Oggi ho confinato il mondo fuori da quella porta, raddrizzato la schiena, chiuso gli occhi, fatto un bel respiro (per calmare il cuore, come diceva la mia professoressa), appoggiato i polpastrelli sui tasti per sentire cosa avevano da dirmi e da darmi, ho ascoltato ogni nota, dentro.
Appena dopo, le stesse note galleggiavano nella stanza chiusa.
Ero solo, i miei timpani erano gli unici a vibrare.
Non so esattamente cosa stessi suonando, non chiedetemelo.
Ma c'era tutto in quella musica: io, le mie paure, i miei dolori, i miei sorrisi, il mio amore, i miei ricordi, i miei "faremo". Tutto.
Poi è finita. Un forte senso di incompletezza.
Da piccolo hanno sempre cercato di instillare dentro di me un valore che poi ho scoperto essere sacrosanto: quello della condivisione.
Mi dicevano: "Non sarai mai felice davvero se non condividerai ciò che ti rende felice".
Per me era una follia. Pura follia. Capite? Un pezzo di torta non volevo condividerlo, i giocattoli erano miei e solo miei, ero quasi geloso anche degli amici. Come avrebbe mai potuto donarmi gioia privarmi di qualcosa che già me ne donava? Assurdo.
Crescendo poi ho scoperto la bellezza dell'offrire e del condividere. Cose che assumono una grandezza spropositata se riguardano immagini, sentimenti, paure, gioie.
La potenza del "Guarda, guarda che bello!", urlato alla persona che ami, che esalta qualsiasi paesaggio. Un abbraccio, appena dopo, che ne completa l'opera divina.
O magari uno sguardo colmo di un semplice star bene mentre addenti un panino più grande di te.
O anche dire "ho paura" e sentire il peso che avevi sulle spalle pian piano diminuire.
Abbracciare allo stadio qualcuno che non conosci solo perché è lì accanto a te.
La verità è che, nel preciso istante in cui condividiamo qualsiasi emozione o visione o pensiero, non perdiamo nulla, ma gli diamo importanza, potenza, grandezza. E' come moltiplicare.
Beh, oggi quella musica è rimasta in quella stanza chiusa. E con lei le mie paure, i miei dolori, i miei sorrisi, il mio amore, i miei ricordi, i miei "faremo". Tutto. Lì dentro.
Ho pensato tutto questo riaprendo gli occhi.
Ed ho deciso di condividerlo.

And there, in America, a random nobody listened...and a chord was struck in him.
RispondiEliminaI'm thankful for sharing. Your words found way to my eyes and mind. From there, to my ears...
You must have had good teachers, Claudio.
you are a Much better writer than you profess.
This blog will end one day and I'll go back to music, which is what I was born for.
EliminaWhen all the other things will be sorted out, then I'll have the right mood to start playing again.
Someone told me that I'll be happy. And that "someone" has never made mistakes on predictions.
Enjoy your Sunday, Joe...
Thanks for your words