sabato 1 giugno 2013

Ciao, io mi chiamo Claudio

Oggi è stato uno di quei giorni che non vorresti mai vivere. Uno di quelli in cui senti che ti stanno portando via l'ennesimo pezzo, senza nessuna anestesia.
In quelli appena trascorsi ho ricevuto batoste che avrebbero steso un toro. Io ero già a terra e più giù non potevo andare, anche se gli eventi cercavano di spingermi, con i loro piedi sulla mia faccia.
Due di loro, non dico i più importanti, ma di sicuro i conclusivi, sono accaduti oggi.
Di uno vi parlerò, dell'altro meglio di no, poiché è accaduto molto lontano da qui, non mi ha coinvolto ed è meglio lasciarlo dov'è, con le persone che vi hanno partecipato, visto che accadrà ancora e ancora.
Ho traslocato.
Si dice che cambiare casa sia per la psiche umana come un lutto vero e proprio. Posso confermare. E io di lutti, me ne intendo. Meno di come si elaborano, ma sto imparando. Sono morto almeno tre volte in un paio di mesi. E pensare che i dilettanti si fermano ad una, per poi prendersi un periodo di riposo.
Non tornerò mai più tra quelle mura. E' disarmante oltre che triste pensare che, sempre tra quelle mura, si siano realizzate migliaia di piccole storie, situazioni di vita quotidiana, tragedie, conoscenze, cene, litigi, balli, urla, risate, pianti, abbracci, sospiri, saluti, sogni, telefonate, lavori, film, partite, birre e pizze, omelette, e molto molto altro. E poi, un giorno, ti chiudi la porta alle spalle. Per sempre.
E' disarmante e nessuno ti capisce, se non l'ha provato.
In più, questa dannata giornata sembrava non finire mai.
Poi mi sono state dette poche parole, da due persone infinitamente amorevoli.
Luce.
C'è un "me" più bello di quello attuale, più divertente, più coinvolgente, sorridente e pieno di vita, rispettoso degli altri e di se stesso, dignitoso. Va recuperato.
Sono pronto.





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