martedì 18 giugno 2013

Jeans

Il treno mi è sempre piaciuto.
Da piccolo trascorrevo ore imbambolato a scrutare le rotaie, aspettandone uno per poi "fare ciao con la mano" a quei fortunatissimi che guardavano fuori dal finestrino, verso il mare, e si ritrovavano a salutare un bimbo con un cappello da pescatore di jeans in testa e un sorrisone stampato sul viso.
Era una vera e propria adorazione. Ero rapito dai suoni, dalla velocità, dalla grandezza.
Poi sono cresciuto. Ma il fascino è rimasto.
Ora è diventato addirittura il mio lavoro, ma questa è un'altra storia.
Oggi sono in treno, da solo. Non è la prima volta. Ma c'è qualcosa di diverso.
Oggi sono solo.
Le mie trasferte hanno avuto sapori sempre diversi. Mi ricordo di viaggi passati interamente al telefono a piangere, litigare, convincere. Altri guardando sognante la campagna che sfrecciava ad alta velocità sotto i miei occhi. Altri ancora a mandare tanti tanti messaggi. Altri passati in compagnia. Altri li ho solo sognati, ero con un bimbo e lo portavo in cabina di guida.
Oggi invece sono solo, con il mio blog.
Non è male. Il treno ti dà la possibilità di leggerti dentro, senza barriere.
Stasera mi aspetterà una cena in solitaria in un ristorante di cui ora non conosco neanche l'esistenza, e poi una notte da solo in albergo.
Già.
Le notti passate da soli in albergo andrebbero vietate. Sono quanto di più desolante ci sia.
Io avrò il mio blog, però. Tenetevi pronti.



2 commenti:

  1. Same for me. I used to cry to my parents to stop the car so we can wait for the train...like I Needed the man in the caboose to wave at me. He was alone.
    My father built me a cardboard train in my backyard...I hope you see it in the Born section on my Timeline (facebook).

    I'm starting to feel we are a lot alike inside.

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    1. Your comment made me feel not alone...
      Thank you a lot!

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