscono solo se lasciano il segno di una battaglia.
Io ero lì, alla finestra, incantato da grandine e pioggia, coccolato dal fragore dei tuoni.
Sembrava un bombardamento ed io ero contento.
Sembrava dovesse arrivare una tromba d'aria ed io non ero spaventato.
Era come se tutto ciò che accadeva davanti a me non fosse altro che la concretizzazione di ciò che avevo dentro.
Una tempesta.
Ho deciso di essere un uomo, per di più corretto. E la tempesta, la mia, resta qui con me.
Quella di Dio, invece, me la godo.
Maggiore
Ho capito tutto. Il mio periodo è schematizzabile con una bella disequazione.
Non ci credete? Ora vi mostro come.
Ci sono più elementi che possono mettere in difficoltà un sentimento o addirittura annullarlo del tutto, se non è VERO come sembra. I più pericolosi sono distanza e silenzio. Possono essere più o meno letali a seconda del tempo di esposizione dei soggetti a questi due nemici radioattivi.
Ciò che infatti logora è la compresenza di entrambi i limiti che, presi singolarmente, tenderebbero addirittura a rafforzare il sentimento.
Ed eccoci finalmente alla disequazione di cui vi parlavo. Se il sentimento A è "vero" (A è una lettera a caso ovviamente) allora deve verificarsi che
A > t(d + s)
in cui
t = tempo
d = distanza
s = silenzio
Ovvero la forza del sentimento deve necessariamente essere maggiore di quella di distanza e silenzio nel tempo.
Fin qui tutto figo, se non fosse che la vita c'entra ben poco con le equazioni e il cuore ha una matematica tutta sua.
La speranza che il sentimento in questione sia autentico e forte è ancora qui con me, nonostante i numerosi colpi sferrati dai due nemici radioattivi. Mi piacerebbe avere un collo da brontosauro per guardare oltre il tempo e la tranquillità di leggere un libro ascoltando le cicale o bevendo un Estathè, come facevo da piccolo, quando mio nonno insisteva perché facessi merenda. Ma ormai ho la mia età e il collo non è così lungo.
Tutto sembra impossibile.
Per cui, credere nell'impossibile? Ok, qual è il problema?!
Un abbraccio, maggiore di tempo, distanza e silenzio.
Etichette:
disequazione,
distanza,
Maggiore,
silenzio,
tempo
martedì 9 luglio 2013
Forza
Lo schermo del mio MacBook ha deciso di non funzionare più. Visto l'andamento del mio 2013 mi viene da sorridere.
Poco male, eccomi qui, iPhone e sparse riflessioni alla mano.
Sono arrivato alla conclusione che, da oggi, ponendo come condizione necessaria il fatto che un uomo, se vuole definirsi ed essere tale, deve dimostrarsi forte e stabile, ci sono appena due strade percorribili per me: vivere rispettando me stesso e gli altri, con dignità, smettendo di crederci e sperare, senza pensare a ciò che succederà, né alle scelte che altre persone faranno; vivere rispettando me stesso e gli altri, con dignità, senza mai smettere di crederci e sperare, immaginando ciò che succederà, e confidando nelle scelte che altre persone faranno.
Se alla base poniamo la forza, la voglia di sorridere sempre e comunque, il coraggio che hanno gli scogli quando non si muovono di un centimetro neanche vedendo arrivare onde alte 12 metri, beh, se è così, tanto vale credere nell'onestà e nella grandezza dei sentimenti e delle passioni dimostrate, sperando, sempre.
È per questo che ho evitato lacrime e cercato di regalare sorrisi.
Per cui, cari amici, credete in me anche voi.
Ce la facciamo!
venerdì 5 luglio 2013
Non così
Non è così che si fa.
Sono qui a chiedervi di scusare, se potete, i miei toni e le mie parole di ieri.
Non avevo intenzione di offendere o attaccare nessuno, né di ferire la sensibilità delle persone. Era uno sfogo e non lo giustifico.
Perché ok, si può usare un blog come la bottiglia dei naufraghi, come autoipnosi, o come metodo "illusorio-sdrammatizzante". Ma non bisogna vomitarci rabbia dentro. Quella va tenuta qui, al sicuro.
Mi dicevano che ero sempre attento a confinarla nel mio stomaco. E' così che deve essere.
Vorrei provare ad essere una persona migliore, in modo che le persone possano fidarsi di me. Per carità, non c'è nulla di male in una sana litigata, non è quello che rende peggiori. Ma da oggi è il caso di bloccare la rabbia ogni volta che si può, fare un sospiro e sorridere tranquillizzando chi si ha di fronte.
Per cui, scusatemi, non accadrà più.
Sospiro.
Sorriso.
Meglio, vero?
Sono qui a chiedervi di scusare, se potete, i miei toni e le mie parole di ieri.
Non avevo intenzione di offendere o attaccare nessuno, né di ferire la sensibilità delle persone. Era uno sfogo e non lo giustifico.
Perché ok, si può usare un blog come la bottiglia dei naufraghi, come autoipnosi, o come metodo "illusorio-sdrammatizzante". Ma non bisogna vomitarci rabbia dentro. Quella va tenuta qui, al sicuro.
Mi dicevano che ero sempre attento a confinarla nel mio stomaco. E' così che deve essere.
Vorrei provare ad essere una persona migliore, in modo che le persone possano fidarsi di me. Per carità, non c'è nulla di male in una sana litigata, non è quello che rende peggiori. Ma da oggi è il caso di bloccare la rabbia ogni volta che si può, fare un sospiro e sorridere tranquillizzando chi si ha di fronte.
Per cui, scusatemi, non accadrà più.
Sospiro.
Sorriso.
Meglio, vero?
Urlo - Seconda parte
Ve l'avevo già anticipato che sono incazzato. Quindi chi si offende facilmente si fermi qui e non legga oltre.
Il problema è essenzialmente questo: le cose sarebbero perfette, PERFETTE, se solo non ci fossero delle paure, in cui ora credo, che almeno in questo momento non possono essere superate.
Io non me la prendo con nessuno.
Nessuno ha colpe.
Ma le cose oggettivamente perfette vengono bloccate. Solo perché non c'è stato abbastanza tempo per capire, per superare, per accettare. Fai tu. Fate voi.
Allora ho sbagliato i tempi? Dovevo essere più paziente? Dovevo meritarmi più fiducia? Dovevo fare quel famoso viaggio?
I miei amici più intimi mi fanno notare che io ho fatto più di quanto almeno loro si aspettassero.
Ma a me, ovviamente, i dubbi restano!
Poi fai tu. Fate voi.
Ma che cazzo!!!
E io quando faccio?
Io posso solo decidere se stare male o no. Lo posso davvero decidere???
Buonanotte a tutti.
Domani tornerò l'orsacchiotto di sempre, tranquilli.
Il problema è essenzialmente questo: le cose sarebbero perfette, PERFETTE, se solo non ci fossero delle paure, in cui ora credo, che almeno in questo momento non possono essere superate.
Io non me la prendo con nessuno.
Nessuno ha colpe.
Ma le cose oggettivamente perfette vengono bloccate. Solo perché non c'è stato abbastanza tempo per capire, per superare, per accettare. Fai tu. Fate voi.
Allora ho sbagliato i tempi? Dovevo essere più paziente? Dovevo meritarmi più fiducia? Dovevo fare quel famoso viaggio?
I miei amici più intimi mi fanno notare che io ho fatto più di quanto almeno loro si aspettassero.
Ma a me, ovviamente, i dubbi restano!
Poi fai tu. Fate voi.
Ma che cazzo!!!
E io quando faccio?
Io posso solo decidere se stare male o no. Lo posso davvero decidere???
Buonanotte a tutti.
Domani tornerò l'orsacchiotto di sempre, tranquilli.
Etichette:
cose perfette,
dubbi,
fiducia,
incazzato,
urlo
giovedì 4 luglio 2013
Urlo - Prima parte
Quando sei da questa parte pensi sempre a ciò che succede dall'altra.
E ciò che succede dall'altra parte è sempre qualcosa di negativo. Che so, immagini di cui il cervello e il cuore hanno una fottuta paura, convinzioni che si autogenerano che pompano la tua solitudine, previsioni che non lasciano scampo né alla speranza, né ai nipoti dei suoi nipoti.
Tutte queste negatività hanno un fattore comune: la consapevolezza via via crescente che, al di là delle barriere, vieni ignorato, con tutto ciò che ne consegue.
Non sarà vero? Tu non lo sai. E ti convinci che lo sia.
Stare di qua è dura.
E fa incazzare. Sì, passatemi il termine, per una volta. Il titolo del post mi giustifica.
Fa incazzare che non possa essere tutto più semplice e come si vuole.
Fa incazzare che tutti, di qua e "al di là", ti capiscono, ma proprio tutti. Poi però non cambia niente.
Non ve la prendete con me, vi prego. Sono solo stanco e provato.
E più tardi lo sarò ancora di più.
Vi lascio immaginare la seconda parte.
E ciò che succede dall'altra parte è sempre qualcosa di negativo. Che so, immagini di cui il cervello e il cuore hanno una fottuta paura, convinzioni che si autogenerano che pompano la tua solitudine, previsioni che non lasciano scampo né alla speranza, né ai nipoti dei suoi nipoti.
Tutte queste negatività hanno un fattore comune: la consapevolezza via via crescente che, al di là delle barriere, vieni ignorato, con tutto ciò che ne consegue.
Non sarà vero? Tu non lo sai. E ti convinci che lo sia.
Stare di qua è dura.
E fa incazzare. Sì, passatemi il termine, per una volta. Il titolo del post mi giustifica.
Fa incazzare che non possa essere tutto più semplice e come si vuole.
Fa incazzare che tutti, di qua e "al di là", ti capiscono, ma proprio tutti. Poi però non cambia niente.
Non ve la prendete con me, vi prego. Sono solo stanco e provato.
E più tardi lo sarò ancora di più.
Vi lascio immaginare la seconda parte.
Etichette:
ignorato,
incazzatura,
negatività,
prima parte,
urlo
Pioggia
Avete presenti quelle mattine fresche d'estate, quando nel bel mezzo di un sogno che difficilmente ricorderete, aprite gli occhi ancora gonfi di sonno, consapevoli che "sarà prestissimo ancora", vi soffermate per qualche secondo con lo sguardo sulla debole luce che penetra dalle fessure della tapparella, poi vi accorgete che fuori piove, non c'è altro rumore a parte quello della pioggia, sentite anche l'odore di terra bagnata, poi fate un sospiro e vi girate dall'altra parte con il sorriso di chi sa che può ancora riposare?
Ed è esattamente allora che succede.
Lei dorme ancora, un viso stranamente serio ma rilassato, in pace. È assolutamente indifesa, c'è completa fiducia.
In un attimo le braccia la avvolgono e la stringono forte, manco fosse una bimba, come a volerla riparare dalla pioggia e da ogni sofferenza. I suoi occhi si aprono in un sorriso per chiunque altro impossibile a quell'ora del mattino. E in quel momento capite che quella sarà una mattina speciale, di quelle che poi il resto della giornata non conta.
Ebbene, stamattina ero a tanto così da tutto questo. Ancora un pezzo del mosaico ed era fatta.
Ovviamente la pioggia c'era.
martedì 2 luglio 2013
2 luglio 2013
Avete mai osservato con occhi ingenui il volo delle rondini? Io credo che sia una delle fonti più pure di felicità e libertà che ci siano in natura.
Una rondine non vola, il suo roteare nell'aria è un insieme di slanci, piroette e repentini cambi di direzione, manco stesse danzando. Non sarà di certo così ma la rondine sembra costantemente felice, gioiosa.
Urla quasi dalla gioia.
Per questo è il mio uccello preferito. Perché trasmette energia positiva.
Ed è per questo che stasera le ho cercate, le rondini. Il caso ha voluto che abitassi in un posto dove senti il canto degli uccelli quasi di continuo.
Ma stasera di rondini neanche l'ombra.
Non ci credo che non stiano volteggiando da qualche parte. Non ci credo che, oggi, non siano felici. Non ci credo.
Saranno semplicemente in altri luoghi, sulle teste di altre persone che magari non le notano, descrivendo splendidi disegni che saranno ignorati. O forse no.
Forse in quel posto lontano qualcuno le nota. E anche se ha avuto una giornata tremenda riesce a sorridere e a commuoversi solo per un attimo. Magari, se non lo erano già, diventeranno anche i suoi uccelli preferiti. Le rondini. Forse.
Io spero di rivederle presto, puntando il dito in su ed urlando -Guarda...!-, notando poi di non essere il solo a sorridere.
Non ci credo che non stiano volteggiando da qualche parte. Non ci credo che, oggi, non siano felici. Non ci credo.
Saranno semplicemente in altri luoghi, sulle teste di altre persone che magari non le notano, descrivendo splendidi disegni che saranno ignorati. O forse no.
Forse in quel posto lontano qualcuno le nota. E anche se ha avuto una giornata tremenda riesce a sorridere e a commuoversi solo per un attimo. Magari, se non lo erano già, diventeranno anche i suoi uccelli preferiti. Le rondini. Forse.
Io spero di rivederle presto, puntando il dito in su ed urlando -Guarda...!-, notando poi di non essere il solo a sorridere.
Etichette:
2 luglio 2013,
felici,
gioiose,
rondini,
uccello preferito
Iscriviti a:
Post (Atom)






















