mercoledì 10 luglio 2013

La mia tempesta

Fortuna ha voluto che stasera, appena rientrato nella mia tranquilla stanza con una finestra su un piccolo giardino, dove gli uccelli sembrano prepararsi sempre per la prima di un concerto che spero non arrivi mai, abbia avuto inizio un vero e proprio diluvio.
Sapete, quelli con violenti fulmini e tuoni fragorosi, quelli che quando sei un bimbo porti le mani alle orecchie e poggi la tempia sul fianco della mamma senza mai smettere di guardare fuori, quelli che vuoi vedere quanto è forte la natura, quelli che se sei in mare e riesci a vincere sei più vicino a Dio, quelli che finiscono solo se lasciano il segno di una battaglia.
Io ero lì, alla finestra, incantato da grandine e pioggia, coccolato dal fragore dei tuoni.
Sembrava un bombardamento ed io ero contento.
Sembrava dovesse arrivare una tromba d'aria ed io non ero spaventato.
Era come se tutto ciò che accadeva davanti a me non fosse altro che la concretizzazione di ciò che avevo dentro.
Una tempesta.
Ho deciso di essere un uomo, per di più corretto. E la tempesta, la mia, resta qui con me.
Quella di Dio, invece, me la godo.



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