domenica 16 giugno 2013

Isola

Dicono che io stia eseguendo un'autopsia pubblica di un amore.
Io non sono d'accordo, semplicemente perché un'autopsia prevede che il soggetto posto sotto la lente d'ingrandimento sia morto.
Tutto ciò che è stato scritto, non solo da me, dice che in questo caso non è così.
Chiarito che non si tratta di autopsia, diamo un nome a tutto questo.
Vi faccio tre proposte, ognuno di voi sceglierà quella che più gli sembra avvicinarsi alla realtà.

Potremmo chiamarlo "SFOGO".
Sicuramente trasformare in parole scritte tutti i pensieri, le paure, i desideri, le passioni, le speranze, le delusioni, le incazzature, i ricordi, i progetti, i presentimenti, i sentimenti, le certezze e i dubbi, rappresenta una strada per permettere alla pressione interna di abbassarsi ed evitare di scoppiare. Se poi questo viene ripetuto quotidianamente, anche più volte al giorno, sporcando i tasti con lacrime, sudore e sangue, assume tutti i contorni di uno sfogo. L'unico possibile quando tutti i ponti sono stati abbattuti. E credetemi, oggi, non ne resta neanche uno in piedi. Un bombardamento di una precisione chirurgica.

Potremmo chiamarla "ANALISI".
Senza dubbio ogni aspetto gradevole o colmo di sofferenza è stato scrutato e valutato più volte e da più angolazioni. Le responsabilità sono state accollate su spalle diverse a seconda dei segnali e dei messaggi inviati e ricevuti. Oggi, sinceramente, non mi importa più di chi siano le effettive responsabilità di tutto questo. Credo solo che, con un po' di sincerità in più, avremmo evitato molte sofferenze e, forse, il bisogno di analizzare. Perché, sapete, ci si arrovella il cervello quando ciò che si ha davanti agli occhi non è chiarissimo. Quando tutto ha già un senso ed è evidente, non ti chiedi perché. E se lo fai, la risposta è immediata. Può far bene o male, ma non torni più sull'argomento. Quindi, ogni parola spesa in questo blog ha favorito un'analisi approfondita di tutto l'accaduto. Senza risultati. Se non l'unica vera conseguenza: tutti i ponti sono stati abbattuti.

Potremmo chiamarla "CURA".
Scrivere mi ha sollevato. Nonostante mi sia costato e mi costi tantissimo aprirmi e lasciare uscire l'anima sotto gli occhi di tutti, si è innescato un processo di autoconferimento di forza. Poca, ma sempre forza è. Mi ha aiutato a superare notti che sembravano non finire, e giorni che facevano rimpiangere le notti infinite. Mi ha aiutato a capire me e le persone che mi stanno intorno, tranne una. Lei ha tutta la mia comprensione perché DEVE esserci un motivo. DEVE. E sono sicuro che è un ottimo motivo. Perché, come dissi nel mio post "Io, Robot", non è umano cancellare le persone. Soprattutto quelle che ti danno tanto, tutto. Io ritengo possibile una definitiva eliminazione solo in due casi: sei stato tradito, sei innamorato di un'altra persona e vuoi proteggere la vostra storia da pericoli esterni. Io non ho tradito e, per quello che mi è stato confidato, non c'è una nuova storia che potrei mettere in pericolo. Resta il fatto che tutti i ponti sono stati abbattuti e io mi curo scrivendo.

Lascio a voi la scelta dell'etichetta, ma non chiamiamola autopsia.
Vi abbraccio tutti, scrivendo dalla mia isola.





Nessun commento:

Posta un commento